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lunedì 8 giugno 2015

C'è!




Sapere che l'altro 
c'è 
solo perchè anche oggi ha pubblicato 
un post.
Ecco come si possono avere 
cinquemila amici nella rete
e zero nella vita.
Per fortuna 
c'è! 
 facebook ovviamente.

lunedì 20 aprile 2015

Controcorrente



Sarò controcorrente ma …
alla visibilità preferisco l’intimità,
alla condivisione, la complicità,
all’amicizia per corrispondenza, la reciproca confidenza,
al sesso digitato, l'erotismo praticato,
all’amore virtuale, l'affetto reale,
al social network, la camera da letto
e all’anonimo ‘mi piace’, l’esclusivo ‘tu mi piaci’!

sabato 27 dicembre 2014

Silenzio



Sms. Email. Messenger. Facebook. Twitter. Linkedin. Cartoline virtuali.
Ormai gli auguri si fanno così, in un reciproco scambio di monosillabi digitati e di immagini preconfezionate pescate a caso in rete. Uno scambio di parole fugace e indolore. Il più delle volte senza aggiungerci niente di personale, di originale, di speciale. 
Ma perché, mi chiedo, non affidare alla voce qualche parola sentita, magari non eccezionale, ma pur sempre importante perché dedicata a chi si vuol bene, a chi occupa i nostri pensieri?
“La voce … lo specchio dell’anima”, avevo scritto tempo fa da qualche parte. E sono ancora convinta che, più degli occhi, la voce sia lo strumento che meglio trasmette senza veli il sentimento del momento.
Forse, allora, è proprio per questo che la si cela: per paura di svelarsi. Un pudore un po’ paradossale, in un mondo in cui tutto viene detto a tutti, spesso senza dire in verità nulla. E’ forse per questo che si preferisce il disimpegno di una manciata di parole scritte alla comunicazione diretta che, per altro, implica un ascolto e una risposta, una reazione immediata, naturale, spontanea, non deviata nel tempo, come invece è la comunicazione virtuale. Perché davanti a un monitor si è da soli, al telefono si è in due.
Una email può sempre non arrivare, un messaggio non essere letto, un’immagine finire in spam. Mentre una telefonata, un “Ciao, come stai…volevo sentirti …” bhe, a quella non si scampa! Così come non si scampa all’emozione dell'attimo, a quel brivido sottile che quella telefonata tanto attesa, sperata o temuta ci procura.
... Silenzio ... lo specchio dell'anima tace. 

mercoledì 3 dicembre 2014

L'AMICO PERSO



Ho imparato 
che a volte le amicizie possono deludere più degli amori.
Ho imparato 
che in un mondo in cui si fa a gara per aggiungere un nuovo amico alla lista, 
spesso si finisce col perdere i vecchi cari amici di una vita.
Ho imparato 
che è sbagliato aspettarsi qualunque gesto o parola 
da un amico perso.
Quel che non ho imparato ancora 
è a non soffrire per tutto questo.  

mercoledì 16 luglio 2014

C'era una volta



C’era una volta l’Amicizia, quella vera.
L’Amicizia fatta di confidenze, di consigli, di intimità, di intese, di malinconie, di gioie … di voce, di musiche e di silenzi. Ma  anche di dissensi, di confronti, di litigi, sì, e di quella "pace fatta" indissolubile stretta ogni volta in un affettuoso, eterno abbraccio,  sigillo certo di un sentimento forte.
Oggi quell’Amicizia manca, almeno a me. Non la riconosco più, niente voce perché basta un ‘mipiace’, niente intime confidenze, perché senza pubblico non si esiste, e niente affettuosi abbracci, perché la connessione virtuale rende superfluo il contatto reale.
Peccato, quanti preziosi sorrisi sprecati nell'illusione dell'astratta condivisione. 
C’era una volta l’Amicizia e oggi non c’è più, forse. 
E questo 'non mipiace'!

mercoledì 5 febbraio 2014

Amico o non Amico ...



A dieci anni dalla nascita di Facebook, una riflessione tra tutte vince in me.
Al di là della rivoluzione che il concetto di Amicizia ha subito – un’amara involuzione, in verità – s’è radicata a mio parere un’esasperata incapacità di stare soli con se stessi. Forse i due fatti son connessi, anzi mi pare evidente sia così: l’illusoria sensazione di essere in contatto con persone idealmente vicine - per idee, gusti, sentimenti, emozioni, obiettivi - ha generato un diffuso bisogno di condividere tutto subito – idee, gusti, sentimenti, emozioni, obiettivi – per bearsi dell’urgente compiacimento, e autocompiacimento, che questa distorta maniera di stare insieme infonde.
Il problema è che spesso le immagini di sé trasmesse da quest’infinito parco giochi virtuale sono assolutamente dissonanti con la realtà e con le nostre attese, e si finisce per identificarsi nell’autoreferenzialità altrui, anziché stabilire un dialogo critico di reciproco ascolto in cui si impara realmente a conoscersi piano piano. La faccenda meriterebbe una profonda analisi psicologica, che per adesso rimando.
Ora m’interessa seguire un altro pensiero: anche quando s’accende in noi la consapevolezza che tutta questa giostra di amichevoli ‘mi piace’ è solo un’illusione, non si ha voglia di rinunciarci. Non si rinuncia perché è consolatoria, perché alleggerisce anche se illude ma pazienza, intanto si sorride trascinati spesso sempre più lontano da ciò che ci circonda nelle immediate vicinanze e che a volte proprio ‘non piace’. Ecco perché penso sia la paura di stare soli con se stessi a impedire il generale risveglio da quest’ipnotico risucchio virtuale.
Da parte mia, continuo a partecipare con il dovuto disincanto a questo gioco di prestigio, senza urgenza e con molta ironia, e questo me lo rende piacevole. Ma soprattutto continuo a chiamare ‘amica’ e ‘amico’ solo quelle poche persone che conto sulle dita di una mano. E per quanto riguarda lo spauracchio del silenzio, dell’isolamento, del pazientare, del non-comunicare e non-condividere, e dunque del rischio di restare sola con me stessa … bhe, questo per me è sempre e solo un grande piacere, mai un timore, un piacere che ho imparato ad esercitare fin da piccola e che tuttora mi salva. 
Ma probabilmente, a parte me, solo quelle due o tre persone mie amiche, quelle che conto sulle dita di una mano, sanno davvero di cosa sto parlando...e forse senza di loro sì che mi sentirei davvero sola!
p.s. sempre che anch'esse non si siano già perse nell'attrazione fatalmortale di Facebook :)

