mercoledì 22 maggio 2013

Il caldo abbraccio marsalese



MARSALA, CITTA’ EUROPEA DEL VINO 2013
Il caldo abbraccio marsalese: storia, arte, natura e sapori in un viaggio ebbro d’emozioni

Non solo “marsala”
Cullata tra le colline e il mare, Marsala rappresenta una meta turistica seducente che non si limita all’omonimo nettare liquoroso. Le origini fenicie s’intrecciano a dominanze gotiche, romane, arabe, normanne, sveve e spagnole: linguaggi differenti che attraverso l’architettura e l’arte infondono alla città una passionalità che conquista.
Il Museo di Baglio Anselmi, il Parco Archeologico, Porta Garibaldi, Piazza Loggia, il Convento del Carmine, il Museo degli arazzi e le stradine del Cassero rappresentano il primo volto di una città che invita alla  meditazione del tempo che fu. L’altro volto è quello di un presente effervescente e dinamico: il mercato, i winebar, i ristorantini e i teatri Sollima e Impero, attimi di svago al ritmo della storia. Infine, il terzo volto di Marsala, quello della natura. Immense distese di vigne e ulivi ondeggiano fino allo Stagnone, la Riserva marina naturale, che con i suoi mulini a vento sembra riprodurre immutata una tradizione tanto affascinante quanto preziosa, quella dell’estrazione del sale. Di fronte, Mozia e le Egadi completano questo palcoscenico di suggestive sfumature, teatro naturale apprezzato anche da velisti e kitesurfisti. Le note di un territorio così variegato s’accordano infine sul tema più godibile: l’enogastronomia espressa attraverso l’ospitalità degli hotel, dei bagli e del caldo abbraccio marsalese.

Recevin e la Città del Vino 2013
La Rete Europea delle Città del Vino (Recevin) ha assegnato a Marsala il titolo di Città europea del Vino 2013, ereditando il titolo da Palmela in Portogallo. Un motivo d’orgoglio in più, celebrato ufficialmente il 16 marzo e proiettato in un susseguirsi di eventi culturali, sportivi ed enogastronomici fino a dicembre. Il programma è stato presentato dalle maestranze della Città al Teatro Impero, con un concerto del tenore Cristian Ricci seguito dall’inaugurazione del nuovo giardino di Piazza Vittoria. I giochi d’artificio son stati il preludio di una stagione importante per Marsala, portavoce dell’identità della Cultura Mediterranea. Il vino, infatti, è molto più di un prodotto prezioso per la tavola. E’ soprattutto un linguaggio che unisce nazioni e popoli, rafforzando l’identità territoriale anche attraverso l’amicizia con l’estero. Come sottolinea il sindaco Giulia Adamo riprendendo Tucidide “I popoli del Mediterraneo cominciarono a uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare la vite e l’ulivo.” “Sono certa – prosegue – che la Sicilia e l’Italia avranno positive ricadute economiche e d’immagine dal riconoscimento assegnato a Marsala. A breve nascerà anche il consorzio pubblico-privato che si occuperà d’intercettare i circuiti internazionali del turismo ma già molti operatori della filiera si sono associati consapevoli delle bellezze ambientali, architettoniche, archeologiche e culturali del nostro territorio.”  

