mercoledì 30 gennaio 2013

L'eternità in un'ora



Jung, alla bellezza di 83 anni, scrisse:
"L'uomo entra in analisi per poter morire. Io ho fatto analisi fino alla fine, con la fine in mente: per accompagnare l'uomo a morire."
Non intendeva morte in senso letterale, ovviamente. Intendeva dire che morire dal proprio carcere egoico e abbandonare l'angusto rifugio dell'Io è l'unico modo per rinascere in senso cosmogonico e ascendere all'autenticità del Cosmo. 
Svuotarsi di sè significa scoprire quel sentimento oceanico che non è solo prerogativa dei mistici, dei folli, degli innamorati e dei fanciulli. E’ la sofferta conquista di un sentimento in cui l'attimo e l'eterno si congiungono sbeffeggiando il tempo e lo spazio, perché solo in questa dimensione che va oltre la realtà presente possiamo sentirci parte del Tutto. Un Tutto che sta contemporaneamente fuori e dentro di noi.
Come ha poeticamente espresso Blake, attingendo allo stesso pozzo sentimentale di Jung, vivere imparando a morire significa:

“Vedere il Mondo in un grano di sabbia.
e il cielo in un fiore selvatico,
 l’infinità nel palmo di una mano
e l’eternità in un’ora.”

martedì 29 gennaio 2013

Caleidoscopio


Da bambina amavo guardare dentro il caleidoscopio. Immagino che se avessi uno, anche oggi amerei farlo.
Allora non sapevo che la parola "caleidoscopio" significasse "guardare dentro ciò che è bello". In effetti, a pensarci bene, cos'è che affascina nell'infilare lo sguardo dentro un tubo di cartone che inganna la mente con schegge di plastica e geometrie colorate? 
La bellezza!
Lì dentro l'immaginazione sperimenta una magia surreale, una realtà che sostituisce la realtà, così bella che per lunghi istanti l'occhio si compiace ipnotizzato da un universo di forme minuscolo e contemporaneamente immenso dove tutto pare possibile.
Lo sguardo così concentrato sulla danza di quei frammenti multiformi e multicolori segue e si perde in un continuo farsi e disfarsi armonico eppure imprevedibile. Con un lieve tocco della mano, ecco che si produce un suono fragrante come la pioggia che cade sulla schiuma del mare. Ed ecco che quell'universo colorato cambia, ruota, sovverte regole e confini, non solo quelli contenuti nel tubo di cartone ma quelli dentro la scatola della nostra mente. Sembra di essere risucchiati in un movimento ineluttabile e infinito e ad ogni circonvoluzione pare di sentire il riposo dello sguardo assorbito nel puro piacere contemplativo. Quasi a chiedere di lasciarsi assorbire per sempre da un cosmo redento fatto solo di forme e del colori. L'essenza della bellezza.
Oggi penso che guardare dentro il caleidoscopio sia un po' come guardare dentro la propria anima. In fondo, la bellezza sta anche nella sorpresa d'imparare a guardare nel profondo, di stupirsi delle cose semplici, spiate attraverso un forellino scavato nel tempo.
Da bambina amavo guardare dentro il caleidoscopio. 
Oggi amo guardare dentro la mia anima.

domenica 27 gennaio 2013

La lettera


Donne e uomini 
amano con due organi diversi
che, in comune, hanno solo
la lettera iniziale, 
ahimè!

venerdì 25 gennaio 2013

I bravi analisti


I bravi analisti somigliano a dei giardinieri che si prendono cura dei propri fiori.
Insegnano ai pazienti che anche le piante più superbe e gli alberi più maestosi nascono inevitabilmente da minuscoli germogli. 
Alcuni hanno bisogno di tanto tempo e molte cure per poter crescere come meritano.
I bravi analisti, come i giardinieri, curano e si curano all'ombra delle piante superbe e degli alberi maestosi che grazie a loro son cresciuti da minuscoli germogli.

