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domenica 22 febbraio 2015

CARCASSONNE, UN GIOIELLO MEDIEVALE DA FAVOLA



Alle falde dei Pirenei, un viaggio tra storia e leggenda per rivivere la gloria del passato nella magia del presente




Capoluogo del dipartimento dell’Aude, nella regione della Linguadoca-Rossiglione – dove la Francia bacia la Spagna - Carcassonne pare un miraggio sopraggiunto da un lontano passato. Sopravvissuta allo scorrere del tempo e alla prepotenza del progresso, questo piccolo villaggio medievale appollaiato tra le vigne custodisce nel suo cuore un gioiello di storia e cultura esemplarmente conservato, tanto da essere inserito nel Patrimonio mondiale dell’Unesco.
Questo tesoro è il Castello raccolto come in uno scrigno dentro le possenti mura. Appare allo sguardo venendo dalla pianura, solenne e maestoso, come un trasognato guardiano del Tempo che protegge la molle quiete della quotidianità agreste.


Chi non l’avesse mai visto, avrà senz’altro presente il Castello della Bella Addormentata (quello che ha ispirato Walt Disney): ecco, è proprio lui! E forse è per questo motivo che Carcassonne appare magica, fiabesca, perché tocca le corde dell’immaginario collettivo, risvegliando quel misto di attrazione e inquietudine che solletica l’animo di ogni bambino emozionato da una favola.
Giungendo dalla città nuova, possibilmente a piedi per gustare con lentezza ogni sensazione, si approda al ponte levatoio che supera il fossato della Cité, dove un busto di donna sbarra il passo al viandante. Sulla sua base campeggia una scritta: "Sum Carcas", "Io sono Carcas". Cosa significa? 


Per comprendere l'origine del nome della città, bisogna avventurarsi nella leggendaria storia di Dame Carcas. Moglie del signore della fortezza, rimasta sola dopo cinque anni di assedio da parte di Carlo Magno, condusse il suo popolo alla vittoria con un abile stratagemma. Dispose sugli spalti della città dei pupazzi di paglia vestiti e armati come i suoi soldati morti. Si mostrò al nemico indossando berretti di colori diversi per far credere che gli assediati fossero ancora numerosi e soprattutto vivi. Inoltre, Dame Carcas volle dimostrare che le provviste alimentari erano ancora abbondanti così fece mangiare all'ultimo maiale sopravvissuto l'ultimo sacco di grano e lo gettò dagli spalti, ben grasso e satollo. Il re franco, intimorito da tanta ostentazione di forza, decise di togliere l'assedio convinto che i suoi nemici non si sarebbero certo arresi con tanta disponibilità di risorse. Con gran soddisfazione, Dame Carcas, vedendolo ritirarsi, suonò a distesa le campane per richiamarlo e proporgli la pace.
"Sire, Carcas te sonne", così Carlo Magno venne richiamato.
 E da allora la città fu chiamata Carcassonne.


Questa è la leggenda, ma la storia vera?
Al termine della crociata contro gli Albigesi, Carcassonne diventò un luogo emblematico del potere del re di Francia alla frontiera aragonese e sotto i regni successivi di Luigi IX, Filippo III l'Ardito e Filippo il Bello assunse la sua fisionomia definitiva. All'inizio del XIX secolo, la cittadella non era che una fortezza con le mura semidistrutte, appollaiata su una collinetta di difficile accesso, senza alcuna attrattiva. Bisognerà attendere la seconda metà del XIX secolo perché, sotto la direzione di Eugène Viollet-le-Duc, venga avviato uno dei più importanti cantieri di restauro mai realizzati fino allora. Un’opera di restauro perpetrata negli anni, che ancora oggi resta esemplare agli occhi dell’intero mondo.
Dal 1846 al 1852, l'architetto compì un lavoro eccezionale in cui utilizzò ogni traccia materiale visibile nelle murature per resuscitare la struttura nella sua originalità, senza tradirne l‘anima. Fu proprio a partire da questi indizi, talvolta labili, che restaurò la fortezza, rispettando la fisionomia che le avevano conferito gli ingegneri reali del XIII secolo. Il cantiere, diretto personalmente da lui, sarebbe continuato anche dopo la sua morte, nel 1879, ed è grazie a questo lavoro alimentato di tenace passione che oggi possiamo ammirare la vera Carcassonne.


Le fortificazioni sono di potente impatto estetico ed estatico e si stagliano da lontano sulla placida campagna dell'Aude, traversata dall’omonimo fiume con il suo Ponte Vecchio. Protetta da queste mura e dalle 52 torri, il centro storico, tuttora abitato e fremente di vita, ospita anche la basilica gotica di Saint-Nazaire e Saint-Celse, insieme a un susseguirsi di negozi, bistrot e ristorantini colorati, a ricordare che dopo tutto non si è più nel lontano Medioevo. I profumi delle spezie e delle erbe aromatiche si mescolano a quelli del cioccolato e dei torroncini, altra favola da assaporare ad occhi chiusi. La suggestione resta potente, anche grazie a un originale sistema sonoro che diffonde a ogni angolo della Cité il ritmico scalpiccio degli zoccoli dei cavalli. Tanto che vien spontaneo cercarli con lo sguardo, là dove tutto il resto è muto e quasi immobile. Le due entrate principali, la Porta Narbonese sulla facciata est e la Porta dell'Aude sulla facciata ovest, conservano infatti il cuore di Carcassonne in una quiete ovattata che invita alla meditazione, al rispetto e a un sospirato silenzio, incoraggiando quell’atmosfera onirica che da bambini cercavamo nelle favole.



