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sabato 2 luglio 2016

Il doppio sguardo di Sophia


IL DOPPIO SGUARDO DI SOPHIA
L’eterno femminino e il diavolo, nella vita e nella letteratura

Di Carla Stroppa

Ci sono libri che si leggono e libri che si ascoltano. Perché è la voce stessa di chi scrive a raccontare, contagiando il lettore inevitabilmente sedotto da un “io narrante” che sa toccare i meandri più profondi dell’anima.
Il doppio sguardo di Sophia. L’eterno femminino e il diavolo, nella vita e nella letteratura (Moretti & Vitali, 2016) di Carla Stroppa - psicoanalista junghiana innamorata di intrighi intellettuali capaci di placare la sua sete di meraviglioso – prende per mano il lettore e lo trasporta nel caleidoscopico universo femminile, attraverso un percorso interiore fatto di riflessioni esistenziali, casi clinici e racconti letterari che, pescando nell’ermeneutica junghiana più pura, approdano all’immaginario letterario di Apuleio, Cazotte, Lagazzi, Calvino. Niente accademismi ma una coinvolgente immersione alla scoperta di quell’eterno femminino ben rappresentato da Goethe nel suo Faust, che trascende tempo e spazio. Un femminino che si evolve metaforicamente in quattro archetipi di donna, dalla più primitiva alla più sofisticata: Eva, Elena, Maria e Sophia. Ognuna di esse va oltre le proprie radici storiche (pagana, cristiana e gnostica) e incarna simbolicamente uno stadio, una rappresentazione della conoscenza dell’anima attraverso snodi ontologici che tessono un continuum teso verso il livello più evoluto. Quello sapienziale, quello di Sophia, che con il suo doppio sguardo riesce a comprendere tutto, luce e ombra, destra e sinistra, maschile e femminile, perché agguanta la visione dell’intero, coronando finalmente il processo individuativo.  
Tutti, donne e uomini, sono mossi da questa tensione esistenziale: esprimersi, espandersi, crescere in un costante rapportarsi agli altri, all’altro da sé, a partire dal contatto primario con la madre, che può essere tanto fortificante quanto rovinoso. Dipende. Ma da lì, da quell’imprinting emozionale che marchia a fuoco l’anima, la spinta verso la propria individuazione (diventare ciò che si è) è inevitabile, naturale e tuttavia complessa, laboriosa e molto spesso dolorosa.
Aristofane l’ha ben rappresentato: gli uomini primitivi erano rotondi in origine, una rotondità che li rendeva felici. Eppure, gonfi di smisurata superbia, diedero l’assalto al cielo e Zeus li punì tagliandoli in due. Da quella lacerazione, lo straziante rimpianto all’unità originaria. Ecco l’anelito universale a diventare la più alta incarnazione dello spirito femminile: Sophia, la Sophia gnostica, la Sophia-Iside (regina di ogni eros e sapienza femminile). Cercare di ricomporre in una sintesi superiore l’unità spezzata è l’indispensabile missione di ognuno perché senza questa riconciliazione si può sopravvivere, certo, ma non vivere.
La clinica psicoanalitica e il linguaggio dei sogni, di cui Carla Stroppa è sensibile interprete, insegnano che senza qualcuno capace di ascoltare con responsabilità appassionata chi è alla disperata ricerca di sé, spesso ci si perde, si finisce definitivamente alla deriva, trascinati da un mortifico disallineamento tra Io e Anima.
Il rischio è quello di fermarsi a quello stadio che Jung ha definito “persona”, ovvero la maschera sociale che ognuno indossa per compiacere le attese esterne disconoscendo la voce del proprio mondo interiore imbavagliato, calpestato, mortificato. Quest’adattamento al ruolo sociale implica una pericolosa perdita di identità: tra l’Io rappresentato e l’Io sentito si scava un vertiginoso baratro dentro il quale si rischia di precipitare perdendo definitivamente il senso della propria esistenza, perdendo sempre più di vista il traguardo: Sophia.
Tuttavia in ogni frattura si nasconde un humus fecondo da cui può cominciare il percorso esistenziale verso una “seconda nascita”: un risveglio della coscienza capace di contenere i sintomi trasformandoli creativamente in valori.
L’esperienza umana e clinica di Carla Stroppa, alimentata dall’amore per la letteratura e la poesia, la porta a puntare il dito contro il Faust goethiano incarnato nei miti del mondo occidentale moderno fortemente patriarcale: il desiderio di possedere, di apparire, di identificarsi in un illusorio Io eroico maschile, da parte di donne impossessate dal bisogno di diventare forti, potenti, dominanti come loro. Gli uomini. Ma questa affannosa rincorsa ad un’idealizzata parità risponde solo a un miraggio, a una menzogna ed è proprio così, inseguendo il beffardo mito del successo a tutti i costi che si svende il senso di sé, barattando l’individuazione con l’individualismo.
Le donne, simultaneamente padrone e schiave della propria ambivalente natura, introverse e intuitive, salvifiche e demoniache, spirituali ed erotiche, sono vittime privilegiate di questa subdola seduzione che può condurre alla dissolvenza. Eppure smascherare la sceneggiata è possibile. Lo insegna la mitologia, lo insegna la letteratura, lo insegna la clinica.
Lo insegna questo libro dalla voce suadente che, invitando chi legge a sdoppiare lo sguardo, lo aiuta a guardare oltre, fino a vedere la propria anima.