giovedì 24 gennaio 2013

Fantasmi all'opera



L’imperiosa realtà dell’illusione
In un tempo in cui tutti sentiamo l’urgenza di condividere tutto - notizie, pensieri, emozioni - fa bene ogni tanto andare controcorrente. Fa bene ritirarsi nel chiacchierio soffuso dell’anima e prendere confidenza con i protagonisti che vi abitano, lontano dal frastuono della superficialità: lì incontriamo i nostri fantasmi interiori, quelli che spesso ci perseguitano e che si manifestano attraverso il sogno, il ricordo, la fantasia, l’immaginazione.
Quest’incontro con se stessi può avvenire anche leggendo un libro. Non uno qualunque ma uno di quelli che fanno vibrare le corde più intime della nostra psiche. Carla Stroppa, psicoanalista junghiana e autrice di numerosi saggi, ci dà quest’opportunità. Nel suo recente libro “Fantasmi all’opera”, di Moretti & Vitali, ci invita ad esplorare quei panorami nascosti, tanto vivaci e contraddittori quanto misconosciuti e sottovalutati, che emergono nella quotidianità a dispetto della nostra consapevolezza.
Chi ha già confidenza con l’afflato lucidamente poetico della scrittrice sa di potersi abbandonare con fiducia a questo viaggio introspettivo, perché se intrattenersi con i fantasmi del nostro sottofondo psichico può essere destabilizzante, d’altro canto aiuta a renderli amici, complici di un’emersione creativa fatta di luce e colori.
In tutti noi albergano quest’inquietanti personaggi che vengono da un passato spesso tormentato: “Li guardiamo, li tocchiamo, li accogliamo con curiosità e persino affetto … alcuni sono intrinsecamente furbi, dotti, altri sono goffi e tremebondi, altri ancora sono così sofferenti e disperati che arrancano qua e là alla cieca; in ogni caso stanno cercando tutti la patria da cui sono stati esiliati.”
L’analisi - abbeverandosi anche al pozzo della letteratura, della fiaba, del gioco, della poesia e dell’arte - aiuta a smascherare questi fantasmi trasformandoli da demoni a déi, attraverso un’emancipazione creativa ed estetica. Comprendere che la psiche umana si nutre d’illusione tanto quanto di realtà significa fare pace con se stessi e realizzarsi fino a diventare quello che effettivamente si è vocati ad essere. Perché dai i propri disordini emotivi può sbocciare quella creatività, tanto inattesa quanto salvifica, che ci riscatta dalle nostre paure e dall’incapacità di superarle.
Certo, il cammino della propria individuazione non è né semplice né breve. Tuttavia, accade che in certi momenti della vita ci si senta talmente alla deriva, che questo cammino diventa inevitabile. Sbattuti a ridosso di un bivio oltre il quale la strada si biforca, il senso della propria identità e la prospettiva del futuro si confondono e l’Io rischia d’esser traghettato verso il buio, anziché verso la luce. In questa liminalità psichica è tutt’altro che facile decidere quale ramo scegliere. Spesso sono forze sotterranee a spingere l’agire cosciente, per questo è bene sapere riconoscere i fantasmi all’opera dentro di noi che giocano a confonderci e a ingannarci. A volte, si ha la sensazione che ad ogni piccolo passo in avanti si produca un temibile contraccolpo. Un contraccolpo che origina dal dubbio di sbagliare e che crea uno straniante senso di colpa difficile da elaborare, perché in quel senso di colpa così vivo, così graffiante si mescolano cose vere e cose false, illusione e realtà. Tuttavia, arrivati a un certo punto, il cammino è ineluttabile. E non è neppure scontato che si possa riprendere la via del ritorno, perché niente resta uguale a prima dopo aver osato avventurarsi tanto oltre e, come dice Jung, si rischia di diventare solo “ombre per il mondo di sopra.”
Eppure, da questo mondo di sotto si può riemergere forti di una nuova autenticità.
Carla Stroppa lo racconta con un pathos disarmante e coinvolgente, anche attraverso le storie di alcune pazienti rinate una seconda volta, nella cui anima ci si può velatamente rispecchiare. Pazienti rinate grazie all’analisi e alla presa di coscienza che l’Illusione, con i suoi molteplici fantasmi, è una parte irrinunciabile della psiche. Così come lo è di quella straordinaria avventura senza certezze che è la vita, la nostra vera irrinunciabile opera d’arte.