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sabato 1 agosto 2015

Una giornata speciale


Un silenzio surreale regna in questa giornata speciale.
Speciale perché è festa, il giorno in cui da ogni balcone sventola con orgoglio la bandiera nazionale. Un rosso che accende un cielo vagamente autunnale ma che presto, con l’arrivo della notte, s’illuminerà di mille fragorosi colori.
Un silenzio surreale perché pare d’essere lontano da tutto qui, a due passi da un lago puntinato di sottile pioggia. Nessuna musica, nessun rombo, nessuna vibrazione artificiale sembra permettersi di giungere fin qui a violare la quiete naturale. Pare d’essere in un limbo ovattato, protetto da invisibili mani di fata. Trapela solo il profumo lontano di qualche fuoco a legna traboccante di succulenti fragranze, profumo che lascia immaginare i tavoli di legno che ogni paese, ogni lido, ogni grotto qui attorno sta allestendo per insaporire la festa di piaceri carnali. Ogni comune, dalle sponde del lago alle cime delle colline, partecipa così nel suo piccolo a quest’orgoglio collettivo. Sfidando la pioggia e le luci multicolori della grande città, la vera regina della notte, che sta correndo a farsi bella per la festa.
Eppure qui, lontano da tutto, a due passi da un lago puntinato di sottile pioggia, il tempo pare essersi fermato, dimenticandosi per qualche assurdo sortilegio di questa giornata speciale.
Forse, nel suo piccolo, anche il lago con la sua immobile quiete partecipa all’orgoglio collettivo: trasformando una giornata speciale in una qualunque, facendomi capire che grazie al suo silenzio surreale ogni giornata qui è davvero speciale. 

lunedì 13 aprile 2015

IL TICINO TI E' VICINO


Appuntamento con i migliori chef del mondo: dal 3 maggio al 14 giugno torna S. PELLEGRINO SAPORI TICINO


