domenica 22 maggio 2016

I tre desideri


Quando si è piccoli 
si vorrebbe andare avanti per essere già adulti.
Quando si è vecchi 
si vorrebbe tornare indietro per essere ancora giovani.
Quando si è a metà strada 
ci si vorrebbe fermare per essere finalmente diventati quelli che avremmo voluto essere.

E per non diventare mai quelli che saremo.

lunedì 16 maggio 2016

Sabbie mobili


Sedurre era la sua missione. Fare innamorare, il suo destino.
“Io sono come le sabbie mobili – amava dire di sé con la disarmante malizia di chi si finge vittima del proprio potere - Chi si imbatte in me sprofonda perdutamente nei voluttuosi meandri del mio essere. E non ne esce più.”
Ed era vero.
Gli uomini che avevano la ventura di attirare il suo interesse finivano puntualmente per perdersi in lei, scivolando dentro un pozzo senza fondo, fatto di passione, di piacere e di amore. Un erotismo raffinato emanava da un corpo guizzante che pareva disegnato dalla mano perversa di un satiro gentile. Bellezza e sensualità, dolcezza e animalità si intrecciavano in un alchemico intruglio dalle note di assenzio, oppio e cantaride. Un cocktail inebriante, penetrante e devastante che riportava alla giovinezza, alla felicità, alla vita.
La sua voce era come la sua pelle, velluto.
Il suo sguardo come il suo tocco, fuoco.
Il profumo della sua bocca come il sapore delle sue labbra, miele.
Quale uomo avrebbe potuto resistere al tentacolare risucchio del suo desiderio? Nessuno.
Eppure lei, giovane creatura dall’animo felino, era difficile: sceglieva dal mazzo solo carte molto alte e dettava sempre lei le regole del gioco. Non era certo l’avvenenza fisica che la sollecitava in un maschio, ma un qualche cosa di inspiegabilmente intrigante che parla contemporaneamente al cervello, al cuore e all’utero.
Pochi uomini, in verità, superavano l’esame e meno ancora riuscivano a mantenere vivo il suo ardore dopo la fiamma prepotente della prima conquista. Forse li aveva amati tutti, o forse nessuno. Fatto sta che quando lei si stancava di giocare, gettava via la carta per sempre e ne puntava un’altra. Mentre loro, come tanti jolly scoloriti, continuavano ad annaspare in quelle sabbie mobili dense di penetranti umori e di umidi sospiri … innamorati, persi, sfiniti.
Sedurre era la sua missione. Fare innamorare, il suo destino.

Ed ora che lei è profondata nelle sabbie mobili della vecchiezza, resta aggrappata all’unica àncora di salvezza: il ricordo di una vita vissuta senza rimpianti, nella pienezza di un’eterna giovinezza.

lunedì 9 maggio 2016

Seducente differenza


Una cosa è sedurre perché schiavi dei propri desideri.
Un'altra è sedurre per rendere schiavi gli altrui desideri.


sabato 7 maggio 2016

L'ombra più vera


Immagino il tempo che mi resta come un enorme zaino.
Uno zaino da indossare sulle spalle del presente. Da riempire dei ricordi del passato e dei desideri del futuro.
I ricordi pesano molto sul corpo ma i desideri alleggeriscono l’animo.
E allora via … 
spazio a fiori e colori, 
nuvole e profumi, 
musica e sapori, 
brividi e sudore, 
vento e carezze, 
mare e baci, 
erba e sguardi, 
tramonti e promesse, 
albe e sussurri, 
mani e silenzi … 
tentazioni e godimenti.
Immagino il tempo che mi resta come un enorme zaino.
Uno zaino senza fondo, dove affondare la mano e frugare senza timore per trovare con fiducia l’ombra più vera di me stessa.
Uno zaino colmo di vita, di energia, di piacere.

Perché senza piacere si muore.

domenica 1 maggio 2016

Calore


Ci sono sere in cui sentire la sua mancanza è un dolce languore.
Né amarezza per l’assenza, né dolore per la distanza ma solo un invisibile, caldo abbraccio dove rintanarmi per crogiolarmi nel pensiero di lui.
Chiudo gli occhi e mi sembra di annusare l’odore penetrante della sua campagna. Il profumo denso dell’erba tagliata di fresco, la fragranza della terra rinata sotto l’abbondante pioggia della notte, il fruscio degli olivi che salutano questo giorno di primavera camuffato d’inverno … quasi volessero frugare con i rami tra le fronde più basse del cielo, grattando via le nuvole in cerca di un sole scappato chissà dove.
E mi sembra di sentire il crepitio del fuoco acceso nel camino, quel camino che sa di casa, di famiglia, che invita a stare insieme, in un silenzio fatto di baci impazienti e di sguardi eloquenti. Scodinzola persino lei, la sua fidanzata bionda come la chiama lui, inconsapevole complice e testimone di un’incandescenza ancor più devastante di un tizzone ardente.
Così, con gli occhi chiusi, il calore della fiamma nella mia mente si mescola a quello più morbido del suo abbraccio sulla mia pelle. E io mi accoccolo, mi arrotolo, mi sciolgo facendomi sempre più piccola per entrare tutta nelle sue mani grandi dalle carezze gentili.
Questa è una di quelle sere in cui sentire la tua mancanza è un dolce languore.
Anche la pioggia lo sa e se ne va.

