giovedì 14 luglio 2016

Il Vento delle Egadi


Poco lontano dalla Laguna dello Stagnone, il Circolo Velico di Marsala è punto di ritrovo per gli appassionati del mare, velisti professionisti e semplici turisti. Un’escursione in barca a vela verso le Isole Egadi è un’occasione imperdibile per vivere il mare nel silenzio del vento: un tuffo nelle acque turchesi di Favignana e magari una sosta alle deliziose isolette Marettimo e Levanzo lascerà un segno indelebile nel cuore, quasi a stringere una segreta complicità con il mare di Sicilia.
Ma se i luoghi sono unici e irripetibili per bellezza e sentimenti che suscitano, sono le persone a farli respirare rendendoli vivi e immortali. Persone speciali che, da incontri apparentemente casuali, finiscono per far parte della nostra vita, della nostra memoria e dei nostri pensieri.
Anche qui, al Circolo Velico, è facile incontrare persone speciali, che con la propria esperienza trasformano una anonima escursione in barca in una giornata indimenticabile, densa di emozioni decantate nel silenzio del vento. Il “Vento delle Egadi”! Non è solo la professionalità maturata in tanti anni di vita in mare ma soprattutto quella naturalezza, quella semplicità, quella spontaneità che i siciliani sanno comunicare, facendoti sentire parte del loro mondo, della loro terra, della loro vita... Facendoti sentire sempre un po’ lì, con loro, con Gaspare, Nicoló e Antonio, con le vele spiegate e il sorriso negli occhi.
Ci sono poi marsalesi che hanno fatto letteralmente la storia del mare. Come i fratelli Bonanno, maestri d’ascia, che da quattro generazioni si tramandano l’arte di costruire barche. Come non restare incantati davanti allo sguardo colmo di ricordi di Francesco Bonanno che da sotto il suo cappello largo di paglia racconta fiero la sua storia! Lui e i suoi fratelli intuirono la tecnica navale fenicia, conosciuta solo agli eredi di Nelson, e si dedicarono per anni alla costruzione di imbarcazioni a metà tra l’opera ingegneristica e l’opera d’arte. Perché la passione è questo che crea: l’arte. Brilla di orgoglio l’occhio di Francesco quando mostra la fotografia di una sua creazione, la “spira” di Archimede: la riproduzione in legno della spira elicoidale capace di travasare l’acqua del mare da una vasca all’altra, utilizzata qui per la lavorazione del sale. E ha proprio ragione di esserne fiero!


Così, trasportata in una manciata di minuti dal passato al presente della storia marsalese, ancora cullata dall'avvolgente dolcezza del mare, rimescolo sensazioni contrastanti: il piacere dell’incontro, la nostalgia della partenza e il desiderio di tornare presto a volare nel Vento delle Egadi.



mercoledì 13 luglio 2016

Dieci ore nel vento


Il piacere di dimenticare tutto.
Salpare con le vele spiegate nel silenzio del mare significa abbandonarsi, affidarsi a un orizzonte lontano, quella linea sottile che congiunge e separa due elementi essenziali, l’acqua e l’aria. 
In mezzo solo noi, materia, corpo, sangue, muscoli … minuscoli puntini che avanzano leggeri, cullati dalle onde che ci riportano all’abbraccio amniotico dell’essenza della vita.
Un abbraccio nell’abbraccio. Voglia di stringersi per fermare il tempo, per prolungare il più possibile quel lento navigare, dondolandosi al dolce sciabordio che lascia dietro di sé ricordi sbiaditi e pensieri sgualciti. Davanti invece i colori del cielo che si tuffano nel mare, mescolando come in una tavolozza magica tutti i blu, gli azzurri, i celesti che gli umani sensi, con i propri limiti, possono cogliere, amplificati dall’emozione di condividerli con chi ci sta accanto, senza bisogno di parole. Moltiplicati da quell’abbraccio spontaneo, fremente, incontenibile, i colori diventano arcobaleno e accompagnano quei due puntini cullati dalle onde verso l’orizzonte, l’irraggiungibile orizzonte, capace di trasformare ogni istante in eternità.
Il piacere di dimenticare tutto. Anche il tempo.