Un placido lago blu, colline verdeggianti e raffinati hotel. Quale contesto scenico più accattivante per ospitare il meglio della cucina internazionale?
La seducente cornice cromatica è il Ticino, cuore caldo della Svizzera, che si prepara per accogliere la nona edizione di S.Pellegrino Sapori Ticino. Dopo 8 anni dal primo evento, la manifestazione ha maturato un successo esponenziale e quest’anno i protagonisti saranno i World’s Top Chefs, 8 chef provenienti dai 51 migliori ristoranti al mondo, veri e propri artisti in toque blanche dal 3 maggio al 14 giugno si destreggeranno nei migliori alberghi del Cantone.
Con un totale di 28 stelle Michelin partecipanti e un numero impressionante di punti Gault&Millau, S.Pellegrino Sapori Ticino rappresenterà uno dei più grandi eventi a livello mondiale. Cene ed eventi che l’enogastronomia internazionale sposa all’ospitalità ticinese, grazie agli chef locali (Andrea Bertarini, Egidio Iadonisi, Alessandro Fumagalli, Domenico Ruberto, Frank Oerthle, Dario Ranza, Lorenzo Albrici, Salvatore Frequente, Othmar Schlegel e Antonio Fallini), e alla disponibilità dei migliori alberghi ***** lusso della Svizzera, Swiss Deluxe Hotels.
Qualche esempio? Il 3 maggio, presso l’Hotel Splendid Royal di Lugano, la cena di apertura sarà a cura degli Chef del gruppo Swiss Deluxe Hotels, dove Domenico Ruberto ospiterà tre colleghi e ambasciatori del gruppo come Giuseppe Colella, Dominique Gauthier e Thomas Neeser. Dal 4 maggio avrà inizio la rassegna vera e propria con Mauro Colagreco, chef 2 stelle Michelin del ristorante Mirazur di Mentone, numero 11 al mondo, ospite di Salvatore Frequente presso l’Hotel Eden Roc di Ascona.
Il secondo protagonista d’eccezione si esibirà il 10 maggio a Villa Principe Leopoldo, Lugano, dove lo chef locale Dario Ranza incontrerà Massimo Bottura dell’Osteria Francescana, ristorante tristellato e numero 3 al mondo.
La manifestazione proseguirà con l’arrivo a Lugano dell’ambasciatore svizzero dell’alta ristorazione Andreas Caminada, unico chef svizzero presente nella top 50. L’11 maggio sarà ospite dello Chef Frank Oerthle al ristorante Artè del Grand Hotel Villa Castagnola di Lugano.
Il viaggio enogastronomico prosegue con un’altra serata tutta italiana, grazie alla presenza di Davide Scabin, altro celebre rappresentante della cucina italiana nel mondo, premiato a Identità Golose 2015 come Cuoco dell’Anno per la sua cucina tra qualità e innovazione; presso il Ristorante Concabella di Vacallo incontrerà il talentuoso e stellato Andrea Bertarini il 24 maggio. Direttamente dal suo ristorante di Rivoli, Combal.Zero, agli ospiti di S.Pellegrino Sapori Ticino 2015 Scabin presenterà alcuni dei suoi piatti più sperimentali.
Il 25 maggio presso Villa Orselina sarà ospite di Antonio Fallini, lo chef Sven Elverfeld, uno dei più importanti ed apprezzati in Europa. Dalla tedesca Wolfsburg dove è situato il Ristorante Aqua, Elverfeld incanterà la platea con un menu da 3 stelle Michelin ispirato alla libertà, cardine e principio fondamentale della sua cucina.
Il 29 maggio S.Pellegrino Sapori Ticino vedrà l’arrivo, direttamente da Bangkok, dell’indiano Anand Gaggan, considerato uno dei maggiori esponenti della cucina indiana, terzo migliore ristorante in tutto il continente Asiatico e numero 17 al mondo: sarà ospite di Egidio Iadonisi dello Swiss Diamond Hotel di Vico Morcote.
Il viaggio attraverso le migliori tavole del pianeta prosegue il 3 giugno con la presenza di Diego Muñoz, numero 2 di tutta l’America Latina, presso l’Hotel Splendide Royal di Lugano dove Domenico Ruberto aprirà le porte della sua cucina per una serata ispirata ai sapori Sudamericani. Muñoz, diventato head chef  dell’Astrid y Gaston di Lima in Perù, è il successore di Gaston Acurio, vero e proprio maestro della cucina mondiale.
A completare la rosa di chef, l’8 giugno presso il Castello del Sole di Ascona, il giovane Rasmus Kofoed del Geranium di Copenaghen, in assoluto uno dei migliori chef europei, denominato “La leggenda del Bocuse d’Or. Unico anche in questo caso l’incontro con lo Chef locale per una serata dove le visioni e la ricerca del giovane chef danese si fonderanno con la tradizione dello stellato Othmar Schlegel.
La festa finale della manifestazione di quest’anno sarà dedicata all’altro partner di eccellenza per il 2015, ossia le Grandes Tables De Suisse, associazione che riunisce praticamente tutte le migliori tavole della Svizzera. Quattro chef che hanno fatto, ma che sono ancora, la storia della grande cucina svizzera, ovvero Andrè Jaeger, Franz Wiget, Markus Neff e Robert Speth saranno ospitati da Alessandro Fumagalli presso il Grand Hotel Eden di Lugano il 14 giugno, una serata a 5 stelle Michelin per concludere insieme questo lungo viaggio che vede la cucina, i prodotti e la tradizione svizzera, incontrare le suggestioni culinarie di tutto il mondo.

Come di consuetudine, alle cene si affiancheranno alcuni eventi speciali: il 16 maggio al Castello di Morcote con la serata Déjeuner au Château; il 18 maggio al Seven di Lugano con Una serata in rosa tutta al femminile e il 21 maggio con una serata lounge dedicata ai più giovani, replicata il 21 maggio al Lido Bar di Lugano.
Un’ottima occasione per conoscere il meglio del Canton Ticino, dalle bellezze del paesaggio alle bontà della tavola!

lunedì 8 dicembre 2014

LA TABLA, UN ASSAGGIO D’INDIA NEL CUORE DEL TICINO



 “Ci siamo incontrati a New York nel 2002 lavorando per il Ritz-Carlton Central Park. Entrambi con la passione dell'ospitalità' e con un curriculum alberghiero alle spalle”.


