domenica 27 gennaio 2013

La lettera


Donne e uomini 
amano con due organi diversi
che, in comune, hanno solo
la lettera iniziale, 
ahimè!

venerdì 25 gennaio 2013

I bravi analisti


I bravi analisti somigliano a dei giardinieri che si prendono cura dei propri fiori.
Insegnano ai pazienti che anche le piante più superbe e gli alberi più maestosi nascono inevitabilmente da minuscoli germogli. 
Alcuni hanno bisogno di tanto tempo e molte cure per poter crescere come meritano.
I bravi analisti, come i giardinieri, curano e si curano all'ombra delle piante superbe e degli alberi maestosi che grazie a loro son cresciuti da minuscoli germogli.

giovedì 24 gennaio 2013

Fantasmi all'opera



L’imperiosa realtà dell’illusione
In un tempo in cui tutti sentiamo l’urgenza di condividere tutto - notizie, pensieri, emozioni - fa bene ogni tanto andare controcorrente. Fa bene ritirarsi nel chiacchierio soffuso dell’anima e prendere confidenza con i protagonisti che vi abitano, lontano dal frastuono della superficialità: lì incontriamo i nostri fantasmi interiori, quelli che spesso ci perseguitano e che si manifestano attraverso il sogno, il ricordo, la fantasia, l’immaginazione.
Quest’incontro con se stessi può avvenire anche leggendo un libro. Non uno qualunque ma uno di quelli che fanno vibrare le corde più intime della nostra psiche. Carla Stroppa, psicoanalista junghiana e autrice di numerosi saggi, ci dà quest’opportunità. Nel suo recente libro “Fantasmi all’opera”, di Moretti & Vitali, ci invita ad esplorare quei panorami nascosti, tanto vivaci e contraddittori quanto misconosciuti e sottovalutati, che emergono nella quotidianità a dispetto della nostra consapevolezza.
Chi ha già confidenza con l’afflato lucidamente poetico della scrittrice sa di potersi abbandonare con fiducia a questo viaggio introspettivo, perché se intrattenersi con i fantasmi del nostro sottofondo psichico può essere destabilizzante, d’altro canto aiuta a renderli amici, complici di un’emersione creativa fatta di luce e colori.
In tutti noi albergano quest’inquietanti personaggi che vengono da un passato spesso tormentato: “Li guardiamo, li tocchiamo, li accogliamo con curiosità e persino affetto … alcuni sono intrinsecamente furbi, dotti, altri sono goffi e tremebondi, altri ancora sono così sofferenti e disperati che arrancano qua e là alla cieca; in ogni caso stanno cercando tutti la patria da cui sono stati esiliati.”
L’analisi - abbeverandosi anche al pozzo della letteratura, della fiaba, del gioco, della poesia e dell’arte - aiuta a smascherare questi fantasmi trasformandoli da demoni a déi, attraverso un’emancipazione creativa ed estetica. Comprendere che la psiche umana si nutre d’illusione tanto quanto di realtà significa fare pace con se stessi e realizzarsi fino a diventare quello che effettivamente si è vocati ad essere. Perché dai i propri disordini emotivi può sbocciare quella creatività, tanto inattesa quanto salvifica, che ci riscatta dalle nostre paure e dall’incapacità di superarle.
Certo, il cammino della propria individuazione non è né semplice né breve. Tuttavia, accade che in certi momenti della vita ci si senta talmente alla deriva, che questo cammino diventa inevitabile. Sbattuti a ridosso di un bivio oltre il quale la strada si biforca, il senso della propria identità e la prospettiva del futuro si confondono e l’Io rischia d’esser traghettato verso il buio, anziché verso la luce. In questa liminalità psichica è tutt’altro che facile decidere quale ramo scegliere. Spesso sono forze sotterranee a spingere l’agire cosciente, per questo è bene sapere riconoscere i fantasmi all’opera dentro di noi che giocano a confonderci e a ingannarci. A volte, si ha la sensazione che ad ogni piccolo passo in avanti si produca un temibile contraccolpo. Un contraccolpo che origina dal dubbio di sbagliare e che crea uno straniante senso di colpa difficile da elaborare, perché in quel senso di colpa così vivo, così graffiante si mescolano cose vere e cose false, illusione e realtà. Tuttavia, arrivati a un certo punto, il cammino è ineluttabile. E non è neppure scontato che si possa riprendere la via del ritorno, perché niente resta uguale a prima dopo aver osato avventurarsi tanto oltre e, come dice Jung, si rischia di diventare solo “ombre per il mondo di sopra.”
Eppure, da questo mondo di sotto si può riemergere forti di una nuova autenticità.
Carla Stroppa lo racconta con un pathos disarmante e coinvolgente, anche attraverso le storie di alcune pazienti rinate una seconda volta, nella cui anima ci si può velatamente rispecchiare. Pazienti rinate grazie all’analisi e alla presa di coscienza che l’Illusione, con i suoi molteplici fantasmi, è una parte irrinunciabile della psiche. Così come lo è di quella straordinaria avventura senza certezze che è la vita, la nostra vera irrinunciabile opera d’arte.

