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sabato 27 agosto 2016

Slalom d’amore


Puoi scivolare dalla mia pelle
Districarti dai miei capelli
Evaporare dal mio sudore
Scioglierti dalle mie mani
Migrare dal mio cuore
Puoi abbandonare l’abbraccio caldo delle mie curve di miele
Plastiche, docili, tentacolari
Ma quel tuo slalom su di me resta scolpito dentro di me.
Sciavi sulle mie soffici colline e come il vento modellavi il mio profilo
Fino a naufragare là dove il sole muore nell’orizzonte.
Mai più la stessa pelle
Mai più gli stessi capelli
Mai più lo stesso sudore
Mai più le stesse mani
Mai più lo stesso cuore
Quel tuo slalom su di me resta scolpito dentro di me.




lunedì 16 maggio 2016

Sabbie mobili


Sedurre era la sua missione. Fare innamorare, il suo destino.
“Io sono come le sabbie mobili – amava dire di sé con la disarmante malizia di chi si finge vittima del proprio potere - Chi si imbatte in me sprofonda perdutamente nei voluttuosi meandri del mio essere. E non ne esce più.”
Ed era vero.
Gli uomini che avevano la ventura di attirare il suo interesse finivano puntualmente per perdersi in lei, scivolando dentro un pozzo senza fondo, fatto di passione, di piacere e di amore. Un erotismo raffinato emanava da un corpo guizzante che pareva disegnato dalla mano perversa di un satiro gentile. Bellezza e sensualità, dolcezza e animalità si intrecciavano in un alchemico intruglio dalle note di assenzio, oppio e cantaride. Un cocktail inebriante, penetrante e devastante che riportava alla giovinezza, alla felicità, alla vita.
La sua voce era come la sua pelle, velluto.
Il suo sguardo come il suo tocco, fuoco.
Il profumo della sua bocca come il sapore delle sue labbra, miele.
Quale uomo avrebbe potuto resistere al tentacolare risucchio del suo desiderio? Nessuno.
Eppure lei, giovane creatura dall’animo felino, era difficile: sceglieva dal mazzo solo carte molto alte e dettava sempre lei le regole del gioco. Non era certo l’avvenenza fisica che la sollecitava in un maschio, ma un qualche cosa di inspiegabilmente intrigante che parla contemporaneamente al cervello, al cuore e all’utero.
Pochi uomini, in verità, superavano l’esame e meno ancora riuscivano a mantenere vivo il suo ardore dopo la fiamma prepotente della prima conquista. Forse li aveva amati tutti, o forse nessuno. Fatto sta che quando lei si stancava di giocare, gettava via la carta per sempre e ne puntava un’altra. Mentre loro, come tanti jolly scoloriti, continuavano ad annaspare in quelle sabbie mobili dense di penetranti umori e di umidi sospiri … innamorati, persi, sfiniti.
Sedurre era la sua missione. Fare innamorare, il suo destino.

Ed ora che lei è profondata nelle sabbie mobili della vecchiezza, resta aggrappata all’unica àncora di salvezza: il ricordo di una vita vissuta senza rimpianti, nella pienezza di un’eterna giovinezza.

domenica 13 marzo 2016

Invisibili presenze


Nella vita di ognuno ci sono delle invisibili presenze.
Persone significative che circolano dentro di noi, nel cuore, nel cervello, sottopelle. Persone che, anche se lontane, ci prendono sottobraccio condividendo con noi un percorso importante, seminato di pensieri, di emozioni, di sensazioni.
Vibrazioni che uniscono a dispetto della distanza. Desideri che allacciano nonostante la lontananza. Affinità che attraggono oltre la conoscenza.
Basta allungare la mano per carezzare il calore, basta chiudere gli occhi per sentire la voce, basta inspirare per assaporare l’odore di quell’invisibile presenza che si diverte a portare scompiglio nei nostri sogni circolando continuamente dentro di noi.
Nel cuore, nel cervello, sottopelle. Oltre.
Ovunque, tracce della tua invisibile presenza si sciolgono in me.