Come arrivare a Carcassonne
Quasi 1200 km separano l'Italia da Carcassonne, l’ideale sarebbe dividere il viaggio in tappe se si utilizza l’auto, un buon pretesto per attraversare la Provenza venendo dalla Costa Azzurra. In 10 ore in auto si percorre l'autostrada A9 fino a Narbonne e la A61 fino alla città, passando accanto a Avignon.
In aereo, invece, sono previsti voli quotidiani di Air France per Tolosa, distante 90 km. Da qui si prosegue in taxi o in treno per Carcassonne.

Dove dormire a Carcassonne
Hotel du Chateau: è un’elegante villa adibita a hotel, a ridosso delle mura, e oltre a un panorama incantevole offre un’accoglienza in perfetto stile francese. Comodità e raffinatezza delle camere sono completate da una Spa piccola e riservata, curata in ogni dettaglio, da prenotare anticipatamente. L’ideale per rilassarsi dopo la visita al Castello o le lunghe passeggiate nelle campagne circostanti.
  
Dove mangiare a Carcassonne
La Cité ospita diversi bistrot e ristorantini, molti davvero appetibili. Uno in articolare ha soddisfatto ogni mia aspettativa: il Restaurant Au Four Saint Louis, una chicca nel cuore della Cité. In una regione dove, a tavola, vincono le carni locali e i formaggi non mi sarei mai aspettata un carpaccio di St Jacque da sdilinquire ogni amante delle crudité marine. Imperdibili, ovviamente, i vini locali, specialmente i rosé.  

Cosa fare a Carcassonne
Attorno alla Cité, un dedalo di sentieri invitano alle passeggiate, sia a piedi sia in bici. Le campagne sono un susseguirsi di vigne che, nella bella stagione, meritano d’essere visitate, magari approfondendo con qualche degustazione. Il Lago de la Cavayère e il Canal de Midi sono altre due mete ideali per gli escursionisti e gli amanti della natura che, volendo, possono spingersi fin verso i Pirenei. Imperdibili anche la Montagne Noire con le sue magiche grotte di stalattiti e il Parco Australiano, una riproduzione naturale protetta della fauna aborigena.

Per saperne di più
http://carcassonne.org

martedì 20 maggio 2014

SULLA “STRADA DELLA FELICITA’”


ART DE VIVRE


SOSPESI TRA MARE E CIELO, I BORGHI MEDIEVALI DELLA COSTA AZZURRA INVITANO ALL’APOTEOSI DEI PIACERI TERRENI



Cos’hanno in comune Nietzsche, Picasso e Prevèrt? Cosa sposa la profondità del pensiero, l’ispirazione per la pittura e la passione per la scrittura? Probabilmente l’incanto di paesaggi contesi tra la bellezza terrena e la spiritualità divina. Luoghi su cui lo sguardo si posa, sprofonda e s’eleva, fino a toccare i confini del sublime. Luoghi che, per qualche magica alchimia, hanno sedotto filosofi, artisti e letterati, di cui restano i sospiri scolpiti nel tempo.
Eppure non siamo in un immaginario Eden, bensì sulla Terra. La Costa che si dipana tra Monte Carlo, Nizza e Cannes, Azzurra non solo per l’allusivo battesimo voluto da Stephen Liégard, bensì per le reali sfumature che la avvolgono, ospita un susseguirsi di borghi antichi che, pur conservando tracce del proprio passato, si rinnovano continuamente per accogliere il turista più esigente. Eze, Antibes, Saint Paul de Vence e Mougins sono gli indiscussi gioielli di questo dono divino in Terra. Qui si possono assaporare la cultura, l’arte e l’eccellente cucina in una profferta di sobria eleganza senza rinunciare, tuttavia, alla spontanea bellezza di una vegetazione che sfida impavida l’umana urbanità. E’ lei, infatti, la vera padrona di casa, la regina della Costa Azzurra: la natura. Non sembra nemmeno di trovarsi a una manciata di chilometri dalla mondanità, e questa stretta vicinanza tra l’effervescente vitalità del Principato di Monaco con la mistica pace dei borghi circostanti offre al visitatore un ventaglio di emozioni in grado di appagare tutti i sensi e tutti i gusti.

