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domenica 14 giugno 2015

sabato 10 gennaio 2015

OCCHI VUOTI



Ieri, seguendo le notizie sulle violenze subite da Parigi e dall’Occidente intero, guardavo rapita e confusa i volti dei terroristi. Guardavo i loro occhi ipnotizzata, paralizzata. Occhi apparentemente vuoti, senza un indizio di espressione, indifferenti a tutto e a tutti, alla vita e alla morte. 
Cercavo di capire, di trovare risposte alle domande che ogni persona ragionevole – non ‘buona’, semplicemente ‘ragionevole’ – si starà ponendo in queste ore.
Cosa ci sarà dietro quegli occhi? Cosa dentro quelle teste, quei neuroni, quelle sinapsi, quei pensieri, e soprattutto cosa dentro quei cuori … quale storia, quale cammino, quale credo può riuscire ad azzerare anche l’ultima briciola di umanità che dovrebbe albergare in un essere umano, se non altro per puro istinto di sopravvivenza?
Avvilita, e senza risposte, mi sono poi guardata allo specchio. Ho guardato i miei occhi, smarriti, increduli, pieni di domande. E, con evidente imbarazzo, ho cercato di capire che senso ha tutto quello che faccio quotidianamente, che utilità ho io, di fronte ai grandi sconvolgimenti di questa assurda e complicata vita. Briciole, parole, pensieri scribacchiati, pensieri sciolti, gocce disperse in un oceano che non m'appartiene. Scrivere articoli su cosa si mangia, cosa si beve, dove si va in vacanza, quali ristoranti piacciono, quali hotel raccomandare, che città visitare, quali fiere consigliare ... Che misera quotidianità è questa, quando nel frattempo il mondo fuori impazzisce per mano di un esercito occulto di fanatici dagli occhi vuoti!
Eppure, tornando a guardare i miei di occhi, un pensiero più sciolto degli altri mi raggiunge allo specchio e mi salva dall'imbarazzante frugare in me stessa. E se fosse proprio questo il senso del mio agire? Se fosse proprio quello di prendermi cura con amore della mia piccola quotidianità senza personali fanatismi e cieche ambizioni, con coerenza e onestà d’animo, con trasparenza e disinteresse. Scrivere. Usare le parole con spontanea passione, cercando possibilmente di aggiungere un po’ di bellezza alla realtà, senza mentire, che di bugie in giro ce n’è già abbastanza. Forse ha un senso anche regalare a chi legge un po’ di leggerezza con la dovuta intelligenza: un orizzonte nuovo, un panorama sconosciuto, un sapore inatteso, un profumo eccitante … creare desiderio, suscitare curiosità, invogliare a sognare. Guai smettere di sognare!
Allora, mi son detta, anche le parole scritte su argomenti un po’ frivoli, che parlano ai sensi e meno all’animo, possono avere una propria utilità. Allora, anche il tempo speso a ragionare su un cibo, un vino, un hotel o un viaggio, può avere un senso che non è sprecato: quello di creare un tessuto comune, piacevolmente condiviso anche nella consapevolezza della superficialità, un tessuto fatto di fiducia e di sguardi aperti, diretti, luminosi, nonostante tutto il buio che c’è intorno. Un tessuto leggero, fatto di parole, che possa sfidare il senso di paura, la diffidenza e la tentazione di vendetta contro tutti i volti dagli occhi vuoti, passati, presenti e speriamo non futuri, in cui si possa continuare a fare esistere e resistere un mondo bello e buono … buono in tutti i sensi.

lunedì 27 gennaio 2014

To blog or not to blog...



Vorrei esprimere la mia simpatia e solidarietà alle tante e tanti blogger che seguo puntualmente in rete. Mi riferisco a quell’universo di penne nomadi che, volenti o nolenti, disertano le pagine ufficiali di riviste e webzine ma che quotidianamente liberano la propria voce ritagliandosi un proprio spazio virtuale. Uno spazio spesso ristretto e sacrificato, scevro da vincoli ma talvolta anche da gratificazioni.
Penso che, dopo tutto, la spinta a comunicare attraverso un proprio blog non risponda sempre e solo a un bisogno narcisistico, cioè quello di arraffare a tutti i costi visibilità e di mettere in vetrina la propria conoscenza o arte lirica per puro autocompiacimento. C’è chi scrive (e c’è chi scrive bene) anche per dare voce agli altri, facendosi strumento e non attore della comunicazione: per raccontare storie di persone, retroscena di situazioni, panorami emozionali, e non semplicemente fare cronaca di fatti senz’anima. Spesso su riviste e quotidiani non c’è spazio per l’emozione, tanto meno per la riflessione intima e affezionata che esonera dall’obiettività richiesta dalle redazioni.  Personalmente, e probabilmente controcorrente, noto che questo modo di comunicare spontaneo (quando è ben espresso) e svincolato dai frequenti capricci e interessi di direttori non sempre responsabili (!) sia invece ammirevole e dovrebbe essere apprezzato anche da chi fa giornalismo puro. Perché si sa, invece, che i giornalisti professionisti tendono a snobbare i blogger, quasi fossero il sottobosco ombroso rispetto al loro rigoglioso giardino (ora assai in degrado, ahimè!).
Ben vengano dunque queste penne senza patria che, con un po’ di talento e un po’ di sensibilità, aggiungono ogni giorno un tocco di umanità alla comunicazione comandata. 
... e poi, la soddisfazione d'esser liberi di scrivere ciò che si pensa non ha prezzo! 

mercoledì 8 gennaio 2014

DI PAROLE NON SI CAMPA!




Com’è difficile scrivere semplice, a volte!
Stavo dimenticando il piacere di scrivere solo per se stessi, con quella libertà che t’illude quasi d’esser fanciullo, angelo o poeta. A chi il diritto di rubare quest’astrusa illusione che male non fa, almeno non troppo, se non a chi eventualmente inciampa qui, ci casca e legge?
E così m’affretto a riprendere quel filo spensierato di parole scompigliate, dove il pensiero stampato è il puro riflesso di quello pensato. 
Tanto, ahimè, di parole non si campa!
Tanto vale allora sguinzagliare la fantasia finché ce n’è, dando fiato all’irriverente orgoglio di sentirsi unici per il semplice fatto d’esprimere se stessi ... difettosi, viziosi o virtuosi.
Com’è facile dopo tutto scrivere semplice! Basta fermarsi un po' a pensare. Guardarsi indietro e riscoprire la bellezza di cominciare daccapo, tornando a sbattersene degli spazi, dei punti e delle battute per dar respiro, finalmente ancora, ai colori, ai profumi e ai ritrovati battiti del cuore.