Lui, Gagan, è originario dell'India. Lei, Daniela, è svizzera. In comune, non solo una solida unione famigliare ma anche una grande passione per la cucina e la ristorazione. Dalla loro intraprendenza, condita dal connubio tra l’arte culinaria indiana e la tradizione ticinese, è nato il ristorante La Tabla che, dal 2012, offre un buon motivo in più per fare una sosta golosa a Montagnola, nei dintorni di Lugano.


Il ristorante, su due piani, è quanto di più sensuale e accogliente si possa immaginare, l’ideale per le fredde sere d’inverno: mattoni a vista, arredi in legno e luci soffuse invitano ad una piacevole intimità. Mentre la lounge esterna, con la grande terrazza immersa nel verde, anima le serate estive fino a tarda notte. Due camere per gli ospiti e una meeting room completano l’ambiente, mantenendo un’atmosfera raffinata ed elegante. La cucina propone piatti sia indiani sia italiani, tutti preparati con il desiderio di appagare prima la vista e poi il palato.

Impossibile non lasciarsi sedurre dalle ricette di Mamma Gurmeen, che ha confidato a Gagan i segreti delle spezie, immancabili in ogni piatto indiano che si rispetti. Tuttavia, cardamomo e coriandolo, peperoncino e curry non sono mai aggressivi ed esaltano delicatamente carne, pesce e riso basmati senza invadenza. Fragranze magiche e aromi arcani che operano un sottile sortilegio al palato, sussurrato con intrigante fantasia. Perché, come scrive Chitra Banerjee nel suo libro “La maga delle spezie”: le spezie sussurrano i loro segreti e sospirano piacere …


Ecco qualche esempio, provare per credere:

HARYALIPANEERTIKKA
RICOTTA INDIANA
IN PASTELLA DI CORIANDOLO E MENTA
COTTA NEL FORNO TANDOOR CON PEPERONI

TINDAVADA
POLPETTA DI ZUCCA
IN SOFFRITTO DI POMODORO & CIPOLLA
GUARNITA CON YOGURT 

ACCHARIGOSHT&KULCHA
STRACCETTI DI AGNELLO IN 5 SPEZIE ALL’ACETO
SERVITI CON NAAN ALLE CIPOLLE E CUMINO

KURKUREJHINGE
GAMBERONI MARINATI E COTTI IN PASTELLA DI CECI
ACCOMPAGNATI DA UNA SALSA AGROPICCANTE

Ogni piatto è accompagnato dal tipico pane indiano, il BUTTERNAAN o il GARLICNAAN, morbido e profumato, cotto nel rispetto della tradizione.  


E per chi volesse assaggiare anche qualche ricetta mediterranea, gli chef Giuseppe e Elisa propongono una cucina originale e creativa, utilizzando solo prodotti freschi e di stagione.
In effetti, la tentazione di tradire la cucina indiana de La Tabla è forte quando ci si trova davanti a proposte come queste:

TARTARE DI GAMBERO ROSSO CON ARIA DI PREZZEMOLO E CHIPS DI SEDANO RAPA

FILETTO DI TORO ALLA SENAPE CON INSALATA DI RUCOLA E PATATE SALTATE

FOIE GRAS CON SCAGLIE DI TARTUFO NERO, CIPOLLE CARAMELLATE E PANE FATTO IN CASA


 E cosa dire dei dessert? La seduzione delle dolcezze indiane è leggendaria: dal Kulfi, gelato artigianale ai pistacchi, mandorle e cardamomo; al Gulab Jamun, babà indiani immersi in uno sciroppo di acqua di rosa e cardamomo; al Mango Lassi, un rinfrescante frullato di yogurt e polpa di mango che evoca i più romantici tramonti indiani.
Il tutto accompagnato, dall’inizio alla fine, da vini pregiati e bollicine d’autore, esibiti come opere d’arte nella cantina a vista della sala ristorante.


