mercoledì 12 settembre 2012

Schegge d'amore



"Sì, spiare! É così che si chiama quello che mi accingo a fare, un’azione di cui, per la prima volta in vita mia, non sento alcuna vergogna. Anzi, senza altre esitazioni, mi accosto alla porta, spiaccico il naso sul vetro, e guardo fuori. Rimango per un istante senza respiro perché c’è qualcosa di surreale e d’inquietante in quello che vedo. Le due donne sono sedute una di fronte all’altra, a pochi metri dalla vetrata ma, per effetto delle luci, i profili dei loro visi contrapposti, formano un’unica immagine che sembra l’opera di un artista di ‘ombre cinesi’. In particolare, sono attratto dalle labbra di Vera così vicine a quelle di Paulette e così vibranti, forse per qualcosa che sta dicendo, da sembrare il prologo di un bacio. Non riesco a vedere i loro sguardi, ma non m’importa. Non ho mai creduto che gli occhi siano lo specchio dell’anima, anzi, sono sicuro del contrario.
… Per questo, guardo affascinato, le labbra in penombra di Vera e sento dentro di me fremiti irragionevoli e sconosciuti. Sarà forse per la vicinanza della sua bocca a quella di Paulette che, per un istante, si fa strada nella mia mente un pensiero trasgressivo, anche se so, con certezza, che si tratta di un’assurda fantasia. Ma basta questo fulmineo pensiero a riportarmi alla memoria le sensazioni che descriveva Mary, una mia paziente omosessuale quando parlava del suo primo bacio lesbico: “Non lo dimenticherò mai, dottore, mai! A dire il vero, è stata lei a baciare me. Io lo volevo e lo temevo insieme, quel bacio, ma poi è accaduto come succede tra due calamite che si attirano obbedendo a un’energia misteriosa. Vede dottore, il bacio scambiato tra due donne è qualcosa di sensazionale, così lontano dall’universo maschile. Le bocche delle donne si donano piacere, non se lo rubano… si accarezzano, non si aggrediscono… sono generose e sanno aspettare, ascoltare, senza saziarsi con l’avidità e la fretta dell’uomo. Baciare un’altra donna è come baciare se stesse. Quella prima volta, ho sentito le sue labbra diventare le mie, cercarmi dolcemente. L’ho sentita frugare piano con la lingua dentro di me, calda, umida, sempre più gonfia e vorace… ho sentito il sapore pastoso del suo rossetto sciogliersi con la mia saliva, l’ho bevuto e mi è piaciuto… ho respirato il suo respiro denso e odoroso e l’ho mescolato al mio ed era come se stessimo facendo l’amore col nostro sesso. Non erano più baci tra due bocche ma era un amplesso goduto con il ventre, con la pancia… profondo, viscerale, uterino.

Tratto da “Schegge d’amore rosso dieci”,
il romanzo psicoerotico che ho scritto insieme all'amico Vittorio Salvati 
(Edizioni Sabinae, 2010)

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