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domenica 26 giugno 2016

Il mio 'doppio'


Perché si prova spesso turbamento per il ‘diverso’, il ‘folle’, lo ‘sconosciuto’, il ‘buio’?
Forse perché in fondo sappiamo che la diversità e la follia dell’altro non sono che il riflesso di qualche cosa che alberga anche in noi. Riconoscerlo ci costringerebbe a un doloroso faccia a faccia con l’ombra, con il buio, appunto, che come una serpe silente s’annida nel sottobosco dell’animo umano. Anche nel nostro, dunque.
Eppure senza questo confronto non si cresce, non ci si individua, non si evolve e così imbevuti in una palude di sconfinata ipocrisia si continuerà a provare turbamento per i nostri stessi fantasmi cacciati ingiustamente sottoterra e resuscitati via via nelle comparse della nostra mortale esistenza.
Il nostro ‘doppio’ con tutte le sue stravaganze è invece una ricchezza, un tesoro inestimabile da conoscere, curare e amare perché ci completa e ci consente di diventare davvero liberi.

Liberi di accettare, accogliere e amare il diverso, il folle, lo sconosciuto e fare luce su un buio che, scevro di inutili fardelli, di sensi di colpa e di vergogna, diventerà nostro fedele alleato nella ricerca delle gioie e dei piaceri di una vita davvero vissuta.

mercoledì 22 giugno 2016

La voce che 'sente'


La voce è lo specchio dell’Anima. Non gli occhi.
Musica che scivola nel petto, fluido che si inietta nelle vene, brivido che si riverbera nella testa accendendo sinapsi emotive senza fine. Un diapason che scuote di onde le viscere, come un maremoto perpetuo, insonne e ineluttabile. 
Questo è la voce, di chi oltrepassa il confine sterile delle parole per versare il loro vero contenuto direttamente dal suo spirito allo spirito di chi ascolta. Un travaso di essenze vitali che disseta e nutre in un ancestrale ritorno alle origini, al paradiso perduto, alla Grande Madre.
Poesia, magia, spiritualità, sacralità, follia, delirio, morte, rinascita…sarebbero solo lettere inanellate tra loro dalla logica della grammatica eppure svuotate di senso se non fossero sottese da una voce che, oltre a parlare, ‘sente’. E’ questo saper ‘sentire’ l’altro - l’amato, il desiderato - a trasformare la voce nello specchio dell’Anima. Specchio che a quel punto - il punto del non ritorno - diventa a due facce: il reciproco specchiarsi diventa il tramite tra due universi che si toccano, tra due vissuti che si fondono in una sola realtà. E la voce allora si fa ponte tra quelle due esistenze inconsapevolmente in cammino l’una verso l’altra, calamitate da invisibili maglie che sempre più stringono la morsa.
In questo specchio a due facce confluisce Tutto: il caldo e il freddo, la pazzia e la ragione, il satiro e la vergine, il puro e il peccaminoso. Il sì e il no. Gli estremi si corteggiano, gli opposti si compenetrano e i paradossi si sposano.
La voce che ‘sente’ è lo specchio dell’Anima. Non gli occhi.
E io sento la tua.



lunedì 13 giugno 2016

Sincronicità


Capita, a volte, di sentire un’inspiegabile attrazione per qualcuno che non si conosce, o che si conosce appena. 
Magari attraverso poche righe scritte, qualche foto, o qualche scambio di battute nude di voce. Un’attrazione non banale, che trascende la superficie della pelle e che stringe un dialogo silente direttamente con la mente.
Forse è una casualità, forse un’illusione, eppure qualcosa mi dice che quando quest’inspiegabile richiamo verso una persona apparentemente estranea bussa alla porta della nostra vita, un significato c’è. 
L’esistenza è colma di segni di cui non siamo consapevoli, o davanti ai quali siamo ciechi, disarmati, impotenti. Bisogna aprire bene gli occhi per coglierli, gli occhi interiori, quelli della mente o dell’anima…qualunque sia la differenza. Forse chi si è più avvicinato alla verità, se una verità esiste, è stato Jung che ha saputo vedere ‘oltre’ e interpretare le pure coincidenze in coincidenze significative, dando loro un nome: sincronicità.
Ecco allora che immagino quest’attrazione come un fluido ipnotico sotteso tra due estranei che stranamente si sentono, si cercano, si sfiorano e a piccoli passi si trovano. Lontani eppure vicini, chiamati a frugare con eccitata curiosità e reciproco rispetto l’una dentro l’altro, senza sapere perché.
Sarà una casualità, sarà un’illusione, sarà una coincidenza...significativa.

Ma io sto pensando a te. E so che tu stai pensando a me.