Ma ciò che più seduce a La Tabla sono i sorrisi dei padroni di casa. Tornare qui ogni volta è come fosse la prima volta, con la segreta certezza di sentirsi a casa propria e, soprattutto, con la gioia di trascorrere una piacevole serata in compagnia della persona giusta.  
A proposito … quando il prossimo invito a cena?

mercoledì 31 luglio 2013

Fuochi senza frontiere



Da bambina dicevo a me stessa che una volta cresciuta avrei sposato uno Svizzero! E non per interessi materiali. Piuttosto perché sono sempre stata esterofila e ho sempre avuto fretta di imparare altre lingue per comunicare con chi non conosceva la mia. Così, cercando già allora di conciliare sogni e realtà, immaginavo che la Svizzera, per il suo collage di culture e per la sua vicinanza geografica, fosse un buon compromesso per le mie ambizioni sentimentali. Non è andata così alla fine, forse perché non ho incontrato lo Svizzero giusto, ma ancora oggi appena oltrepasso il confine e approdo in Ticino sto bene e mi sento a casa in questo crocevia di idiomi, dialetti e tradizioni tanto diverse tra loro.
Il 1° agosto del 1291 è considerata la data di nascita della Svizzera. Quel giorno, infatti, i rappresentanti dei tre Cantoni alpini, Svitto, Unterlvaldo e Uri, si incontrarono sul bel prato del Grütli, affacciato sul Lago di Lucerna, per giurare fedeltà alla Confederazione, con l’impegno di reciproco soccorso nel caso di minacce di aggressori stranieri, primi fra tutti gli Asburgo.
Dal 1891 il primo di agosto è stato riconosciuto ufficialmente Festa nazionale della Svizzera, che nel frattempo si è suddivisa in 26 Cantoni, diversi tra loro per lingua, densità di popolazione e conformazione geografica. Questa frammentazione potrebbe anche non essere definitiva, perché ancora oggi alcuni cittadini chiedono la fusione di certi Cantoni e vi sono comuni che vorrebbero addirittura cambiare Cantone. Quindi parlare di Festa nazionale può far sorridere ma trovo sia un buon pretesto per mettere da parte, almeno per un giorno, differenze e antagonismi e unirsi tutti sotto lo stesso cielo, che per l’occasione si trasforma in un tumulto di luci e colori.
Sì, perché oltre alle adunate pubbliche convenzionali e ai discorsi formali dei rappresentanti politici, è tradizione che il primo di agosto in tutta la Svizzera si sparino botti e fuochi d’artificio in grande stile. E questa usanza, al di là della sua spettacolarità, ha un suo significato storico. Infatti, secondo una leggenda del Cantone di Ginevra, per secoli è sopravvissuta l’abitudine di accendere grandi falò sulle colline e sulle montagne in tutto il territorio elvetico, di modo che i riflessi delle luci sui laghi spaventassero e mettessero in fuga le orde di barbari intenzionati a conquistare le tribù svizzere.
Effettivamente il gioco di specchi che l’acqua offre al cielo illuminato, la prima notte d’agosto, mi incanta ogni volta. Tutti con il naso all’insù, alle 22.30 in punto: dalle piazze austere delle grandi città, ai paesini di montagna appollaiati tra i pascoli, fino alla quiete accogliente delle sponde dei laghi. E sempre la tradizione vuole che quest’esplosione di allegria sia attesa per tutta la giornata con gaudenti grigliate nei grotti, le tipiche trattorie ticinesi, tra fiumi di birra e concerti che mescolano piacevolmente nell’aria sapori, suoni e voglia di divertirsi.
Lugano si veste di rosso quel giorno. Dai bianchi balconi di Piazza Riforma, immancabilmente ricamati di gerani, la bandiera nazionale saluta la città, donandole un aspetto svolazzante e ridente che sembra voler far dispetto al suo solito impeccabile ordine. Il lungolago, che sbocca tra i giardini di Parco Ciani, si anima di volti e voci, in un cocktail di idiomi che sconfina dal tedesco all’inglese, dal portoghese al russo, dallo spagnolo al cinese. Almeno per le lingue non ci sono frontiere e mescolandosi tra la folla pare che tutti siano d’accordo sulla voglia di sorridere e dimenticare distanze e appartenenze. Così Lugano ringiovanisce e mi sembra più simpatica quando mette da parte la sua immagine abituale fatta di banche, casinò, gioiellerie e night club, e offre invece la sua anima più semplice.
Ma non è solo la città che si trasforma. Ogni lido organizza la sua festa e già nel pomeriggio la quiete e il silenzio, che di solito qui regnano,  vengono stravolti da musica e canti di ogni genere, che si accavallano e giocano a rincorrersi con la loro stessa eco. Il lago solitamente immobile, su cui scivolo silenziosa al tramonto con il kayak, e che si sveglia al ronzio pigro delle barche dei pescatori, si popola all’improvviso di battelli carichi di turisti e di grossi motoscafi in attesa di gettare l’ancora per gustarsi i fuochi in prima fila. Questo è in effetti il modo migliore per godersi lo spettacolo, sia per evitare le lunghe code in auto e la gara per accaparrarsi un parcheggio, sia perché è una vera emozione trovarsi a fior d’acqua, direttamente sotto una pioggia di luci infuocate che paiono voler spegnersi su di te. E per chi non avesse la fortuna di farsi cullare da un motoscafo ci sono sempre i pedalò che, come minuscole coccinelle, svolazzano qua e là tra le luci ammiccanti gialle e verdi delle barche più grandi.
  
