sabato 1 ottobre 2016

Piacere mistico


Anche nelle situazioni più penose, più sofferte e più lontane dalle gioie della carne, lui è presente in me. 
È come un sottofondo musicale che inneggia al puro godimento, una fibrillazione tellurica che erutta dal fuoco sempiterno della vita, un’energia mai spenta, mai silente, mai stanca di vibrare e far vibrare i miei sensi visceralmente mescolati ai suoi.
Anche quando dovrei piangere, pregare, compatire, il suo fluido incandescente scivola subdolo nel teatro uterino della mia mente e la resuscita al piacere mistico di un peccato senza colpa.
Un peccato celestiale, sublime che si autoassolve in un amplesso senza fine.

E ancora adesso, nuovamente, mi sciolgo come latte, scaldata dalle sue mani perse sui miei seni.

Mani


Silenzio. Gli occhi chiusi.
Un respiro sottile come un filo di seta cuce la realtà al sogno, il passato al futuro, nella condanna inclemente del presente.
Nell’impossibilità di parlare, di guardare, di muoversi, solo le mani possono esprimere la consapevolezza del solenne momento malcelato da un lenzuolo bianco.
Una stretta energica, tenace, piena di vita perché tutta la vita ormai si concentra lì. In quel palmo di mano che si aggrappa a quello di chi resta, impotente, a raccogliere quella preghiera inespressa. 
Una stretta che racconta la pienezza di un’esistenza giunta ormai al capolinea, un’esistenza che si sbriciola lentamente, inesorabilmente come sabbia tra le dita.
Era granito e ora è sabbia.
In quel palmo di mano tutte le parole, le immagini, i ricordi, i sogni, le speranze di una vita. Un lascito prezioso che chi resta raccoglie tra le sue sconsolate mani e trasforma in commossa gratitudine.
Silenzio. Gli occhi chiusi.
Per sempre.



sabato 17 settembre 2016

COME SOPRAVVIVERE ALL’ANDROPAUSA



“… La monotonia conduce inevitabilmente all’infedeltà …
il campo di battaglia tra i sessi è il talamo. Non è vero che noi maschietti subiamo un calo del desiderio rispetto ai diciott’anni. Ne è la prova il fatto che le diciottenni ci piacciono oggi forse più che allora. Il problema è che spesso troviamo repellenti le nostre coetanee. Intendiamoci, non è che noi si sia invecchiati stile Harrison Ford: siamo un tripudio di pance e di calvizie, però chi non è più indulgente verso sé stesso che verso il prossimo? Senza contare che il numero di donne che acquisisce fascino con l’età è ridotto: se Sean Connery è migliorato, lo stesso non si può dire per Ursula Andress…”
È solo un assaggio di uno spassoso saggio scritto con pungente sarcasmo da Paul de Sury il quale, guardandosi allo specchio si scopre improvvisamente giunto oltre quella soglia di età che pone sul baratro dell’esistenza donne e uomini. La mezza età giunge quasi inattesa senza possibilità di fuga e con essa si acuisce il senso del tempo: da bambini le ore non passano mai, da grandi diventano granelli di sabbia al vento. Per motivi diversi, e con manifestazioni diverse, entrambi i sessi soffrono dolorosamente l’avanzare degli anni e per quanto ognuno di noi possa reagire all’inevitabile con formule più o meno ostentate, alla fine la rassegnazione alla convivenza con la propria età anagrafica è l’unica carta che ci resta in mano.
Se la menopausa ha una fotografia di sé ben precisa con evidenti sintomi fisici e psicologici che inquadrano inequivocabilmente la donna dentro quell’odiosa fase esistenziale fatta di vampate e crisi di pianto, l’andropausa è un po’ più nebulosa tanto che i maschietti spesso giocano a viverla come una protratta seconda adolescenza, con esiti sociali e relazionali del tutto individuali. Chi si compera l’auto sportiva, chi si mette il parrucchino, chi si iscrive in palestra, chi al corso di salsa, chi corre dietro alle ragazzine (i più!) … con buona pace di mogli, figli e nipoti.
Paul de Sury affronta in modo scientifico, ma leggero, il processo di senescenza virile mettendosi a nudo con gustosa sincerità, insegnando ai colleghi maschi come adattarsi progressivamente al deterioramento (esterno) e al rincoglionimento (interno). In poche parole, come avere sessant’anni e comportarsi da ventenni!

A far da controcanto alle sue spesso colorite divagazioni, la voce del Prof. Re Rebaudengo, ordinario di senilità andrologica all’Università di Torino. Il palleggio tra i due scrittori è assai divertente, un’occasione per tutti – donne e uomini – per immaginare come saremo o consolarci di ciò che siamo. In fondo – io credo - un solo pensiero può bastare a farci accettare di buon grado la nostra vecchiaia: non arrivarci è peggio!