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lunedì 8 dicembre 2014

LA TABLA, UN ASSAGGIO D’INDIA NEL CUORE DEL TICINO



 “Ci siamo incontrati a New York nel 2002 lavorando per il Ritz-Carlton Central Park. Entrambi con la passione dell'ospitalità' e con un curriculum alberghiero alle spalle”.


Lui, Gagan, è originario dell'India. Lei, Daniela, è svizzera. In comune, non solo una solida unione famigliare ma anche una grande passione per la cucina e la ristorazione. Dalla loro intraprendenza, condita dal connubio tra l’arte culinaria indiana e la tradizione ticinese, è nato il ristorante La Tabla che, dal 2012, offre un buon motivo in più per fare una sosta golosa a Montagnola, nei dintorni di Lugano.


Il ristorante, su due piani, è quanto di più sensuale e accogliente si possa immaginare, l’ideale per le fredde sere d’inverno: mattoni a vista, arredi in legno e luci soffuse invitano ad una piacevole intimità. Mentre la lounge esterna, con la grande terrazza immersa nel verde, anima le serate estive fino a tarda notte. Due camere per gli ospiti e una meeting room completano l’ambiente, mantenendo un’atmosfera raffinata ed elegante. La cucina propone piatti sia indiani sia italiani, tutti preparati con il desiderio di appagare prima la vista e poi il palato.

Impossibile non lasciarsi sedurre dalle ricette di Mamma Gurmeen, che ha confidato a Gagan i segreti delle spezie, immancabili in ogni piatto indiano che si rispetti. Tuttavia, cardamomo e coriandolo, peperoncino e curry non sono mai aggressivi ed esaltano delicatamente carne, pesce e riso basmati senza invadenza. Fragranze magiche e aromi arcani che operano un sottile sortilegio al palato, sussurrato con intrigante fantasia. Perché, come scrive Chitra Banerjee nel suo libro “La maga delle spezie”: le spezie sussurrano i loro segreti e sospirano piacere …


Ecco qualche esempio, provare per credere:

HARYALIPANEERTIKKA
RICOTTA INDIANA
IN PASTELLA DI CORIANDOLO E MENTA
COTTA NEL FORNO TANDOOR CON PEPERONI

TINDAVADA
POLPETTA DI ZUCCA
IN SOFFRITTO DI POMODORO & CIPOLLA
GUARNITA CON YOGURT 

ACCHARIGOSHT&KULCHA
STRACCETTI DI AGNELLO IN 5 SPEZIE ALL’ACETO
SERVITI CON NAAN ALLE CIPOLLE E CUMINO

KURKUREJHINGE
GAMBERONI MARINATI E COTTI IN PASTELLA DI CECI
ACCOMPAGNATI DA UNA SALSA AGROPICCANTE

Ogni piatto è accompagnato dal tipico pane indiano, il BUTTERNAAN o il GARLICNAAN, morbido e profumato, cotto nel rispetto della tradizione.  


E per chi volesse assaggiare anche qualche ricetta mediterranea, gli chef Giuseppe e Elisa propongono una cucina originale e creativa, utilizzando solo prodotti freschi e di stagione.
In effetti, la tentazione di tradire la cucina indiana de La Tabla è forte quando ci si trova davanti a proposte come queste:

TARTARE DI GAMBERO ROSSO CON ARIA DI PREZZEMOLO E CHIPS DI SEDANO RAPA

FILETTO DI TORO ALLA SENAPE CON INSALATA DI RUCOLA E PATATE SALTATE

FOIE GRAS CON SCAGLIE DI TARTUFO NERO, CIPOLLE CARAMELLATE E PANE FATTO IN CASA


 E cosa dire dei dessert? La seduzione delle dolcezze indiane è leggendaria: dal Kulfi, gelato artigianale ai pistacchi, mandorle e cardamomo; al Gulab Jamun, babà indiani immersi in uno sciroppo di acqua di rosa e cardamomo; al Mango Lassi, un rinfrescante frullato di yogurt e polpa di mango che evoca i più romantici tramonti indiani.
Il tutto accompagnato, dall’inizio alla fine, da vini pregiati e bollicine d’autore, esibiti come opere d’arte nella cantina a vista della sala ristorante.