BOX
Le cantine o “bagli”
Cantine Pellegrino http://www.carlopellegrino.it/
L’Azienda nasce nel 1880 dal sogno di Paolo Pellegrino. Tenacia e passione si tramandano di generazione in generazione e l’Azienda cresce florida trainata dall’insostituibile presenza femminile. Il “futuro moderno” che sognava nonno Paolo è oggi presente: 30.000 mq. di superficie con una capacità di 120.000 hl. di vino marsala, un impero tuttora in espansione che mescola storia e innovazione. Storia testimoniata dalla collezione di carretti siciliani esposti nella Cantina insieme ai calchi in gesso di un’antica nave punica e all’archivio Whitaker, contenente la corrispondenza commerciale tra Sicilia e estero dal 1814 al 1928. Il piacere di esplorare la storia si corona una saporita cena all’interno delle Torri: due grandi silos del 1950 che oltre al ristorante con vista panoramica sulle Egadi ospitano una sala riunioni, una cucina e una sala di degustazione per soddisfare le esigenze dei più fini intenditori.
La Florio è una delle cantine storiche siciliane, nata nel 1883 con Vincenzo Florio e oggi simbolo della sicilianità nel mondo. Si estende su 20.000 mq ed è tra queste pareti in tufo che il tempo affina i 5.000.000 di litri di vino Marsala contenuti in fusti di rovere di Slavonia. Lo storico Baglio affacciato sul mare accoglie il visitatore con i suoi rigogliosi giardini ricchi di profumi e colori. Il viaggio prosegue nelle Cantine, un microcosmo da scoprire grazie anche alla nuova Sala di Degustazione Donna Franca Florio: un ambiente raffinato che offre al visitatore una suggestione unica attraverso i profumi e i sapori dei vini Florio da assaporare in riverente decantazione.
Se la Sicilia fosse Donna avrebbe certamente il sorriso di José che, insieme al fratello Antonio, tramanda con passione l’avventura iniziata della famiglia Rallo. Avventura che prende il via nel 1983 con le storiche cantine di Marsala e con le vigne di Contessa Entellina, nella Sicilia occidentale. Poco dopo, Donnafugata approda anche a Pantelleria e oggi l’Azienda conta in tutto 338 ettari di vigneto. Donnafugata propone visite guidate, degustazioni professionali e originali esperienze multisensoriali che sposano vino e musica. Da non perdere gli appuntamenti di Cantine Aperte l’ultima domenica di maggio a Marsala, Calici di Stelle il 10 agosto con la vendemmia notturna di Contessa Entellina e San Martino a novembre per celebrare la vendemmia nelle cantine marsalesi.
L’Azienda vanta una tradizione secolare vocata alla viticoltura. Le famiglie Cottone e Laudicina hanno investito passione ed esperienza nella terra: “U vecchiu Bagghio” ristrutturato è rinato in una Cantina tecnologicamente avanzata, adagiata sulle colline più alte dell’Agro Marsalese raggiungibili percorrendo la Strada dei Bagli. Oggi Baglio Oro si offre al mercato con i suoi primi preziosi frutti in bottiglia, rossi e bianchi. Prodotti di qualità che non tradiscono il passato pur rispettando le più moderne tecnologie. Il Museo dell’Arte Contadina interno al Baglio racconta ai visitatori l’importanza delle tradizioni. 
La storia del Baglio Donna Franca è indissolubilmente legata al nome di Franca Florio, fascinosa gentildonna palermitana esponente della Belle Epoque siciliana tra la fine del XIX e il XX secolo. Il benvenuto è dato proprio da una raffigurazione della bella Franca all’interno del cortile che anticipa le Cantine vere e proprie. Qui non solo si ha la possibilità di avventurarsi in un interessante percorso enogastronomico ma si può anche soggiornare apprezzando la quiete profumata del luogo. Il relais Baglio Donna Franca propone 14 camere e 1 suite, affacciate su un giardino con piscina. Il ristorante “Seccu d’oru” offre menù turistici e menù-degustazione nella più tipica tradizione siciliana. 

Per chi sosta a Marsala
Dove dormire: Hotel Carmine http://www.hotelcarmine.it/
Sorge nel cuore di Marsala, accanto all’omonimo Monastero. Recentemente ristrutturato in armonia con lo stile architettonico della città, l’hotel è una bomboniera accogliente e raffinata. Il piacere di un soggiorno all’insegna della quiete e del silenzio si mescola alla vitalità del centro della città.
Dove mangiare: Ristorante Le Lumie http://www.ristorantelelumie.it/
Le Lumie svetta in contrada Fontanelle. Premio Slowfood 2012, è il luogo ideale dove gustare piatti della tradizione locale rivisitati dalla creatività dello chef Emanuele Russo. La cantina di vini riflette la varietà dei prodotti autoctoni e biodinamici con particolare attenzione al marsala e ai distillati.

lunedì 20 maggio 2013

sabato 11 maggio 2013

L'impotenza del potere



“Se un uomo di potere si riduce a pretendere servizi sessuali da una sua collaboratrice, dimostra ignobilmente tutta la sua misera, patetica, nauseante impotenza. 
Impotenza verso le Donne, verso la vita e soprattutto verso se stesso.
Ribellatevi, ribellatevi sempre Donne ai ricatti sessuali. Meglio perdere il lavoro piuttosto che il rispetto verso se stesse.”