martedì 1 marzo 2016

Il senso di una donna


Un’anfora d’argilla in mani di gigante.
Questo è il corpo di lei quando lui la tocca.
Nessuna forma precisa, solo curve di voluttuosa carne che si disfanno e rinascono sotto la presa sicura di chi sa cosa vuole.
Un filo d’olio caldo per cominciare e il massaggio prende il ritmo di una danza. Dapprima lenta e misurata, poi sempre più incalzante e audace, tradendo lo spartito … classica, blues, jazz.
Le note scivolano e si rincorrono su quel pentagramma d’argilla viva mentre lui lavora per darle una forma vera. Il collo di un cigno, le spalle di un gabbiano, la schiena di una pantera, le anche di una giraffa, le gambe di una gazzella, i glutei di una donna.
Lei diventa tutti gli animali che a lui piace immaginare mentre la cosparge di nuovo olio prima di ricominciare. Solo malcelati sospiri a tradire l’impazienza, l’insopportabile dolore per pochi secondi di assenza. Assenza del suo tocco, di quelle mani generose, mani che sanno parlare perche sanno ascoltare.
Ma eccole, rieccole alla carica. Ancora più calde e assetate di quelle curve ormai note, umidi sentieri di brividi dove perdersi per ritrovarsi. I palmi si fanno strada tra i fremiti che inconsapevolmente guidano le dita, ora con veemenza sopra i lombi, ora con pudore verso il ventre, che geloso implora la sua parte. Flessuosa come un’arpa, lei si fa docile strumento e lui dirige l’orchestra con raro talento. Lentamente, lungamente, sapientemente. Fino al trionfo, l’incontenibile scroscio d’applausi che lei gli offre, imbavagliato dentro il silenzio di un gemito mal soffocato.
Fine della danza. Il cigno si dilegua nel suo lago. Il gabbiano si rimescola al suo cielo. La pantera, la giraffa e la gazzella si rituffano nella selvatica natura.
Che cosa resta allora?
Un’opera d’arte: il senso della donna scolpito da mani di gigante.

mercoledì 19 agosto 2015

L'animale vento

Residui notturni depositati sull'arena ancora vergine d'impronte, temporaneamente orfana del sole che verrà.
Anche oggi il popolo della notte ha seminato puntualmente le sue tracce insolenti: qualche bottiglia rovesciata, lattine vuote, mozziconi di sigarette e un'eco di frastuono che offende il pudore assonnato dell'alba. 
Ma il vento giunge con la prima luce del giorno e, come un benevolo schiaffo, spazza via anche l'ultima nota di una notte che stona con il candore del mattino.
È lo stesso vento che insiste ora, che cresce, che monta, che gonfia col suo alito caldo e penetrante da spegnere il fiato. Uniforme, plasma tutto, indifferentemente. Rocce, dune e corpi.
La pelle si sottomette al suo impetuoso tocco, la carne si fa argilla alla sua volontà e docile si lascia modellare dal voluttuoso flusso di invisibili mani con la naturalezza dell'amplesso.
Soffia vento, soffia! Spettina capelli profumati di mare, tocca curve sensuali che anelano labbra bagnate di sale. Corrompi l'anima, sciogli l'animalità.
Fatti prendere. Catturami vento... Che la libertà, quella che tutti desiderano, in verità somiglia a quell'arena ancora vergine di impronte, orfana di un Sole che verrà e che, spero, resterà.
Fino alla prossima notte...

mercoledì 21 gennaio 2015

martedì 9 luglio 2013

Smell is a sensual sense



In high school there was a time when I got fond of Heinrich Böll. Also literary passions follow season and today I would not feel the same emotions I felt back then. Still, there is one novel from Böll who remained impressed in my mind. The title is “Opinions of a Clown” and I remember that after reading it in my still bad German, I read it better in Italian.

It is a rather melancholic story lasting for only three hours. I was inexplicably fascinated by the idea of squeezing so many reflections, expressed over some hundreds pages, in so few minutes. The story per se is static, with no action, but full of emotions, deeply nostalgic and leaning towards a depressive spirit that still attracts me in an almost morbid way.

