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mercoledì 10 agosto 2016

SENSE, UN ROSSO DIVINO

Nel regno del Nero d’Avola

Di Gaspare Signorelli e Paola Cerana


Pochi Paesi possono vantare una cultura enologica tanto ricca e profonda come l’Italia. Così come poche regioni italiane possono vantare d’essere veri e propri continenti enologici, microcosmi di un’eccellenza enoica capillare, seminata lungo tutta la filiera, dalla vite al bicchiere.
La Sicilia è una di queste straordinarie regioni. Grazie alle diverse esposizioni dei vigneti, ai tipi di suoli differenti e alle sfumature di un microclima che gradatamente declina dalla zona costiera all'altopiano, dalle colline alle terre vulcaniche, l’isola è da tempo immemore regno dei vini più pregiati, riconosciuti in tutto il mondo. Indiscusso principe tra tutti, il Nero d’Avola, figlio dell’omonima cultivar.
Un rosso divino che imprime forti emozioni, di grande eleganza e complessa struttura, dai profumi penetranti come solamente il sole di Sicilia sa infondere alla natura.
L’Azienda, culla d’eccellenza
In particolare, l'Azienda Agricola Buonivini di Sebastiano Di Bella (in passato Icone srl) a Noto (SR), produce uno dei Nero d’Avola più pregiati in assoluto: Sense è il suo nome, frutto di un ambiente generoso e di un lavoro talentuoso, governato con passione e maestria da chi ama il proprio territorio e i frutti che esso dona.
In questa zona i vigneti di oltre 50 anni allevati ad alberello offrono rese piuttosto basse ma la passione con cui la mano dell’uomo opera riesce a valorizzare al massimo questo piccolo tesoro dal valore immenso. L'attenzione nelle varie fasi di produzione è minuziosa, quasi maniacale, dalla gestione del vigneto alla raccolta dell’uva in cassette, fino al trasporto delle cassette in cantina per mezzo di camion frigo: ogni fase della lavorazione passa sotto lo sguardo attento dallo staff tecnico dell'azienda.


Come nasce Sense
L'uva viene innanzitutto diraspata consentendo di trasferire gli acini integri nel fermentino; la fermentazione viene poi affidata a lieviti selezionati in modo da garantire la trasformazione degli zuccheri in alcool mantenendo la temperatura costante a circa 20 – 23 gradi. Giornalmente avvengono delle follature o rimontaggi per consentire che il cappello formatosi nella parte alta del recipiente sia bagnato dal vino in fermentazione. Ultimata la fermentazione, dopo circa 12 – 15 giorni si procede alla svinatura per separare le bucce e i vinaccioli dal vino. A questo punto una nuova fermentazione trasforma l'acido malico in acido lattico che prende il nome di malolattica. Dopo circa una o due settimane si procede a travasare il prodotto limpido da quello feccioso depositato nella parte bassa del recipiente. I tecnici seguono in maniera scrupolosa tutte le evoluzioni dal mosto al vino: prima nel vigneto, con la campionatura dell'uva per verificare la data ottimale della raccolta, poi in cantina grazie a un laboratorio di analisi che garantisce un Nero d'Avola unico e inimitabile.
Un rosso dal temperamento fiero, con una straordinaria carica di sentori olfattivi e gustativi che permettono a Sense di esprimere appieno il genius loci per quel che realmente è. “E questo – come sottolinea Sebastiano Di Bella, padre di questo straordinario patrimonio enologico - non è poco, in questo mondo di vini omologati, siano o non siano biologici, naturali, vegani, senza solfiti aggiunti, dealcolati ...”
La magia della purezza
In effetti, l’obiettivo dello staff tecnico in accordo con la filosofia aziendale è quello di partorire un Nero d'Avola in purezza che esprima il territorio di provenienza, esaltandone le caratteristiche varietali. Sentori di mirtillo e ciliegia, un’eco di chiodi di garofano, una punta di pepe nero e un accenno di cannella. Gusto pieno, persistente, con tannini morbidi ed equilibrati, sufficientemente fresco, sapido, con un lieve fondo amarognolo che anticipa un retrogusto dalla netta vena tannica.
E la magia è fatta. L’alchimia che ne deriva, non è semplicemente un’effimera carezza che sfiora e se ne va. Quello con Sense è un incontro che non si dimentica, un amore a prima vista sbocciato nella naturalezza dell’istinto: come una seducente Mora che non necessita di trucco per ammaliare, Sense non ha bisogno di artifici né di affinamento in alcun tipo di legno. Il vino è lasciato affinare in vasche in acciaio, prima, e in bottiglia dopo, custodito in ambienti controllati e condizionati a 18 gradi. Al fine di apprezzare al meglio la qualità, è bene stappare Sense almeno un’ora prima del consumo, essendo un vino non filtrato e non passato di legno. Vuole essere versato lentamente e possibilmente controluce utilizzando una candela nel decanter, per evitare residui dovuti all'affinamento in bottiglia. Ama in particolar modo carni rosse, anatra, salsicce, maiale, agnello e formaggi stagionati. Ma soprattutto ama i buoni intenditori.
Vino o opera d’arte?
Numerosi premi e continui apprezzamenti confermano l’eccellenza di questo principe tra i rossi, principe che sfida il tempo mantenendo inalterata la sua qualità anche oltre dieci anni dalla raccolta delle uve.
L’Enologo che ha firmato il prodotto è la Dott.ssa Rossella Marino Abate con la supervisione di un esperto di fama internazionale che, un po’ come l’ingrediente segreto di ogni ricetta preziosa, resta nell'anonimato.
Sense è un gioiello, il suo costo è dunque giustificato e ben compreso dai fortunati cultori del vino che hanno la possibilità di acquistarlo, considerato che le bottiglie nate dalle vendemmie 2005, 2006 e 2007 sono davvero molto rare.
Rare, proprio come ogni opera d’arte che si rispetti.