mercoledì 8 maggio 2013

L'Arte d'Essere Donna



L'eterno femminino nell'Arte


“Donna non si nasce, si diventa”.
Così affermava Simone De Beauvoir ne “Il Secondo sesso”, opera destinata a mettere a nudo l’immagine della natura femminile e i suoi molteplici ruoli nella società borghese dagli anni Cinquanta in poi.
Ma cosa significa quest’affermazione tanto lapidaria quanto intuitivamente vera?
Creatrice per natura, la donna inventa se stessa sbocciando come un fiore i cui petali si colorano con le sfumature della sua linfa vitale. Fiorisce nella propria casa, nella propria famiglia prima come figlia poi come giovane consapevole spesso ribelle, e quindi come madre. Ma anche nella società, nel teatro culturale, come protagonista rivoluzionaria e conservatrice al tempo stesso di un ciclo vitale ineluttabile. Ogni epoca, attraverso la cultura e il linguaggio che le è proprio, partorisce di volta in volta una donna nuova, originale, frutto di radici e tradizioni ineliminabili ma anche di innovazioni e trasformazioni inevitabili.
La donna riassume in sé, quindi, una duplice natura: una esterna che si muove disinvolta nel presente proiettata verso il futuro e una interiore che respira nell’ombra traendo forza dal passato. Il dialogo tra queste due nature, combinato in migliaia di espressioni diverse, determina la personalità e la socialità di ogni creatura femminile. E’ il risultato di quella sfumatura e di quella fragranza che contraddistingue ogni fiore nell’immenso prato dell’universo.
La storia trabocca di donne che si sono realizzate nella propria interezza, mescolando sapientemente i toni di un’intricata natura in un’armoniosa sinfonia. Personaggi femminili che hanno saputo incarnare quell’eterno femminino tanto caro a Goethe. Faust, infatti, nel “Coro mistico” si rivolgeva all’anima umana definendola il femminile eterno che ci trae in alto.  Esiste qualcosa che ci attrae oltre la materia, oltre l’illusione: è la necessità di pensare, di porci delle domande. Questa facoltà, che probabilmente è presente solo nell’essere umano, che ci spinge a ricercare una soluzione per gli infiniti enigmi del mondo è una facoltà squisitamente femminile: è l’immaginazione.
E cosa meglio dell’arte è in grado di esprimere quest’eterno femminino creativo, fonte di conoscenza che ci trae in alto? Da sempre, in ogni sua sintesi simbolica e mitologica, l’arte traduce l’invisibile in visibile, il mistero in bellezza, il sogno in realtà e, con un linguaggio che trascende la razionalità, permette di cogliere in trasparenza ciò che si nasconde sotto il visibile attraverso la suggestione delle emozioni. La complessità è per definizione anche ambiguità, un’ambiguità che rappresenta l’essenza dell’arte poiché lascia spazio all’interpretazione, cioè al dialogo tra artista e fruitore. Come diceva Voltaire, del resto, “il segreto per diventare noiosi è dire tutto”. Di conseguenza, l’Essere donna non è mai noioso e quando si esprime attraverso la creatività svetta sulle cime del sublime, sia quale musa ispiratrice, sia quale artefice d’opere d’arte.
Le arti figurative, in special modo, essendo più intuitive di altre, ci aiutano a percepire le infinite sfumature del femminino declinato in diverse tipologie caratteriali a seconda dei panorami storici in cui sboccia. Tuttavia, sotto questi modelli epocali, sembrano ricorrere delle costanti sintetizzabili in alcuni archetipi psicologici dell’Essere donna.
Prendendo in prestito il termine “archetipo” dalla teoria psicoanalitica di Jung, è più facile afferrare l’intimo legame tra arte e psicologia femminile. Il concetto d’archetipo si riferisce a una rappresentazione mentale primaria, propria dell'inconscio collettivo, che si manifesta in simboli universali presenti in tutte le culture di ogni epoca storica. Attraverso l’arte, ovvero attraverso il linguaggio dei simboli e delle immagini, si entra direttamente in contatto con la psiche, quindi con le emozioni e i sentimenti. L’immaginazione è il processo che pone in dialogo l’inconscio con il conscio senza la necessità di ricorrere a un linguaggio razionale, ecco perché da sempre l’arte figurativa appartiene alla cultura della specie umana. E da sempre, l’archetipo di Madre - quello femminile per eccellenza - è ciò che permea quell’inconscio collettivo di cui Jung parla, come un magma sotterraneo che scorre nella carne di ognuno di noi. Attraverso l’arte, quest’archetipo diventa intuitivamente percepibile: l’Essere Donna si manifesta e si esprime attraverso simboli riconducibili a tutti. Uomini compresi, perché “tutto l’essere dell’uomo presuppone la donna: corporalmente e spiritualmente. Il suo sistema è a priori messo a fuoco sulla donna, così come nel mondo esistono l’acqua, la luce, l’aria, il sole …” e senza essere necessariamente junghiani risulta condivisibile quest’appassionata affermazione.  La storia dell’arte conferma, infatti, la concezione di Jung e lo dimostra sin dalle prime raffigurazioni artistiche risalenti ai nostri antenati del neolitico, in cui il maschile era del tutto assente o compariva tutt’al più come un piccolo insignificante uomo accanto a una madre potente e maestosa.
Ecco perché l’arte – quale narrazione della psiche – è lo specchio privilegiato del femminino.
L’artista moderno è ormai consapevole dell'interrelazione fra la propria opera, la propria storia e un inconscio sotteso che trascende il tempo. E’ un apriscatole psicologico, come si definiva Kokoschka – uno dei primi artisti moderni - che con quest’espressione ha interpretato bene lo spirito dei suoi contemporanei ma anche l’afflato originale con cui l’arte è nata insieme alla stessa civiltà umana.
Avvicinarsi a un’opera d’arte, dunque, permette di scostare il sottile velo dell’immaginario sulla realtà per avventurarsi alla scoperta di mondi lontani, di creature ignote e di abissi in parte inesplorati.
Primo tra tutti, l’Essere Donna. 