Salpare con le vele spiegate nel silenzio del mare. Dieci ore nel vento, un lungo abbraccio, la voglia di scoprirsi, il desiderio di sentirsi… di scambiarsi un segreto prezioso, custodito nel blu.

lunedì 11 luglio 2016

Una finestra sul mare


Un accenno di rosa. Uno spruzzo d’azzurro. Una pennellata di bianco.
Il tutto racchiuso in una cornice di vento e salsedine. Una cornice impalpabile, indefinita, che invita lo sguardo a tuffarsi dentro per perdersi nei rivoli di mare baciati dal sole.
Silenzio profondo, lo sguardo scivola nell’aria calda e profumata.
E’ la Laguna dello Stagnone, una riserva naturale che lambisce Marsala, sulla costa più occidentale della Sicilia. Un’oasi magica, sospesa nel tempo, che ha sedimentato in sé secoli di storia mescolando le vicende dell’uomo alla ricchezza della natura.
Il ritmo lento delle onde del mare culla le imbarcazioni da pesca, scolpite in un quadro emotivo di rara bellezza, soprattutto al tramonto quando i colori del cielo accendono il sale di sfumature tanto intense quanto inafferrabili, sfuggenti, struggenti. 
E quando l’ombra dei mulini a vento si allunga con le sue braccia levate al cielo sulle distese di cristalli immacolati, ecco che il pensiero si sovrappone al sentimento: è impossibile afferrare la bellezza della natura, istanti rubati con lo sguardo sfumano nel momento stesso in cui gli occhi si posano. 
Un soffio di vento ed è già domani.
La Riserva prende il nome dallo "Stagnone", una laguna che si fa largo da Punta Alga a San Teodoro e che ospita quattro isole: Mozia, Isola Grande o Lunga, Schola e Santa Maria. Dall’imbarcadero storico è possibile raggiungere Mozia in pochi minuti, con la lentezza che queste acque basse ma profonde di storia meritano. Ad accogliere l’ospite, un concerto di cicale, tanto invisibili quanto assordanti nella loro frenetica coralità. Un invito ad inoltrarsi per i sentieri dell’isola con riverente rispetto verso una storia secolare che ancora trasuda dai ruderi, orgogliosi di raccontarsi in una memoria che va tramandata.
In epoca fenicia, infatti, lo Stagnone era un punto fortemente strategico, poiché l’incantevole Mozia rappresentava un influente centro commerciale, fondamentale per gli scambi tra Oriente e Occidente. La successiva conquista romana diede nuovo vigore alla Laguna in un’impennata di vitalità che la portò infine a vestirsi di bianco, a trasformarsi cioè, con la dominazione spagnola nel XV secolo, in quella immensa distesa di sale che è oggi.
Molte specie di pesci, tra orate, spigole, triglie, anguille, saraghi, seppie, polpi e crostacei, popolano le calde acque della Laguna, felice habitat per la deposizione delle uova e per il ripopolamento ittico, tutelato dal regolamento della Riserva. Un buon esempio di complicità tra uomo e natura.
Alla ricchezza marina fa da contraltare la fauna in superficie, poiché in alcuni periodi dell’anno molte specie di uccelli  concedono a questi lidi la propria presenza. Impagabile la nuvola rosa che piumata si posa sul bianco del sale, quando i fenicotteri scelgono di sostare qui durante i loro richiami migratori. Palme, giunchi e le salicornie completano il quadro con quel tocco di verde che non potrebbe mancare in un’opera d’arte perfetta, ricamata tra il cielo, la terra e il mare.
Un paio di kite surf, poco oltre le saline, si sfidano in vertiginose evoluzioni attardandosi nel vento del tramonto, librando i propri colori tra le frange di nuvole scarlatte. 
Un accenno di rosa. Uno spruzzo d’azzurro. Una pennellata di bianco....
E’ la vita che continua, un’opera d’arte senza fine.