martedì 9 luglio 2013

Smell is a sensual sense



In high school there was a time when I got fond of Heinrich Böll. Also literary passions follow season and today I would not feel the same emotions I felt back then. Still, there is one novel from Böll who remained impressed in my mind. The title is “Opinions of a Clown” and I remember that after reading it in my still bad German, I read it better in Italian.

It is a rather melancholic story lasting for only three hours. I was inexplicably fascinated by the idea of squeezing so many reflections, expressed over some hundreds pages, in so few minutes. The story per se is static, with no action, but full of emotions, deeply nostalgic and leaning towards a depressive spirit that still attracts me in an almost morbid way.

The protagonist is Hans Schnier, a young clown from Bonn who locks himself in his apartment following the umpteenth social failure, and surrenders to a painful and self degrading self pity. He goes mentally through his disappointments and frustrations, to which he feels to be condemned forever. The most painful is the deep romantic setback with Maria, whom he loved and lost, because of the attraction of a bourgeois world which she felt much more attracted to than a sad circus tent. Hans can just seek refuge behind is colored mask, without any hypocrisy and let himself be surrounded by suffered memories, while indulging to an emotive decadence in a vicous alcoholic circle. I still have the final image of the novel clearly printed in my mind: a grimace of make-up against the grey of a sidewalk, with his collar up and his hat in hands, to beg for smiles…a sad clown, grotesquely camouflaged in an equally sad carnival.

The book is actually rich in social implications which can help to judge. However, what attracted me most and still fascinates me today is the psychological underground and un expected quality of the miserable clown. Hans had the mystical prerogative to smell through the telephone. When he took the phone in his desolate flat, Hans not only heard a voice, but also smelled perfumes, aromas and scents, a mix a mix of absolutely intangible fragrances, impossible to transmit and to distinguish even in presence of the source itself. It seemed to be a nonsense, a paradox, that a young man who relinquished to enjoy life could grasp in such a way the essence of life itself, the primordial and animal signs of existence: scents!

The smell is a suave, elusive, sensual, powerful and involving sense, right because of its pheromonic action which seduces and inadvertently induces.

This painting like image of Heinrich Böll’s novel is even more attractive today, after amassing knowledge in psychology and neuroscience. I am attracted to the bizarre idea that, maybe, somebody can actually live this sensorial experience. Somebody with such a refined and sensitive sense to be able to decipher codes in the air, which are not perceivable by most, even at kilometers of distance and through complex technological tools. Maybe, if such a sense existed, it would not just pertain to the olfactory sense, but to a more complex and intricate neural network, where manifold sensorial organs would be entangled, including neurons, neurotransmitters, synapses, and who knows what else…

And I ask, then, if also the pronounced world, beyond the written one, can transmit scents, which can be perceived by people who are particularly gifted with this receptivity?

The question is not that mischievous. It could happen that an email or facebook message, would release smelling particles in the air from the monitor: tobacco, coffee, chocolate, jasmine, sandalwood, mandarin, mint, cinnamon, all through the communication transmitted from far away, and by means of a meaningless keyboard, projected in a wall of pixels, which can divide bodies but unify souls, as a hypnotic virtual veil.

I confess that this happens to me, at times, and I am sure it happens to some of you too! It happens that you read messages and smell scents which fills the atmosphere, or sharp aromas, or bubbling perfumes, all coming from the vortex of written words and rhythmical prose.

If this a seventh or tenth sense, an ingenuous suggestion of the mind or a magic charm of the heart, I do not know. Still, I know the fascination of following sensations towards a shared, more tangible and less virtual “elsewhere”. A dimension beyond logics and reason, aimed at capturing the soul of a person who writes to us from far away, with kindness, passion, irony, desire, embarrassment, excitation or love. Written words transmit the scent of the writer much more than a voice in a telephone or headset. This scent can change your mood and it can be imagined and shared if we learn to “feel” through the heart.

A lightly honey scent accompanied this lazy fall day, a day which appeared colorless but suddenly acquired a taste. I do not known if this is thanks to the memory of a novel of my youth, or some lines which came unexpectedly out of my monitor…but this was a sweet and growing olfactory “intoxication”, which is still lively and that I would like it to never disappear.

If some smell sensitive soul, like me and poor Hans, happened to read my delirious lines, I would understand if he turned up his nose at this absurdity! However, he should not worry about bad smells: my words would just leave an innocent a candid talcum underground scent with a vanilla aftertaste, mixed with a bit of fire red pepper, to stimulate the slightly honey scent which still lingers languidly between nose, head and heart…