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giovedì 9 gennaio 2014

I miei amanti



I libri sono come gli amanti.
Alcuni sono un colpo di fulmine, altri una lenta carezza, altri ancora divorano, consumano, nutrono e non ti abbandonano più. Certi invece s’insinuano mellifluamente sottopelle e poi altrettanto sottilmente scivolano via, lontano dal cuore lasciando un inconsapevole languore. E non tornano più.
Impossibile ovviamente ricordare tutti gli amanti letti durante la vita, più facile invece è tracciare delle linee temporali che idealmente definiscano delle fasi. Fasi di passione, di abbandono e di ricerca. Fasi più o meno colorate.
Per esempio…
Una delle mie prime fasi d’innamoramento della lettura è stata certamente quella freudiana e junghiana, tanto che mi ha indiscutibilmente ‘imprintato’ il pensiero oltre che lo spirito. E la immagino bianca, una fase candida e verginale come la tela di pittore su cui tutti i colori potevano e dovevano ancora essere dosati. Come in un sogno da interpretare.
Poi c’è stata la fase sartriana e camusiana insieme, sicuramente nera anche per via di un accavallamento nietschiano che ha contribuito non poco a incupire il panorama emotivo della mia confusa anima. Ero molto giovane allora, eppure ricordo perfettamente le giornata passate con quegli amanti inquieti e quasi fu fatale quell’innamoramento del buio. Ma mi salvai, come sempre dopo allora.
Successivamente venne la fase dostoevskijana e russa in generale, che vedrei viola. Viola perché anch’essa maledettamente inquieta, tormentata e sofferta, eppure alla fine sempre salvifica e talvolta persino ironica. Nel frattempo, ne sono certa, ho tradito i miei amanti sovietici con qualche germanico, perché viva è ancora in me  qualche traccia hessiana e boelliana che ha screziato il viola di indaco, più leggero ma sempre profondo.
Le fasi d’amore letterario, naturalmente, non sono state tutte lunghe e importanti allo stesso modo, dipendeva da come le circostanze esterne influivano sulle onde interiori, da lì l’innamoramento più o meno leggero, greve, passeggero o duraturo. Brevi sono state le fasi rosa che poco ricordo, più lunghe invece quelle blu, grigie e azzurre… Indimenticabile quella niniana e milleriana, senza dubbio scarlatta! Ricordo quando restavo sprofondata ore e ore, giornate dopo giornate in una voluttuosa nuvola di piacere insieme alla trasgressiva coppia che tuttora, ripensandoci, mi turba i sensi. Così come indimenticabili son, per altri versi, le fasi proustiane, ricorrenti, risbocciate nella mia vita a balzelli, profumate, ricamate, rosazzurre. E anche la fasi camilleriane e baricchiane, per non far torto alla seduzione mediterranea che, non so perché, immagino legate alle sfumature delle stagioni: estiva, quindi gialla la prima, autunnale, perciò marrone la seconda.
Ma c’è una fase, e il suo rispettivo scrittore, che rappresenta il mio amante più fedele, ideale, senza tempo. E’ quella simenoniana che mi accompagna da moltissimo ormai, coi suoi toni confetto, velati e sensuali come le copertine dei libri sfornati ogni anno a decine, ancora oggi. L’ultimo è di ieri, l’ultimo mio amante simenoniano, e s’intitola L’Angioletto. Un libro che comincia coi profumi e finisce coi colori, casto e provocante al tempo stesso come un’adolescente inconsapevolmente lasciva.
Vorrei rileggerlo tanto è stato bello. Ma, ahimè, i libri sono come gli amanti. Quando ritornano, se ritornano, non sembran più gli stessi. 

martedì 13 novembre 2012

Grazie libri!



Per anni mi sono rifugiata nella lettura come una tartaruga nel carapace.
Ho sempre considerato i libri come fonte di consolazione e di compensazione interiore, mai come varco d’apertura verso il mondo esterno. 
Oggi invece, dopo tante pagine consumate nel silenzio di un’avidità quasi morbosa, mi rendo finalmente conto di quale fertile ricchezza ho lentamente accumulato. Mi rendo conto, cioè, che ciò che ritenevo essere un solitario giaciglio senza spiragli di luce era al contrario la pista di decollo verso vette imprevedibilmente ariose. 
La conoscenza è l’humus della vita: non sta chiusa nei libri, si libra nella mente e vibra dentro il cuore, seminando e contagiando. Fertilizza i pensieri, emoziona le idee, trasforma i sogni in progetti e le fantasie in realtà. 
E scrivere, oggi, mi sembra essere la naturale, fisiologica proiezione del leggere. Un passo ulteriore, una spinta ancora più in alto, verso quelle vette ariose che fino a poco, pochissimo tempo fa, parevano irraggiungibili chimere. 
Non è ambizione la mia, è solo riconoscenza e lo voglio dire.
Grazie libri!