sabato 27 aprile 2013

Daniele e i miei 5 sensi

Daniele Pugliese » Blog Archive » Paola e i 5 sensiwww.danielepugliese.itDaniele Pugliese, torinese, movimento studentesco in gioventù, oltre trent'anni di carriera giornalistica sulle spalle, ha all’attivo numerose pubblicazioni, da solo o con altri: una monumentale storia del Pci, un saggio sulla nascita del movimento cooperativo ed un altro sulle fortune del sigaro to...

Il Puledro Nero



A volte è utile sguinzagliare la mente. Scodinzolare tra pensieri apparentemente illogici per scoprire la loro nascosta razionalità.
In questo libero scorazzare della mente, possono essere di grande ispirazione gli animali, tutti gli animali, dagli insetti ai pachidermi. Certo, avere la fortuna di vivere accanto a un animale domestico, un gatto, un cane, ma anche un coniglio o un cavallo, dà la possibilità di osservarlo per imparare a leggerne il linguaggio. Chissà mai che gli animali, attraverso i loro movimenti, non vogliano costantemente trasmetterci dei messaggi che vanno oltre l’assenza di uno scambio linguistico! Vinta la naturale presunzione di una millantata superiorità della specie umana sulle altre, avremmo l’opportunità di allargare finalmente i nostri orizzonti: facendoci più piccoli, paradossalmente diventeremmo più grandi.
La convinzione che gli animali, e persino le piante, siano in grado di comunicare con noi nonostante le nostre “ignoranze” nei loro confronti sta prendendo sempre più autorevolezza nel mondo scientifico. Eppure, questo pensiero vien da lontano, molti filosofi in passato hanno intuito l’esistenza di grammatiche naturali che noi esseri umani non siamo in grado di interpretare. Un esempio del nostro retaggio culturale più recente ci è offerto da Wittgenstein, il quale nel 1951 a Cambridge, ormai malato terminale di cancro alla gola, si mise a leggere un libro importante. Questo libro era “Il puledro nero” scritto nel 1877 dall’invalida Anna Sewell per istruire la gente sulle sofferenze patite dai cavalli. Potremmo dire che il libro di Anna fu il precursore di “La macchina degli abbracci” di Temple Granding, con il merito di basarsi essenzialmente sulla sensibilità e sull'intuito, senza alcuna base scientifica.
Wittgenstein era sempre stato interessato alla visione delle creature animali nei confronti del mondo. Nel suo “Ricerche Filosofiche” compaiono una papera-coniglio, un’oca, una mucca, un leone e un cane ipocrita. Quando alloggiava in un remoto cottage sulla costa occidentale dell’Irlanda, amava addomesticare pettirossi e fringuelli, affinché mangiassero dalle sue stesse mani. Si pensa addirittura che il filosofo soffrisse della sindrome di Asperger, dato il suo ossessivo bisogno di ordine e prevedibilità, preferendo la bucolica compagnia degli animali alla complessità dei normali affari umani.
Da qui, forse, il suo interesse per “Il Puledro Nero”. L’innovazione stilistica di Anna Sewell era molto audace all’epoca ma quanto mai attuale oggi. L’autrice introdusse la narrazione dal punto di vista dell’animale, che parlava in prima ‘persona’, annunciata dal sottotitolo in copertina: “Tradotto dall’equino”. Così, in questo libro che ha sedotto anche Wittgenstein, si legge della vita lavorativa del cavallo Beauty e dei rapporti con i padroni umani, a volte gentili ma più spesso crudeli. E alla fine del libro, il cavallo viene portato al pascolo, finché nell’ultima pagina trova finalmente il suo anelato equilibrio:
“Willie mi parla sempre quando può, e mi tratta come un amico speciale. Le mie signore hanno promesso che non sarò mai venduto, dunque non ho nulla da temere, e qui la mia storia finisce. Le mie traversie sono terminate e sono a casa; e spesso prima di svegliarmi del tutto, fantastico ancora di essere nel frutteto di Birtwick, sotto i meli con i miei vecchi amici …”
Beauty, tutto sommato, è stato un cavallo fortunato, molto più di altri oggi. Pensiamoci ogni tanto, pensiamo agli animali dal loro punto di vista, non dal nostro. Pensiamoci e ascoltiamoli! Perchè ogni tanto fa bene sguinzagliare la mente…scodinzolare tra pensieri apparentemente illogici per scoprire la loro nascosta razionalità.  

martedì 23 aprile 2013

Socialing



AL VIA IL PRIMO EUROPEAN SOCIALING FORUM
Nasce il “Socialing”, un nuovo modello di sviluppo economico e culturale proposto per dare una risposta concreta ecosostenibile ai cambiamenti in atto nella nostra società.
Il 15 maggio, al Palazzo delle Stelline di Milano, saranno chiamati alcuni tra i più autorevoli esponenti del mondo accademico, imprenditoriale e istituzionale, per celebrare una giornata di riflessione e confronto sul tema del “socialing”. Ideatore e coordinatore del progetto è Andrea Farinet, Docente di Marketing Relazionale e Psicologia del Consumo all’Università Cattaneo di Castellanza (LIUC). Forte di una squadra di appassionati collaboratori esperti dei meccanismi economici, sociologici e culturali della nostra società, il progetto s’affaccia all’Expo 2015 con l’intento di offrire a organizzazioni e imprese nuovi approcci etici di produzione e distribuzione, a partire dall’agricoltura ma non solo, per rivolgersi al cliente in maniera sempre più attenta e sensibile. “I tradizionali modelli capitalistici e le strategie di business devono essere profondamente ripensate alla luce di una visione nuova capace di creare consenso intorno a un modello di economia partecipativa”, spiega il Professor Farinet. L’intento è mettere al centro delle priorità di mercato le reali esigenze delle persone per ristabilire il primato della dimensione umana e del benessere rispetto al puro valore economico e dell’avere. Risulta imprescindibile in questo ambizioso e necessario cammino fare un umile atto: spostare l’attenzione dai propri egotismi e tornare a nutrire profondo rispetto per la nostra Terra, Terra intesa come Pianeta e come Terra Coltivata da conoscere e tutelare.
Partendo da questi propositi, saranno varati tre strategici progetti che renderanno ancora più concreto il panorama culturale di Expo 2015: “Chilometro Verde”; “Dieci Filiere per salvare il mondo”; “Carta Universale dei Diritti Della Terra Coltivata”.
Tra gli illustri ospiti del Forum del 15 maggio parteciperà anche la nota ambientalista indiana Vandana Shiva, Presidente dell’International Forum on Globalization.
Info: www.socialing.org