mercoledì 23 gennaio 2013

Ombre al bivio



Accade che in certi momenti della vita ci si senta alla deriva, sbattuti a ridosso di un bivio oltre il quale la strada si biforca su un baratro inquietante. Il senso della propria identità presente e la prospettiva di un futuro trasparente si confondono e l’Io rischia d’esser traghettato verso il buio, anziché verso la luce.
In questa liminalità psichica è tutt’alto che facile decidere consapevolmente quale ramo della biforcazione intraprendere. Sono più spesso forze sotterranee che spingono all’agire cosciente. Ma il rischio di avventurarsi nell’ignoto è il prezzo necessario per affrontare il cammino della propria individuazione. Un cammino contorto e minaccioso che, ad ogni passo in superficie, produce in profondità un contraccolpo. A volte, infatti, si ha la sensazione che ad ogni piccolo, minuscolo passo in avanti se ne producano altri due indietro, enormi, giganti passi indietro. Una retrocessione che origina dal dubbio radicale di sbagliare e che crea uno straniante senso di colpa davvero difficile da elaborare, perché in quel senso di colpa così vivo, così graffiante si mescolano cose vere e cose false. Cose che lasciano stordite anche le persone attorno a noi, sconvolte dai repentini e ingrati cambi di marcia, incomprensibili alla ragione.
Reggere i vissuti di colpa che sorgono a ogni presa di distanza dai modi comuni di pensare e di agire è un’impresa a dir poco eroica, anche per l’offesa che si reca involontariamente a chi ci ama. Perché spinge al limite del sostenibile, verso una solitudine necessaria eppure dolorosa che può amplificare ancor di più il disorientamento, anziché far luce.
E non è neppure scontato che si possa riprendere la via del ritorno, perché niente resta uguale a prima dopo essersi avventurati tanto lontano e pochi sono disposti a star là, sull’altro ramo della biforcazione, ad aspettare il nostro ritorno. Come dice Jung, in questo cammino si rischia di diventare solo “ombre per il mondo di sopra.”
Nel disorientamento radicale e nella frantumazione del tempo che paralizza l’io svuotandolo d’ogni desiderio, l’anima può essere attratta dal Non-essere. Le sue ali possono sentirsi irrimediabilmente lacerate, disfatte, sbrindellate e non possono più tenere la rotta, né il vento, né la speranza.
Eppure …
Eppure una rotta c’è sempre, il vento soffia sempre e la speranza, dopo tutto, è sempre l’ultima a morire.

(Delirio lirico indispensabile dopo la lettura di “Fantasmi all’opera”, di Carla Stroppa)  

domenica 20 gennaio 2013

L'Illusa


"Ma in fondo cos'è l'illusione? Da quale punto di vista possiamo giudicare qualcosa 'illusione'?
Esiste per la psiche umana qualcosa del genere? 
Forse, per la psiche si tratta di un'importantissima forma di vita, di qualcosa di indispensabile,
 come l'ossigeno per l'organismo.
Quella che chiamiamo 'illusione' è forse una realtà psichica d'incommensurabile rilievo!"

Parola di C.G.Jung
e di un'Illusa