EZE, “MORIENDO NASCOR”
Avventurandosi lungo i tornanti delle colline attorno a Monte Carlo, si approda al borgo di Eze, anticamente Eza, oasi di inatteso silenzio e rarefatta quiete che sorprende per la sua illibata bellezza. Non sorprende, invece, che proprio lungo questi sentieri, Nietzsche nel 1883 compose uno dei capitoli più intensi di “Così parlò Zarathustra”, ispirato probabilmente dalla complice magia della natura. Olivi secolari, lentischi, euforbie, querce, cipressi e ogni espressione floreale tipicamente mediterranea devono avere sopraffatto il filosofo che, attratto da quell’indefinita melodia cromatica tra mare e cielo, inventò l’aggettivo “alcioniano” per esprimere le molteplici tonalità d’azzurro che gli titillavano l’animo. Ancora oggi, in vetta al villaggio, a 430 metri sul livello del mare, lo sguardo è rapito da uno dei panorami più poetici della riviera francese e s’allunga fino alle prime luci di Cap Ferrat. Il Giardino Esotico di Eze, voluto nel 1949 dall’ingegnere agronomo Jean Gastaud, somiglia al mitico Giardino delle Delizie di Epicuro. Quest’angolo di paradiso pullula di agavi, aloe, euforbie e cactus disseminati lungo le terrazze digradanti verso il mare, interrotte qua e là da sorprendenti sculture a metà tra il romantico e il surreale. Una sosta qui invita alla rigenerazione spirituale. Non a caso, il motto dello stemma araldico di Eze è “moriendo nascor” (dal latino “morendo rinasco”) e il suo simbolo iconografico è rappresentato da una sinuosa fenice posata su una colonna di pietra bianca che traluce d’azzurro.
Se il passato di Eze è intuibile dalle sue costruzioni, dalla chiesa e dalle mura, per coglierne l’animo attuale è opportuno lasciarsi guidare dall’istinto dei sensi e fidarsi degli aromi dei fiori abbeverati dalla brezza salmastra, fiori che, nella non lontana Grasse, si fanno preziose essenze grazie ai laboratori di profumeria di Fragonard. Tra tutte le case del villaggio, quella dei Riquier, primi signori del borgo, si distingue per la possente porta ornata di bassorilievi. Tuttavia Eze ospita molte altre incantevoli dimore dislocate nel verde che tutte insieme tessono un continuo dialogo tra dentro e fuori, tra architettura e natura. In particolare il Château de La Chèvre d’Or rappresenta l’eccellenza per il visitatore che desideri abbandonarsi allo charme più esclusivo e allo stesso tempo voglia sentirsi naturalmente parte del luogo. Le 5 stelle che designano il Château come uno dei migliori resort appartenenti alla catena Relais et Chateaux non sono sufficienti a descrivere l’atmosfera che qui si assapora: occorre viverla. La storia di questo “Hotel diffuso” - in cui le 38 stanze (di cui 7 suites) spuntano qua e là donando all’ospite un’intimità privilegiata all’interno del borgo - risale agli anni ‘50 quando un ricco inglese, Robert Wolf, innamoratosi di quel che era una dimora privata, volle farne un ristorante. In seguito, sotto la strategia manageriale di Monsieur Thierry Naidu, il destino de la Chèvre d’Or ha collezionato prestigiose stelle: dalle 2 Michelin per il Ristorante alle 5 dell’accoglienza tout court, accoglienza tra le più rinomate di Francia. Basti pensare che Marcel Tilloy, il fondatore di Relais et Chateaux, fu talmente sedotto da Eze Village che ne fece uno dei 6 passi della cosiddetta “Route de Bonheur”, la Strada della Felicità. Un soggiorno qui dona, infatti, tutto il sapore della joie de vivre: la cura dei dettagli in ogni ambiente, la possibilità di abitare la Suite Jean Cocteau o la Suite Luis Navarro, la lietezza di sostare nel silenzio dei giardini allietati dal gorgheggiare delle fontane, o d’immergersi nella piscina a strapiombo sul mare, o di rigenerarsi nello spazio fitness per poi concedersi il piacere della tavola nei Ristoranti Le Remparts, Eden e Le Cafè du Jardin. Qui le aristocratiche delizie dello Chef Ronan Kervarrec e del maestro pasticcere Julien Dugourd compiono il miracolo finale, conquistando i commensali con proposte gastronomiche degne di un desco regale. Tutto questo continua ad attrarre grandi personaggi del mondo politico, artistico e culturale internazionale ma l’invito a sostare in questo paradiso è rivolto a tutti coloro che vogliono assaporare, almeno una volta nella vita, l’apoteosi dei piaceri terreni.