lunedì 4 novembre 2013

Il "Social Autumn"



Facebook 
somiglia all'autunno.
Le amicizie virtuali spuntano come funghi,
quelle reali diradano come foglie.

mercoledì 26 settembre 2012

Scrivo, dunque sono



Forse ho una visione troppo romantica dello scrittore. Mi piace pensare, infatti, che chi scrive per passione – e non per dovere d’informazione - risponda innanzitutto a un bisogno viscerale, prima che mentale. Il bisogno di creare un mondo su misura, in cui poter vivere e non solo sopravvivere.
Un mondo che quasi mai corrisponde a quello offerto con la nascita, con la scuola, con le amicizie, con l’amore, con la religione. No, tutto questo non basta, evidentemente. Attraverso le parole, chi scrive architetta un mondo nuovo che si nutre e si abbevera di sentimenti esterni, perché lo strumento principe dello scrittore sono i sensi che si fanno pensiero. Ma poi, varcata la soglia di questo microcosmo alternativo, impalpabile ed esclusivo, i sentimenti si rimescolano secondo una logica nuova, che parla il linguaggio dell’anima, con una grammatica che si forma mano a mano che viene pensata.
Ecco, a mio modo di sentire, scrivere consente di inventare questo universo in cui ci si può reinventare seguendo la propria natura a dispetto delle imposizioni, dei confini, delle regole, degli stop, dei sensi vietati e dei semafori rossi, creandosi e ricreandosi all’infinito. E quando le parole saranno esaurite, se mai esauriranno, se ne inventeranno di nuove, così come si alimenta il vigore del fuoco soffiando sull'esile fiammella della brace. Perché immenso è il potere delle parole.
E’ sorprendente, oltretutto, notare come si possa scrivere bene quando si pensa di non essere letti, magari tenendo un caro vecchio Diario nella penombra della propria camera da letto. Musica soffusa, la luce calda di un’abat-jour e gli occhi trasognati in una languida solitudine che induce alla creatività espressiva più trasgressiva. E’ un po’ come concedersi un casto spogliarello e camminare nudi per strada senza inutili fardelli né falsi pudori, esibendo non la sensualità del corpo ma la naturalezza dell’anima.
Tuttavia, esiste anche tutto un mondo esteriore che s’affaccia su quello interiore, specchiandosi in un inevitabile reciproco contagio. E’ impossibile ignorare il pubblico che spia dietro questo foglio di vetro idealmente posto tra interiorità e esteriorità. Dunque, abbandonando per un istante questa mia incantata immagine dello scrittore, mi domando se esiste ancora qualcuno, oggi, che dedica la scrittura semplicemente a se stesso, affidando per esempio i propri pensieri alle pagine di un Diario segreto. Temo di no. Purtroppo, la vanità e l’impellenza a condividere puntualmente le parole con un pubblico sempre più sconfinato è ormai una droga diffusa che se da un lato eccita il nostro piacere narcisistico, dall’altro mortifica il gusto delicato dell’intimità, del pudore, o semplicemente dell’attesa. E’ una droga subdola, questa, che spesso costringe la scrittura a mascherarsi, a truccarsi, a ornarsi di un eccesso di fronzoli, trasformando i piccoli, grandi scrittori in baldanzosi attori. Ormai sembra che le parole scritte non abbiano alcun valore se non vengono seminate e condivise con migliaia di lettori, tanto che il principio cartesiano “penso, dunque sono” potrebbe essere sostituito con “scrivo, dunque sono” o, meglio ancora, con “pubblico, dunque sono.” Insomma, l’importante è far sapere al mondo che esistiamo attraverso i nostri pensieri scritti e veicolati, con la segreta speranza di fecondare i cuori e contagiare le menti di chi legge.
Eccoci qui dunque anche oggi, agghindati di belle parole, a sfilare come tanti eccentrici esibizionisti a caccia d’applausi e d’entusiastici compiacimenti, bramosi di sedurre quel gigantesco anonimo voyeur, di cui noi stessi facciamo parte.
Addio caro vecchio Diario, dunque. Non illuderti, ormai non servi più, perché il nuovo diario, oggi, non è più fatto di carta, penna, sospiri e segreti ma di blog, post, share e link