Resta solo il calore. Quello del tuo invisibile abbraccio.

domenica 24 aprile 2016

Il Mondo


A volte il mondo sembra correre troppo velocemente. 
Altre, troppo lentamente.
Così ti abitui a camminare solo in compagnia dei tuoi pensieri, scaldata dalle tue emozioni, sospinta dalle tue illusioni, seguendo il ritmo certo e prevedibile di un cuore che ormai ti conosce.
Poi, all’improvviso, ecco che qualcuno sopraggiunge proprio lì, al tuo fianco, sull’ombra del tuo sentiero, sorprendendo magari un tuo lamento di malinconico languore. E ti accorgi che quel qualcuno venuto da lontano cammina proprio come te: con la tua cadenza, con il tuo respiro, con il tuo ritmo, aderendo come per un’alchemica magia alla tua pelle, al tuo odore, alla tua anima.
Creature differenti eppure uguali. Nei pensieri, nei bisogni, nei desideri. Camminate, camminate e camminate senza tempo… state così bene insieme che non serve dire nulla, basta camminare fianco a fianco, intimamente compenetrati, perché anche il silenzio tra voi è fonte di piacere.
Vi crogiolate così, mano nella mano, bocca sulla bocca, riversati l’una nell’altro, in una fusione sublime e animale dove gli estremi si toccano fino a formare un cerchio perfetto. Eccesso e trasgressione sono per voi equilibrio e armonia, un microcosmo eccitato di energia dove tutto è possibile e niente è peccato.
Così, le vostre rassegnate solitudini diventano forze prodigiose indifferenti al resto del mondo. Quel mondo che a volte corre troppo velocemente. Altre troppo lentamente.
Ma ormai non ha più importanza. 
Perché il mondo siete voi.


martedì 19 aprile 2016

L'eco del vento


Il vento della notte ha lasciato solo l’eco di sé.
Una manciata di ricordi sparpagliati alla rinfusa dentro di me.
E uscendo in giardino, questa mattina prima del sole, l’aria frizzante sulle gambe nude mi ha rimandato lontano, lontano nel tempo eppure vicino nella mente.
Mi sono ritrovata bambina, cinque o sei anni, quando l’estate era lunghissima. Era lunghissima davvero, sia perché ai bambini tutto sembra essere grande, molto più grande della realtà, sia perché allora la scuola lasciava più spazio ai mesi estivi. 
Li vivevo in Sardegna, io. Una Sardegna dove Porto Cervo non aveva ancora violato l’animo della costa. Esisteva solo un mare di smeraldo, rocce nude, spiagge caste, qualche ulivo, aranci, tanto tanto sole, sempre sempre vento, e la casa bianca affacciata sulla spiaggia. Quella di mio papà.
E l’immagine di me che la mattina, all’alba, volo fuori casa con i piedi nudi per raggiungere il mare lì di fronte mi si è incollata dentro come un francobollo su una vecchia cartolina immutata nel tempo.
Non c’era nessuno! Solo i gabbiani che ridevano e piangevano in una stridula gara di voci e quel vento frizzante del primo mattino che invogliava ad aprire le ali per planare in mare insieme a loro. Ricordo che appena sfioravo con le dita dei minuscoli piedi l’onda quieta sulla spiaggia, mi chinavo con la testa tutta avanti, per fare una capriola e rotolare nell’acqua insieme alla sua spuma. Era irresistibile il desiderio, anzi il bisogno, di tornare in contatto con l'universo liquido da cui provenivo e che lì ritrovavo ogni mattino.
Regolarmente venivo strappata a questo istinto, per me tanto naturale quanto gioioso, dalle mani di qualche adulto comparso lì per sbaglio, a mio modo di sentire.

Eppure, quel richiamo di vento frizzante, di mare accogliente, quella voce della Natura indifferente agli altri esseri umani, resta vivo in me. E ancora oggi mi rende complice privilegiata di un modo di sentire tutto mio, anzi, tutto nostro. Mio, dei gabbiani, dell’acqua e del vento …