ANTIBES JUAN LES PINS, ALL’OMBRA DEL DOLCE FAR NIENTE
Antibes, a metà strada tra Nizza e Cannes, con i suoi anfratti che si tuffano nel Mediterraneo, rappresenta il “dolce far niente” tinto d’azzurro e bianco, come le nuvole che si specchiano nel mare. Victor Hugo lo descriveva come il luogo dove “tutto splende, tutto fiorisce, tutto canta” e molti artisti hanno eletto questa cittadina quale musa ispiratrice di opere pittoriche e letterarie. Sarà la sua quiete evanescente, la spumeggiante brezza che si frange sulle rocce, o i trascorsi storici ancora vivi nel Museo di Picasso eretto sulle rovine dell’acropoli greco-romana, o ancora le boutiques multicolori e il mercato provenzale denso d’irresistibili fragranze. Fatto sta che una sosta qui è d’obbligo, sia per godere dell’incanto della natura, sia per approfittare dei numerosi eventi culturali che animano il paese, tra cui il noto festival jazz.
Chi volesse soggiornare a Cap d’Antibes gustandone appieno la vitalità senza rinunciare all’intimità può affidarsi all’ospitalità del 5 stelle Cap d’Antibes Beach Hotel, trasformato dalla Famiglia Ferrante in Hotel di lusso e appartenente dal gennaio 2010 alla catena Relais et Chateaux. Affacciato direttamente sul mare che lambisce una candida spiaggia privata attrezzata di ogni confort, l’Hotel sposa un’atmosfera rilassata e un design contemporaneo, in cui l’architettura leggera dà voce ai colori pastello degli interni in legno che ben si armonizzano con quelli della vegetazione circostante.  12 stanze Delux, 10 Privilege e 5 Suite offrono agli ospiti un’accoglienza al contempo casual e chic, insieme al “Summer Beach Wellness” e ai due ristoranti, “Les Pecheurs” sulla omonima spiaggia (una stella Michelin) e “Le Cap”. Lo Chef Nicolas Navarro, “meilleur Ouvrier de France 2000”, è l’artefice delle tentazioni del palato, colorate, saporite e salutari: dai virtuosismi mediterranei di terra e mare  ai guizzi esotici più sopraffini. Felice, per esempio, è l’abbinamento di una sensuale tartare di salmone tagliata a coltello con croccanti fettine di mela verde e audaci scaglie di zenzero. Il tutto incorniciato, naturalmente, da ottimi vini, da un panorama da favola e da note musicali soffuse che scivolano lievi in mare sulle ali del vento.

SAINT PAUL DE VENCE, UN MUSEO A CIELO APERTO
Un dedalo di stradine che si snoda tra le dimore in pietra tra le colline fa di questo comune una gemma d’architettura sopravvissuta al tempo. Ogni angolo racconta del vissuto medievale e del ruolo strategico che il comune ebbe nella politica militare fino al ‘700. Tuttavia, la fierezza del passato è sopraffatta dalla poetica leggerezza del presente, ricamata di bellezze naturali e artistiche che hanno conquistato l’animo di artisti come Chagall e Prévert. Luigi XIV diceva che “il sole è più splendente a Saint Paul che in qualsiasi altro luogo in Provenza” e ammirare il borgo dalle colline, prima di addentrarsi nel suo cuore, dà proprio questa sensazione di dorato splendore. Da fuori il paese sembra un presepe accoccolato nel verde, da dentro invece è uno scrigno di negozi d’arte, antiquariato, profumi, caffè e cantine dove apprezzare non solo le bellezze ma anche le bontà del posto. Dopo aver appagato lo spirito con una visita alla Chapelle Folon, con i suoi tenuti mosaici dai colori fanciulleschi, si può pensare d’accontentare il corpo con una degustazione di vini eccellenti alla Petite Cave sotto la guida esperta di Frédéric Theys, fascinoso e sapiente sommelier parigino. Infine, per decantare le sensazioni del corpo e appagare anche la mente, la Fondazione Maeght (Fondation Marguerite et Aimé Maeght) offre una passeggiata alla scoperta di opere moderne e contemporanee d’eccezionale prestigio. Si tratta di una fondazione privata ricreata in un complesso innovativo all’aria aperta, ideato dall’architetto catalano Josep Lluis Sert, che armonizza l’ambiente naturale con l’arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme. Il cortile Giacometti, il labirinto di Mirò, i mosaici di Chagall, la vasca di Braque, la fontana di Bury e la via crucis di Ubac sono solo alcune tappe contemplative di questo Museo che quest’anno compie i suoi primi 50 anni, celebrati con numerosi eventi ed esposizioni.
Una visita a Saint Paul de Vence merita un soggiorno all’altezza del contesto e l’Hotel La Vague de Saint Paul, nuovo 4 stelle del gruppo Phoenix Hotels Collection, offre il meglio di sé sotto la direzione del giovane Guillaume Puig, che al bon ton francese mescola la tempra delle origini catalane e calabresi. 50 stanze tra Classic, Superior, Luxe e Suite, distribuite in una struttura architettonica sinuosa immersa nel verde, trasmettono un’atmosfera informale ma elegante e, insieme alla piscina esterna, al campo da tennis e al centro benessere, soddisfano tutte le esigenze degli ospiti. Il Ristorante “Bistrot”, con i suoi ampi spazi luminosi, propone piatti che soddisfano gli appetiti degli epicurei più sopraffini. Lo Chef bulgaro Emil Sevastakiev pone sensibile attenzione non solo alla qualità ma anche all’estetica, in una calibrata piacevolezza di forme e sapori che rispetta i ritmi dei prodotti stagionali, attingendo al ricco inventario della mediterraneità.

