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sabato 10 settembre 2016

SOTTO IL SEGNO DELLO … ZIBIBBO

Apoteosi pantesca: una notte limpida di stelle aiuta a volare… indietro nei ricordi, lontano nei sogni



Immaginate di approdare su una piccola isola dal cuore immenso.
Limpidi riflessi d’azzurro s’immergono nel blu del mare più africano e abbracciano un’anima di brillante vegetazione. Una tavolozza mediterranea che conquista il suo diritto a colorare la vita facendosi strada tra rocce a picco sulle onde, serpeggiando fuori da una terra straordinariamente ricca di promesse.
Immaginate, ora, di calarvi in un’oasi dentro all’isola. Un concentrato di colori, profumi e sapori che riassume tutto il bello e il buono che questo luogo magico contiene, in parte frutto della generosa Madre Terra, in parte dell’appassionata mano umana.
Non siete stati risucchiati dentro il multiforme vortice della fantasia.
Siete a Pantelleria che, così come un satellite corteggia il suo pianeta, bacia la costa sud ovest della Sicilia completando con i suoi 80 km quadrati di suolo vulcanico la provincia di Trapani.
Questa piccola isola dal cuore immenso ospita una Azienda che ha saputo esaltare all’ennesima potenza la profferta di una natura tanto generosa quanto varia, considerando lo spazio alquanto limitato di questo microcosmo galleggiante nel blu.
È l’Azienda Agricola Emanuela Bonomo, una giovane azienda che tramanda con talento l’esperienza di famiglia. Da qui la natura esce completamente trasformata: uva, olive, frutta, capperi, origano vengono sublimati nel meglio che in cucina e a tavola si potrebbe desiderare.


L’obiettivo è quello di esaltare i sapori locali senza corruzioni artificiali e contemporaneamente quello di lavorare nel rispetto di un ambiente raro e prezioso per qualità di clima e terreno.
Qui, come in alcun altro luogo, regna sovrana la cultivar dello Zibibbo che dà vita a vini unici al mondo.
Dalla coltivazione di Uva Zibibbo nasce, infatti, un vero nettare: il Pantelleria Bianco, Vino D.O.C. secco di Zibibbo, apoteosi pantesca nel calice. Non da meno è il Passito D.O.P. prodotto anch’esso da Uva Zibibbo appassita naturalmente al sole di Sicilia. Il “Don Petro” ne è l’emblema! Ed è proprio il sole che pare bere quando, poggiando le labbra sul bicchiere, il nettare scivola fin dentro il cuore rilasciando il suo dolce calore attraverso il sapore.
Un’esperienza tutta da gustare.
Non solo vino, però. Altro pregio dell’Azienda sono i capperi coltivati nel bel cappereto di Monte Gibele, un anfiteatro naturale terrazzato interamente dedicato a capperi, frutteti e olivi. Dalla cultivar Biancolilla si estrae a freddo, nell’unico frantoio dell’isola, un olio extravergine che sprigiona tutte le fragranze della sicilianità e dell’animo pantesco.
Dunque… Profumo di origano, fragranza di olive, croccantezza di cucunci e morbidezza di paté (imperdibile quello di capperi!), salse e marmellate completano il ventaglio di seduzione dell’Azienda Emanuela Bonomo.
Se poi non avete nulla, e nessuno, da perdere e potete permettervi il lusso di abbandonarvi definitivamente a questa piccola isola dal cuore immenso, assaggiate il Nettare di Uva di Zibibbo, un mosto d’uva concentrato dalla consistenza del miele tanto gentile da sposarsi perfettamente con piccanti umori. Un innamoramento al primo assaggio.
L’ultimo, forse, dolce segreto di una piccola isola dal cuore immenso.

