martedì 4 settembre 2012

Yoku mireba




E' probabile che Matsuo Bashō, poeta giapponese del Seicento, stesse vagando per una delle sue usuali passeggiate nella Natura senza una meta precisa, quando, d’improvviso, notò qualcosa che se ne stava trascurato dietro una siepe. Si fece lentamente più vicino, guardò meglio e scoprì che si trattava semplicemente di una piantina selvatica, insignificante, a dire il vero poco attraente, che di certo sarebbe passata inosservata a qualsiasi altro viandante. A Bashō, tuttavia, quella misera piantina arruffata suscitò un improvviso sentimento di ammirazione e di profonda commozione, tanto che le dedicò d’istinto una poesia, uno dei suoi tanti, bellissimi haiku, dal titolo “Yoku mireba” ovvero “Quando guardo attentamente”:

Yoku mireba
Nazuna hana saku
Kakine kana.

Che in italiano si traduce così:

Quando io guardo attentamente
vedo il nazuna in fiore
presso la siepe.

Non è per tutti facile cogliere il sentimento che queste diciassette sillabe trasmettono, soprattutto se non si è particolarmente sensibili alla Natura e alle cose semplici, nude, pure. Immagino che per riuscire a vibrare e ad animarsi di tanta commozione di fronte a una pianticella nascosta, quasi disprezzabile, occorra tanta genuinità e altrettanta umiltà.
Non somiglia forse a un bambino, in questo, il poeta che coglie con occhi stupiti la bellezza della semplicità?
La routine e le abitudini finiscono per spegnere lo slancio delle emozioni e dei sentimenti buoni, inaridendo così anche il piacere della condivisione e della comunicazione empatica con gli altri. Se ci pensiamo bene, infatti, le emozioni non solo ci fanno sprofondare dentro noi stessi, implodendo ed esplodendo al tempo stesso, ma ci permettono anche di uscire dai confini del nostro ‘io’, mettendoci in contatto, in risonanza con gli altri e con tutta la Natura. Qualunque sia lo stato d’animo in cui si naviga, il sentimento in cui si nuota, è sempre lo stupore quella preziosa fiammella che accende la creatività, lo spirito poetico e, dunque, il trasferimento delle vibrazioni intime a chi ci legge, ci guarda o ci ascolta.
La catena dell'Himalaya può suscitare in noi un senso di sublime, le onde del Pacifico possono evocarci l'infinità. Ma quando la mente si schiude alla poesia, al misticismo o alla religione, riusciamo a sentire - forse quasi come Bashō - che persino dentro ogni filo d'erba incolta si nasconde qualcosa d’immenso che trascende ogni abbietta, venale, superficiale passione umana. Qualcosa di divino, che ci eleva verso una dimensione il cui splendore somiglia a quello del Paradiso Terrestre.
Non abbiamo bisogno di ali artificiali per raggiungere certe vette emotive. Non è questione di grandezza, di statura, d’imponenza, anzi, è nell’immensamente piccolo che si celano spesso le vibrazioni più potenti. E’ dentro il nostro cuore che guardiamo attentamente, in verità, quando ci emozioniamo ... dentro la nostra Anima che, come una piantina arruffata, dev’essere coltivata con amore per poter sbocciare e fiorire di colori così stupefacenti da incantare persino i poeti.

6 commenti:

  1. E' una riflessione bellissima, per ogni età, per vedere e capire, il visibile ed il nascosto, in ombra, che scoperto diventa comunicazione quasi magica. Occorre educare l'attenzione alla osservazione, con fiducia e spontaneità...

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    1. Grazie Enzo, sensibile e generoso, come sempre!

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    2. Quando smetteremo di stupirci... saremo piante appassite.

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  2. Quando guardo attentamente, io vedo te che scrivi cose bellissime|

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  3. Fabiano, spero di non diventarlo mai. Ma se dovesse succedere giuro che smetterò di scrivere!

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  4. Vittorio, sicuro di indossare gli occhiali giusti ...) Smackkk!

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