MOUGINS E IL PICCOLO LOUVRE
L’incantevole villaggio di Mougins, situato tra Cannes e Grasse, ospita la dimora di Pablo Picasso che qui scelse di vivere gli ultimi anni della sua esistenza e vi morì all’età di 91 anni. Il suo maniero in stile provenzale, conosciuto come Mas de Notre-Dame du Vie, mantiene viva la presenza del pittore che pare ancora vagabondare coi suoi pennelli in questo borgo ameno, apparentemente immobile nel tempo. Ma c’è un altro luogo, tesoro di memorie artistiche, che rende Mougins un’attrattiva per il turista colto e curioso: si tratta del MACM (Musee d’Art Classique de Mougins), diretto da Madame Leisa Paoli. Questo spazio, inaugurato nel 2011 e affettuosamente chiamato “il piccolo Louvre”, ospita insospettabili ricchezze, frutto di collezioni private appartenute a Christian Levett, fondatore del Museo. Dalla più grande collezione di armature militari greco-romane, a opere di Rubens, Cézanne, Chagall, Matisse, Picasso, Dalì e Warhol, il MACM fonde l’arte classica al surrealismo contemporaneo, proiettando il visitatore in un percorso culturale senza confini temporali.
Ideale, per completare una visita a Mougins all’insegna dello charme, è un soggiorno a Le Mas Candille, Hotel 5 stelle che offre un eclettico blend di architettura classica e moderna immersa in un parco di cinque ettari, superbamente completato dal primo centro benessere Shiseido in Europa. Originariamente la struttura era un vasto vigneto e un bivacco napoleonico, prezioso deposito di vino e olive. Oggi, persa la sua funzione agreste, l’Hotel appartiene alla catena Relais et Chateaux e accoglie 46 camere, incluse 7 Suite, tutte arredate con raffinata eleganza in tipico stile francese e distribuite in tre ambienti: Le Mas, La Bastide e La Villa Candille. Cuore dell’Hotel è la piscina dalle femminee curve affacciata sulle colline di Grasse, con il suo ristorante La Pergola, e fiore all’occhiello del resort è il Ristorante Le Candille.  Il talento dello Chef Serge Gouloumès (meritata stella Michelin dal 2005) promette di incantare i palati più smaliziati e sorprende sempre con un tocco di originalità che contribuisce a rendere indimenticabile il soggiorno a Le Mas Candille. La filosofia culinaria dello Chef sposa le nuances esotiche più ricercate ai sapori mediterranei, italiani e provenzali, con un’attenzione all’estetica che tocca la perfezione artistica. L’arredamento del Ristorante e del Bar du Mas riprende i caldi colori primaverili che anticipano i frutti dell’estate, così il rosso porpora delle poltroncine accende il candore dei tavoli ornati di fiori profumati, avvolgendo l’ospite in un caldo abbraccio.  Il Direttore dell’Hotel, Giuseppe Cosmai, ha evidentemente saputo coniugare il meglio dell’italianità con il massimo dell’espressione d’hotellerie francese, facendo di Le Mas Candille l’ennesima opera d’arte di Mougins.