lunedì 27 giugno 2016

Il diavolo innamorato


Ma se il diavolo, invece di sbriciolare il linguaggio e il pensiero come fa quando consegna il cervello alla schizofrenia, di lui se ne innamora? Bel guaio davvero.
Bel guaio quando un complesso autonomo della psiche si travasa intero nell’anima, dando alla mente l’impressione di essere oggetto del suo desiderio. Vaneggiare la vita sarà cosa garantita.
Inutile negarlo. Il processo individuativo non è per tutti. Occorrono una spinta e talenti particolari per andare oltre il piano naturale e cercare un superiore piano di verità. Inoltre occorre saper sostenere una quota più o meno grande di solitudine spirituale.

Dal libro di Carla Stroppa, “Il doppio sguardo di Sophia. L’eterno femminino e il diavolo nella vita e nella letteratura”

Un viaggio dentro se stessi attraverso la bellezza della lettura, un’occasione per ripensarsi attraverso lo sguardo di chi vede oltre, un piacere da condividere con chi sa ascoltare e persino capire.


martedì 21 giugno 2016

E'.


Sana follia o folle saggezza?
Non so che cosa sia, so solo che E’.
E’ il mistero, il numinoso, il perturbante. E’ ciò che attrae e intimorisce, seduce e spaventa, innamora e addolora. E’ l’inconsueto, il delirante, il mai banale. Una sensazione d’inspiegabile richiamo verso un universo in cui ci specchiamo e in cui vediamo ribollire le immagini riflesse delle parti più oscure di noi stessi. Oscure eppure luminose, perché foriere di sogni, sogni eloquenti che parlano il linguaggio alchemico dell’Anima e che, in fondo, inconsapevolmente ci rassicurano come la carezza della buonanotte di un padre alla sua bambina.
Capita a volte nella vita di imbattersi in qualcosa o qualcuno che senza volerlo ci scaraventa addosso quest’universo, questo misterioso, numinoso, perturbante universo che dritto come una spada va a penetrare gli anfratti più teneri dei nostri desideri. Quelli più taciuti, quelli più repressi eppure malcelati sotto il tessuto ingombrante della moralità, della socialità, della banalità. E per quanto il pensiero si sforzi di alzare lo scudo della ragione a fermare la spada dell’istinto, ecco che inermi cadono i muri, crollano gli argini, sprofondano le pareti.
E così, nudi di fronte a noi stessi, accogliamo l’affondo. E ci ricongiungiamo finalmente alla nostra ombra, riconoscendola come benevola amica e inevitabile complice della nostra luce. Così insieme procediamo senza paura, rinati, adulti, forti di quella carezza che ogni notte un padre continuerà ad offrire alla sua bambina, traghettandola dal mondo dei sogni al mondo della realtà.
Sana follia o folle saggezza, non so cosa sia. 
So solo che E’.