 Tutti i prodotti sono acquistabili direttamente sul sito:


domenica 4 settembre 2016

GENOVESI SÍ MA... DAL CUORE SICILIANO


Sarà la voglia di dolcezza che in questa mite sera lacustre mi riporta con la mente alla mia amata Sicilia. In particolare a Erice.
Mi si perdoni la nuda materialità ma in quest’istante non sto rievocando la magnificenza di questo piccolo borgo sopravvissuto intatto al tempo. Sto immaginando, piuttosto, di affondare le labbra nella morbida cremosità di un dolce nato qui, anch’esso sopravvissuto al tempo, simbolo della sicilianità gastronomica.
Mi riferisco alle “genovesi” di Erice: dolci di pasta frolla con un cuore di delicata crema pasticcera cosparsi da una carezza di zucchero a velo. La prima cosa che mi son chiesta, dopo il primo assaggio di dolcezza in un pomeriggio assolato di luglio trascorso là, è stato il perché di quel nome. Perché chiamare “genovesi” delle creature partorite dalla pasticceria artigianale squisitamente siciliana? Raccogliendo qua e là qualche curiosità ho scoperto che, pur restando l’etimologia incerta, una suggestiva ipotesi riguarderebbe la forma del dolce che ricalca la sagoma del cappello dei marinai genovesi. Infatti, in passato i commerci tra Trapani e Genova erano molto intensi, il che renderebbe plausibile un’associazione tra le genovesi ericine e l’aspetto dei marinai liguri.
Storicamente, in realtà, tra il 1300 ed il 1500 alcune famiglie nobili dedicarono a Erice oltre trenta chiese, per coronare la carica di prete di un primogenito maschio, come voleva la tradizione. Con il trascorrere degli anni, molte chiese passarono alle suore e alle monache di clausura, abili pasticcere ricche di tempo e di inventiva. Dalle loro mani nascevano i “mustazzoli”, dolci di marzapane con confettura di cedro, e le mie amate “genovesi”, appunto. Nella seconda metà dell’Ottocento una apposita legge dettò la chiusura dei conventi e il rischio di perdere questo patrimonio di arte pasticcera fu scongiurato grazie all’iniziativa di una signora molto speciale: Maria Grammatico.
Maria, durante un’infanzia particolarmente difficile, aveva vissuto nel monastero e da “grande” cercò di imitare l’arte culinaria delle monache, giocando con ingredienti, dosi e fantasia. Grazie alla sua perseveranza oggi non solo si possono gustare le genovesi ericine in tutta la loro bontà ma è anche possibile visitare il goloso laboratorio che Maria conduce per la gioia di turisti e soprattutto dei Siciliani, fieri delle proprie tradizioni anche gastronomiche.
La pasticceria di Maria Grammatico anima la Via Vittorio Emanuele, nel cuore di Erice: i dolci colorano le antiche vetrine dai profili in legno invitando i passanti all’assaggio. Imbarazzante la scelta fra mostaccioli delle monache e frutta di Martorana, tra le minne e i cannoli, fra le cassatine e ... le genovesi!
Gli abitanti di Erice dicono che Maria è sempre lì, nel suo laboratorio, a prendersi cura delle sue dolci creature, oggi come tanti anni fa. Un buon esempio di come la passione possa trasformarsi in imprenditorialità e la storia in un presente da tramandare alle generazioni future.


Per chi fosse curioso, la storia di Maria Grammatico è ben raccontata da Mary Taylor Simeti, nel libro Mandorle amare (Palermo 2004). E per chi volesse cimentarsi nella preparazione delle genovesi ericine può pescare una delle tante ricette in rete, anche se l’originalità è garantita solo ed esclusivamente andando a Erice, direttamente nella bottega di Maria Grammatico.
Un’occasione in più per innamorarsi della Sicilia e della sua infinita dolcezza.


domenica 28 agosto 2016

TERRE DI SHEMIR: IL FASCINO DELLA STORIA, LA SEDUZIONE DEL PALATO


Ci sono luoghi che parlano.
Luoghi che invitano ad essere esplorati non solo attraverso gli scenari naturali che incantano lo sguardo ma anche attraverso i sentieri del passato che raccontano la storia.
Uno di questi luoghi narranti è la Sicilia, terra di sole e di mare ma soprattutto isola. Isola corteggiata da viaggiatori e commercianti che per secoli hanno sfruttato le sue coste cercando approdo per i propri traffici economici.
Attraversando gli oliveti che si srotolano tra i dolci declivi attorno a Trapani e Marsala, è facile immaginare come Elleni, Fenici e Arabi fossero stati catturati dal fascino esuberante di questa fetta di Mediterraneo e avessero offerto al mite vento delle Egadi le vele delle proprie navi in cerca di fortuna. E così fu.
Perché la Sicilia era ed è terra dall’animo generoso.
Nel cuore di questa culla ricca di storia e di natura, esattamente in località Guarrato in provincia di Trapani, nasce l’Azienda Agricola Terre di Shemir di Creuso Lara. Il nome significa “Misil” in arabo, ossia “luogo”: luogo particolarmente vocato alla coltura della vite e dell’olio ma anche luogo destinato a continuare ad innamorare i moderni esploratori, attraverso gli scenari naturali che incantano lo sguardo e i sapori straordinari che seducono il palato. Senza dimenticare la gente: perché dentro ogni singola goccia di profumatissimo olio extravergine o dentro un sorso di vino rosso rubino c’è tutta la passione di donne e uomini che hanno stretto una profonda alleanza con la Sicilia, lavorando la terra con rispetto e tutelando il valore dell’ambiente.