mercoledì 30 ottobre 2013

Chambéry, un viaggio nella storia bighellonando tra les allées



Il volto della natura
Decantata da Rousseau, Stendhal e Lamartine, l’ex capitale del Regno di Savoia pare sbocciare dalla storia senza accusare segni di vecchiaia. Grazie a sapienti restauri, Chambéry restituisce il passato al futuro e, avvolgendo il turista in un mite afflato romantico, lo conduce lentamente alla scoperta dei suoi anfratti giocosi di vita. A Chambéry, infatti, la storia scorre come linfa attraverso le viuzze, les allées, che come per magia si fanno beffa del tempo e  sboccano trionfanti nel palpitante presente. La sensazione è che cultura e natura stringano una complice alleanza, prendendo sottobraccio francesi e piemontesi in un sottofondo inevitabilmente affine.
Qui la bellezza delle Alpi sembra prendersi cura di quella della città. “L’uomo è nato libero ma ovunque è in catene” confessava Rousseau che sulle colline alle porte di Chambéry, a Les Charmettes, respirava quel raro sapore di libertà tanto anelato. Per questo, tra il 1736 e il 1742, il filosofo scelse di abitare qui con la sua ispiratrice, Madame de Warens. E questa sensazione di libertà, di intimo dialogo con l’ambiente, è tuttora evocata dalla presenza di una natura esuberante eppure quieta. La Regione è, infatti, meta prediletta degli amanti dello sci, del kayak, delle passeggiate a piedi o in bici e dei filosofi nostalgici come Rousseau. I Parchi di Bauges e Chartreuse, insieme al grande lago naturale Bourget e al più piccolo di Aiguebelette, incastonano la città in una cornice da fiaba custodendo intatto il suo cuore storico.
Il volto del passato
Lo sviluppo architettonico e cronologico della città ruota attorno alla roccaforte dei sovrani di Chambéry. Ancora oggi il castello dell’XI Secolo rappresenta un motivo di attrazione ineguagliabile e tra le sue mura, nella Santa Cappella, è conservata una copia dell’enigmatico telo della Sacra Sindone che vela di mistico fascino l’intero luogo. Il Castello, tradizionalmente forte di difesa e residenza prediletta dei Savoia, è oggi sede dell’Amministrazione comunale, rinato a nuova vita dopo mille vicissitudini e nefasti incendi.
Per conoscere meglio i trascorsi della città, si può visitare il Museo della Savoia, situato in piazza Lannoy de Bissy, nei locali dell'ex monastero francescano. Vi si può accedere direttamente alla Cattedrale, imperdibile per i suoi 6000 metri quadri di trompe-l'œil e per i suoi labirinti pavimentali. Per raggiungerla si percorrono pittoresche vie dal sapore antico, come Rue Sainte Apollonie, dove nel Medioevo c'era un forno per il pane e un hospitale dotato di una cappella. Durante la Rivoluzione la via fu ribattezzata Rue de l'Equerre, come a voler dare un nuovo volto alla città sull’onda della svolta culturale. Da una via antica se ne imbocca una moderna, che sullo sfondo lascia intravedere la curiosa Fontana degli Elefanti, (detta degli elefanti senza ‘sedere’, perché mostrano solo la testa) con una colonna portante che simboleggia un tronco di palma in omaggio alle colonne papiriformi egizie. L’opera fu costruita dallo scultore Sappey nel 1838 per celebrare le imprese del conte Benoit de Boigne, grande benefattore di Chambéry nella seconda metà del ‘700, molto caro agli abitanti ancora oggi.
Il volto del presente
L’architettura più recente di Chambéry non è tuttavia meno affascinante.
Maestoso è il Carillon installato nel 1993 nella Torre Yolande accanto alla Santa Cappella del Castello che, seppur invisibile, con le sue 70 campane è la più grande orchestra di bronzo di tutta la Francia. Altro vanto architettonico dei nostri tempi è il Quartiere Curial, con l’Espace Malraux-Scène Nationale dell’architetto ticinese Botta, la Mediateca Jean-Jacques Rousseau di Galfetti e le Manege, il Centro Congressi reinterpretato da Morrisseau. Questa rivisitazione dell’urbanistica medievale non inibisce il fascino storico della città, anzi lo esalta in un contrasto di forme e stili insolitamente armonico. E altrettanta sensibilità è dedicata al rispetto ecologico: Chambéry, infatti, è stata tra le prime cittadine francesi a promuovere le zone pedonali, oltre a dedicare spazi sotterranei ai parcheggi per non violentare l’arte e la natura. Questo la rende particolarmente accogliente anche per i tanti giovani che da tutta Europa ogni anno si riversano qui, nelle sue prestigiose Università.
Il famoso Mercato, Les Halles, è probabilmente tra le opere recenti più attrattive, non solo in virtù della struttura ariosa in perfetta sintonia con la città ma anche per ciò che contiene e offre. Ogni giorno è un tripudio di formaggi, salumi, ortaggi, crostacei, vini e dolci delizie ma è il sabato che il Mercato dà il meglio di sé espandendosi con appetitosi tentacoli anche all’esterno, lungo le strade.
Chambéry a tavola
A proposito di cibi, prodotti genuini e ricette originali, forse non tutti sanno che il nome “Chambéry” deriva da “chambero” che in francoprovenzale significa “astice”. Questo perché l’antico borgo, in origine, poggiava su ampie paludi che pullulavano di piccoli crostacei, sicuramente molto appetibili.
Oggi i piatti tipici della Savoia, e di Chambéry in particolare, puntano su ingredienti piuttosto sostanziosi, ricchi di proteine e farinacei, adatti alla vita dinamica che le Alpi naturalmente inducono. Inoltre, molte preparazioni echeggiano quelle tradizionali piemontesi, con evidenti parentele gastronomiche.
Un buon pasto deve cominciare e terminare con un distillato delle due Aziende centenarie della Regione, Dolin e Routin, che perpetuano le specialità più note: il Vermouth di Chambéry, il Génépi e la Chambéryzette. La tradizione molitoria è molto ancorata qui e i crozets, pasta preparata con farina bianca, grano saraceno e uova, sopravvivono al passato continuando a ingolosire, insieme ai tallerin e alla polenta. La salagione dei salumi è un’altra tradizione immortale che continua a produrre pregiati prosciutti e salsicce secche, naturali, affumicate, alle nocciole, ai mirtilli o al Beaufort. Sui formaggi bisognerebbe aprire un sipario a parte perché sono protagonisti di un  teatro gastronomico davvero ampio e ineccepibile: dal Farou al Colombier des Aillon, dal Chevrotin alla Tomme de Savoi, la varietà olfattiva e gustativa è straordinaria, così come gli abbinamenti ai vini locali. Anch’essi meriterebbero un palcoscenico a parte: dalla Rosette de Savoie al Crépy al Seyssel, 22 Cru e una ventina di vitigni tra cui i celebri bianchi Jacquère e Altesse e il celebre rosso la Mondeuse. Al commensale il piacere di azzardare abbinamenti con carni bianche, di cacciagione, con il Fois Gras, oppure con i dolci salmerini del lago di Bourget, davvero ottimi. Infine, i dessert per accontentare tutti: dai famosi Truffles (i tartufi di cioccolato inventati nel 1895 da un pasticcere di Chambéry, Louis Doufour) alla Rioute (ciambellina dolce-salata da inzuppare nel vino bianco), dal Dolce di Savoia (specie di meringa a base di albumi, zucchero e farina) al Saint Genix (dolce pralinato dei Duchi di Savoia confezionato in carta rossa e bianca, i colori del Ducato). 
E se ciò non bastasse a stuzzicare l’appetito, non resta che fare una visita ai ristoranti e ai bistrot della città. Il viaggio, oltretutto, è comodo e veloce approfittando del collegamento ferroviario Alta Velocità Milano - Torino - Lione, un ponte teso tra due culture in stretto dialogo tra loro.