The protagonist is Hans Schnier, a young clown from Bonn who locks himself in his apartment following the umpteenth social failure, and surrenders to a painful and self degrading self pity. He goes mentally through his disappointments and frustrations, to which he feels to be condemned forever. The most painful is the deep romantic setback with Maria, whom he loved and lost, because of the attraction of a bourgeois world which she felt much more attracted to than a sad circus tent. Hans can just seek refuge behind is colored mask, without any hypocrisy and let himself be surrounded by suffered memories, while indulging to an emotive decadence in a vicous alcoholic circle. I still have the final image of the novel clearly printed in my mind: a grimace of make-up against the grey of a sidewalk, with his collar up and his hat in hands, to beg for smiles…a sad clown, grotesquely camouflaged in an equally sad carnival.

The book is actually rich in social implications which can help to judge. However, what attracted me most and still fascinates me today is the psychological underground and un expected quality of the miserable clown. Hans had the mystical prerogative to smell through the telephone. When he took the phone in his desolate flat, Hans not only heard a voice, but also smelled perfumes, aromas and scents, a mix a mix of absolutely intangible fragrances, impossible to transmit and to distinguish even in presence of the source itself. It seemed to be a nonsense, a paradox, that a young man who relinquished to enjoy life could grasp in such a way the essence of life itself, the primordial and animal signs of existence: scents!

The smell is a suave, elusive, sensual, powerful and involving sense, right because of its pheromonic action which seduces and inadvertently induces.

This painting like image of Heinrich Böll’s novel is even more attractive today, after amassing knowledge in psychology and neuroscience. I am attracted to the bizarre idea that, maybe, somebody can actually live this sensorial experience. Somebody with such a refined and sensitive sense to be able to decipher codes in the air, which are not perceivable by most, even at kilometers of distance and through complex technological tools. Maybe, if such a sense existed, it would not just pertain to the olfactory sense, but to a more complex and intricate neural network, where manifold sensorial organs would be entangled, including neurons, neurotransmitters, synapses, and who knows what else…

And I ask, then, if also the pronounced world, beyond the written one, can transmit scents, which can be perceived by people who are particularly gifted with this receptivity?

The question is not that mischievous. It could happen that an email or facebook message, would release smelling particles in the air from the monitor: tobacco, coffee, chocolate, jasmine, sandalwood, mandarin, mint, cinnamon, all through the communication transmitted from far away, and by means of a meaningless keyboard, projected in a wall of pixels, which can divide bodies but unify souls, as a hypnotic virtual veil.

I confess that this happens to me, at times, and I am sure it happens to some of you too! It happens that you read messages and smell scents which fills the atmosphere, or sharp aromas, or bubbling perfumes, all coming from the vortex of written words and rhythmical prose.

If this a seventh or tenth sense, an ingenuous suggestion of the mind or a magic charm of the heart, I do not know. Still, I know the fascination of following sensations towards a shared, more tangible and less virtual “elsewhere”. A dimension beyond logics and reason, aimed at capturing the soul of a person who writes to us from far away, with kindness, passion, irony, desire, embarrassment, excitation or love. Written words transmit the scent of the writer much more than a voice in a telephone or headset. This scent can change your mood and it can be imagined and shared if we learn to “feel” through the heart.

A lightly honey scent accompanied this lazy fall day, a day which appeared colorless but suddenly acquired a taste. I do not known if this is thanks to the memory of a novel of my youth, or some lines which came unexpectedly out of my monitor…but this was a sweet and growing olfactory “intoxication”, which is still lively and that I would like it to never disappear.

If some smell sensitive soul, like me and poor Hans, happened to read my delirious lines, I would understand if he turned up his nose at this absurdity! However, he should not worry about bad smells: my words would just leave an innocent a candid talcum underground scent with a vanilla aftertaste, mixed with a bit of fire red pepper, to stimulate the slightly honey scent which still lingers languidly between nose, head and heart…