Ricordo che lo scorso anno un violento temporale ha rubato la scena allo spettacolo pirotecnico, cogliendo di sorpresa la folla intirizzita con una raffica di grandine. Ma la notte successiva tutto è andato secondo il copione, anzi devo dire che i fuochi sembravano ancora più belli dopo quell’attesa: un tripudio di rosso e bianco, a rievocare i colori nazionali. Non mi abituerò mai all’emozione che ogni volta provo davanti a quella cascata luminosa e all’esplosione che rimbomba ad ogni lancio dentro il mio petto, come a incitare il mio cuore a battere più forte.
E’ Campione d’Italia ad anticipare la festa con due settimane di anticipo, come una sorta di gentile omaggio al territorio che la accoglie. Il clima che si respira qui è completamente diverso rispetto a quello di Lugano: niente birra ma champagne, niente grigliate di salsicce ma ostriche a lume di candela, non rock e pop ma musica classica. Proprio la musica ha un ruolo fondamentale a Campione in quest’occasione, perché accompagna tutta l’esplosione dei fuochi. E’ come assistere a una danza di luci e colori, proiettata in un teatro stellato sull’onda di un’orchestra invisibile. La colonna sonora è una carezza che rende l’atmosfera ancora più suggestiva e per un attimo restituisce alla piccola enclave tutto il suo fascino, calando un sipario di poesia sul nuovo Casinò, quell’inguardabile scatola di cemento che incombe grigia sul lago e che somiglia più ad una prigione, quasi a voler rinchiudere paradossalmente il vizio in clausura.
L’indomani, a ricordare la festa, restano solo le zattere da dove si son sparati i fuochi, insieme alle solite immancabili polemiche sull’inquinamento e sulle spese, ritenute da molti eccessive per uno spettacolo che in pochi minuti finisce in fumo. Gabbiani e anatre, cigni e aironi cenerini tornano ad essere padroni indisturbati del loro regno, che cambia colore con l’umore del tempo. Il silenzio e la quiete restituiscono al lago il suo ritmo immobile, mentre le città si arrendono alla frenesia di ogni giorno, trasfigurate dai fiumi d’auto diligentemente in coda come tante formiche.
Insomma, se il mio sogno di bambina di trovare uno Svizzero che mi facesse provare i fuochi d’artificio non s’è avverato, poco male, perché quelli che accende per me ogni giorno un mio connazionale sono impareggiabili! Mi resta comunque il piacere di venire qui, a godere della pace e delle emozioni che questo piccolo paradiso a due passi da casa sempre mi regala.
La Svizzera è anche questo!