venerdì 14 dicembre 2012

Louvre-Lens: la bellezza che salverà il mondo



Francia del Nord: il Louvre si fa in due

NEL NUOVO MUSEO DI LENS: LA BELLEZZA CHE SALVERA’ IL MONDO

Ogni città ha un suo profumo, proprio come le persone. Le città del Nord-Pas di Calais tra il Mare del Nord e il Belgio profumano di burro, simbolo non solo della ricca cucina ma anche dell’unione tra passato e futuro, idealmente mescolati in un dinamismo culturale d’eccezione.
Le fortificazioni militari che Vauban, ingenieur ordinaire di re Luigi XIV, progettò nel XVII secolo testimoniano secoli di guerre e di vittorie. Ma la sfida attuale di questa regione è la proiezione verso un futuro che intreccia memoria storica e innovazione. Gran parte delle città, come Lille e Arras, sono risorte dopo le distruzioni della prima guerra mondiale senza subire alcuna trasfigurazione e i 49 musei della zona insieme ai monumenti a cielo aperto tessono un armonioso dialogo con l’arte moderna e contemporanea.
E’ la città di Lens, oggi, ad attirare su di sé i riflettori. Già patrimonio dell’Unesco per le sue storiche miniere di carbone, la piccola Lens sembra uscita dalla nostalgica penna di Charles Dickens. Con l’inaugurazione del Museo Louvre-Lens la città si scrolla di dosso un passato di polvere nera per infilarsi in un futuro ricamato d’arte e bellezza. La scelta di collocare il Museo nel cuore di una zona essenzialmente operaia è di natura economica e filosofica: rivela la volontà di decentralizzare e democratizzare la cultura valorizzando un ampio territorio foriero di risorse e sorretto da una rete strategica di collegamenti con il resto d’Europa. Questa è un’opportunità vincente che riscatta una zona pesantemente segnata dalla crisi industriale attraverso la linfa della cultura. Se, come diceva Dostoevskji, la bellezza salverà il mondo, il Louvre-Lens ne è la dimostrazione.
Inaugurato il 4 dicembre 2012 dopo un’accurata ideazione e quattro anni di lavori, il Louvre-Lens ha un proprio afflato esistenziale che lo distingue sotto ogni aspetto dal suo omonimo parigino. Non rappresenta solo l’occasione di rinascita di una città ma anche l’opportunità di ripensare se stesso, scrostando la concezione del tradizionale museo in virtù di una nuova funzione, audace e dinamica.

Un’esposizione dinamica: 250 capolavori a turno ogni anno
Trovarsi al suo cospetto emoziona. La prima sensazione è di riverenza per una creazione che sotto una linearità eterea racchiude un’esuberanza artistica inestimabile. Gli architetti giapponesi dell’agenzia Sanaa, Kazuko Sejima e Ryue Nishizawa, hanno sedotto l’ambiente senza violentarlo, colonizzandolo con mistica armonia nel rispetto della sensibilità estetica. Su uno spazio verde di 28.000 metri quadri, la struttura si dirama con la leggerezza di una piuma articolandosi in cinque edifici rettangolari costruiti in vetro e metallo. Somigliano a chiatte fluttuanti su un fiume d’erba, cariche di tesori. La luce è l’anima del Museo che grazie alla trasparenza delle pareti risolve il confine tra interno ed esterno dipanando un unico filo conduttore in cui è consacrata l’alleanza tra l’opera dell’uomo e quella della natura. Racchiuse tra le linee discrete e minimaliste le opere d’arte dialogano tra loro e con i visitatori, perché lo spazio lascia il tempo a una raccolta fruizione. La Galerie du Temps offre un viaggio nella storia: dal periodo Ellenista al Medioevo, dall’età Romana al Rinascimento fino all’arte Islamica. La rotazione annuale dei 250 capolavori evita la rigidità dell’esposizione permanente, mantenendo sempre vivo lo stupore del visitatore che, come sottolinea il Direttore Esecutivo Henry Loyrette, sarà invogliato a tornare più volte per emozionarsi come fosse sempre la prima. Questa filosofia fa sì che protagonista del Museo sia innanzitutto l’arte non la struttura, la quale riesce comunque ad ammaliare ponendosi al nobile servizio della cultura. La complicità osmotica tra ambiente e urbanistica da un lato e tra artisti e fruitori dall’altro rende il Louvre-Lens il primo grande traguardo di una nuova era museale che affida con intelligenza la storia al futuro nel rispetto del presente.
La vicinanza di Lens con le città di Lille e Arras invita a una visita approfondita della regione, sfruttando la comodità della TGV, che in appena 40 minuti collega con l’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, delle autostrade A21 e A26, della metropolitana e delle navette che collegano il Louvre-Lens alla stazione.