I vini Terre di Shemir
Pergiò
In versione bianco (Zibibbo e Grillo). Sentori di fiori bianchi, limoncella, melone giallo e note agrumate. Perfetto come aperitivo, ottimo con pesce crudo e primi piatti estivi.
In versione rosso (Nero d’Avola, Merlot 10%). Fine ed elegante, sfuma dai profumi di viola a quelli di ciliegia. Delizioso con carni bianche e rosse ma anche con fritture e formaggi freschi.
Haral (Grillo). Note di sambuco, mela verde, salvia e limoncella per esaltare piatti di pesce, risotti di mare, vitello tonnato.
Hasar (Nero d’Avola). Frutti rossi maturi e viola si mescolano piacevolmente al palato con cannella e chiodi di garofano per concludere con note fresche di resina. Un’armonia perfetta per accompagnare i piatti tradizionali siciliani, dalla pasta alla Norma alle busiate fino ai secondi di carne e pesce.
Erede (Zibibbo). Note di agrumi e papaya, pesca bianca e melone, glicine e gelsomino. Un ventaglio frutto-floreale ideale per antipasti di pesce e crostacei.
Fedire (Chardonnay). Il profumo di frutta bianca matura cede presto ai sentori floreali di macchia mediterranea con finale leggermente minerale. Si sposa con piatti di mare, couscous e formaggi pecorini.
Noeli (Sauvignon Blanc). Intrigante profumo di sambuco e anice con finale fresco di mela verde e chiusura di asparago. Chiede l’abbinamento con aperitivi importanti, pesce crudo, paste con pesci di mare e pesciolini fritti.
Elino (Merlot). Caldo, rotondo, con note di viola mammola, prugne e more, per chiudere con un finale di china e rabarbaro. Ideale sia con carne sia con pesce al cartoccio o alla brace viva, delizioso anche con formaggi di media stagionatura.
Ennaro
In versione bianco (Chardonnay, Viogner, Zibibbo, Traminer). Profumi di rosa, gelsomino e pera danzano con note di agrumi, glicine e limoncella. Allegro con piatti di pesce crudo e aperitivi.
In versione rosso (Tempranillo). Un’esplosione di fragola, ribes, gelso rosso e mirtillo. Elegante armonia perfetta con formaggi stagionati, carni rosse e brasato.
Paradiso di Lara (Nero d’Avola, Merlot). Fragranze floreali, ciliegie e gelso nero, con finale speziato di cannella e pepe nero con note di liquirizia e mandorla. Da abbinare con carni rosse e formaggi stagionati.
Selvaggio rosso (Nero d’Avola, Shiraz, Petit Verdot). L’impatto speziato di pepe nero e cannella sfuma in note di tabacco dolce e pipa ingentilite dall’eleganza di frutta matura e dal finale balsamico. Ama carni arrostire e brasate e non disegna i formaggi duri stagionati.

Trappitu: l’Olio Terre di Shemir
Fruttato delicato (Biancolilla, Cerasuola). Dolce e gentile, con fragranze verdi di pomodoro e fruttate di banana. Ideale con pesce crudo e bollito, piatti delicati e verdure.
Fruttato intenso (Nocellara del Belice, Cerasuola, Biancolilla). Personalità decisa dai marcati richiami di carciofo. Gusto tipico degli oli tratti da olive colte a maturazione non ancora completa. Si sposa con verdure, carni rosse, tonno, spada e intingoli robusti.

Conserve di tonno, sgombro e caponate completano il ventaglio di sapori Terre di Shemir, un assaggio di Sicilia impossibile da dimenticare.