Lilla: una città antica con lo spirito giovane votata al culto dell’arte
A Lilla, capoluogo della regione, si respira un passato ancora palpabile che con sua la torre civica, il Beffroi, sorveglia la vitalità della Grand Place. Il dialetto regionale si mescola per le vie con gli idiomi stranieri, quasi a ricalcare lo stesso armonioso amalgama che trapela dall’architettura. Oggi Lille è una città giovane, aperta al mondo e in perenne metamorfosi. Ha saputo allacciare una tradizione industriale essenzialmente manifatturiera con i progetti architettonici più avventurosi, tanto che nel 2004 è stata, insieme a Genova, capitale europea della cultura. Poco lontano dal centro storico, che nel periodo natalizio s’illumina con i mercatini e una grande ruota panoramica, sorge il quartiere moderno con le sue linee vertiginose e leggere. Avventurarsi dalla vieux Lille a Eurolille dà la sensazione di attraversare in un breve respiro secoli di storia in un’armoniosa distorsione del tempo.
La città attrae anche per i suoi musei. Il Palazzo delle Belle Arti ospita dal 6 ottobre al 14 gennaio 2013 due mostre: una dedicata alle Favole del paesaggio fiammingo nel XVI secolo, l’altra alla mitica Torre di Babele, con opere allegoriche raffiguranti l'episodio della Genesi interpretato in chiave moderna. Un concentrato di fantasia e sogno è invece offerto al Tripostal di Euralille dove dal 6 ottobre al 13 gennaio va in scena Fantastic, un’esposizione di opere surreali di artisti contemporanei tra cui troneggia l’americano Nick Cave. Fantastic abbatte i confini tra sogno e realtà e sfida le emozioni più perturbanti scaraventando oltre l’immaginario.

Una stimolante sorpresa: il museo “La Piscine” di Roubaix
Di tutt’altro sapore è il Museo d’Arte di Roubaix, poco lontano da Lille. La Piscine è un gioiello architettonico ricavato da un’antica piscina municipale trasformata in museo. Grazie all’operosità del suo Direttore Bruno Gaudichon, la Piscine è anche sede di numerosi laboratori didattici aperti al pubblico. Dal 13 ottobre al 13 gennaio 2013 è Marc Chagall a completare l’attrattiva del museo che, con le sue vetrate colorate riflesse nell’acqua, resta uno dei simboli architettonici più attraenti della regione.

Arras una città in...carrozza
Altra città dal fascino seducente è Arras, antico borgo medievale di trovieri e menestrelli e fervente centro di produzione laniera da cui è fiorita la tessitura di arazzi. Anch’essa è rinata dopo le devastazioni della prima grande guerra di cui restano le tracce nei cunicoli sotterranei che si diramano sotto la Grand Place. Oggi la città si presenta più scintillante che mai. Oltre le piazze, la Cattedrale, e gli immancabili mercatini di Natale aggiornati con bistrot a base di ostriche e champagne, la città ospita il suggestivo Museo delle Carrozze. Una piccola Versailles in cui le sontuose carrozze dei reali di Francia invitano a un immaginario galoppare da gustare in assorto silenzio.


Dove dormire.
Novotel Lille Centre, Lille, www.novotel.com Ai comfort della modernità unisce l’esperienza di una gestione attenta alle esigenze di un turismo sempre più istrionico e dinamico.
Hotel & Casino Lucien Barrière, Lille www.lucienbarriere.com Con le sue cinque stelle concentra lusso, divertimento e benessere. Inaugurato nel 1210, il Lucien Barrière si eleva su nove piani. Suoi punti di forza sono il casinò, un teatro, tre ristoranti, il Centro benessere Escal’ Bien-Etre e 17 spaziose suites da cui contemplare il parco di Dondaines. La cucina dello Chef Michel Vico è l’orgoglio dell’Hotel.
La Chartreuse du Val St-Esprit, Gosnay. www.lachartreuse.com L’Hotel eredita il fascino di un monastero del ‘300 e fonde seduzione e charme. Boiserie e arazzi ammantano le sale fino ai piani superiori su cui si affacciano le camere che profumano di sospiri e di misteri. A tavola le suggestioni dello spirito lasciano spazio ai piaceri più terreni: il servizio è regale e i sapori son deliziosamente coronati da vini eccellenti.
Hotel L’Univers, Place de la Croix Rouge, Arras. www.univers.najeti.fr A pochi passi dalla Cattedrale, offre un buon servizio condito dai sapori gastronomici regionali e internazionali.



Le soste del gusto
La Terrasse des Rempart, Logis de la Port de Gand, Lille. www.lilleremparts.fr Sapori piacevolmente contrastanti e ottimi vini tra cui il sensuale Guillaman Côtes de Gascogne.
Chez la vieille, Lille. www.estaminetlille.fr  Due piani sempre affollati a ogni ora della giornata e piatti traboccanti di golosità locali.
Patisserie Meert, Lille. www.meert.fr  Inimitabili le gaufres alla vaniglia, le tisane e il café gourmand.
Brasserie Castelain, Bénifontaine. www.chti.com Birreria artigianale dove poter gustare la famosa Ch’ti appena stillata.
L’Assiette au Boeuf, 56 Grand Place, Arras. Le migliori pomme frites della città in un ambiente sobrio e moderno.
La Cervoise Tiède, 56 rue Victor Hugo, Bénifontaine. Ottimi salumi e formaggi regionali conditi dalla simpatica accoglienza dell’oste.



                        LOUVRE LENS
                        Site Internet : www.louvrelens.fr <http://www.louvrelens.fr>