Ma ciò che più seduce a La Tabla sono i sorrisi dei padroni di casa. Tornare qui ogni volta è come fosse la prima volta, con la segreta certezza di sentirsi a casa propria e, soprattutto, con la gioia di trascorrere una piacevole serata in compagnia della persona giusta.  
A proposito … quando il prossimo invito a cena?

mercoledì 3 dicembre 2014

ALLO ZEUGHAUSKELLER, TRA STORIA, LEGGENDA E BUONA CUCINA


SULLE TRACCE DI GUGLIELMO TELL


 Da vecchio arsenale a ottimo ristorante: un appuntamento imperdibile con il meglio della cucina zurighese

  
Cosa c’entra un ristorante nel cuore di Zurigo con Guglielmo Tell?
Ce lo racconta un cronista, Gerold Edlibach, il quale narra che il 3 maggio 1469 in 24 case situate a Gassen, Zurigo, si sviluppò un pericoloso incendio e che molti cittadini particolarmente generosi accorsero con i battelli dalle rive del lago per aiutare a spegnere il fuoco. Con l'andar del tempo solo poche di queste case furono ricostruite, perché la popolazione era diminuita enormemente in seguito alla guerra.
Con le guerre di Borgogna fu accumulato un ingente bottino di armi che doveva essere custodito in un luogo appropriato. Sotto il patronato del borgomastro Hans Waldmann fu quindi decisa la costruzione di un nuovo arsenale. Secondo la cronaca di Edlibach, figliastro di Waldmann, nel 1487 furono gettate le prime fondamenta dell'arsenale proprio a Gassen.
Tra i cimeli del ricco bottino pare si trovasse anche la balestra di Guglielmo Tell. Balestra che fu poi trasferita al Museo Nazionale insieme ad altri preziosi oggetti.
Fino al 1554 il piano superiore dell’arsenale venne utilizzato come granaio per le riserve di cibo e le provviste di pane. Durante l'anno 1554 il granaio fu trasferito al convento di Oetenbach secolarizzato al tempo della Riforma. Quando il 6 gennaio 1848, dopo la guerra del Sonderbund, il colonnello Ziegler riportò a Zurigo le armi di Ulrich Zwingli, ricevute in dono dal governo di Lucerna, furono anch’esse riposte nell'arsenale giallo, così chiamato per il colore delle sue mura.
Negli anni successivi, Gassen subì diverse ristrutturazioni e, nel 1867, quando un nuovo arsenale fu pronto per l'uso, i suoi tre vecchi arsenali vennero messi in vendita all'asta al maggiore offerente. La parte rivolta verso la Bahnhofstrasse di uno di questi edifici fu adibita a casa privata, mentre la parta esterna servì come magazzino di ferramenta.
Infine, durante i lavori di trasformazione del 1926, fu riparato il tetto dell’edificio e al pianterreno venne costruito quello che attualmente è il ristorante birreria "Zeughauskeller".
Oggi, in questo ambiente rustico e conviviale intriso di storia e leggenda, si servono specialità uniche, come lo “spezzatino alla zurighese” e la cosiddetta “spada del sindaco”, una paillard di baby beef avvolta sulla lama di una spada, insieme a schiumosi boccali di birra che resusciterebbero anche Guglielmo Tell.


SPEZZATINO ALLA ZURIGHESE
Lo Zürcher Geschnetzeltes o spezzatino alla zurighese appartiene alla città di Zurigo tanto quanto il fiume Limmat che la attraversa. E’ un must, un rito, per il turista di passaggio gustarlo almeno una volta, per condividere anche a tavola la quotidianità di questo angolo di Svizzera. E scegliere di assaporare questo piatto calandosi nell’atmosfera calda e conviviale dello Zeughauskeller è certamente il modo migliore per innamorarsi definitivamente di Zurigo e dei suoi sapori.


 Ricetta per 4 persone

Ingredienti:
600 g anca di vitello sminuzzata
150 g rognone di vitello
20 g farina bianca
2 cl olio di arachidi
4 g mix di sale  espezie per carne
20 g burro
1 pz cipolla tritata
200 g champignon bianchi
4 cl vino bianco
2,5 dl panna
40 g glassa di carne (o estratto di carne)
1,2 kg patate a pasta soda
q.b. sale e pepe macinati freschi
panna montata per decorare

Preparazione:
Carne e salsa. Cospargere lo spezzatino con la farina e rosolarlo brevemente nell’olio di arachidi caldo. Toglierlo dalla padella e ripetere l’operazione con il rognone. Coprire entrambi e tenerli in caldo.
Mettere la cipolla e il burro nella padella a imbiondire. Tagliare a fettine gli champignon e versarli nella padella facendoli cuocere brevemente. Rimuovere i funghi e tenerli in caldo. Annaffiare il succo della carne con il vino bianco e lasciare addensare. Aggiungere la panna e la glassa di carne, portare a ebollizione e lasciar cuocere a fuoco lento. Insaporire con sale e pepe.
Aggiungere lo spezzatino, il rognone e gli champignon e far cuocere per qualche minuto.
Rösti. Cuocere le patate il giorno prima, non troppo morbide. Sbucciarle e grattugiarle grossolanamente. Scaldare il burro in una padella, aggiungere le patate grattugiate, dare loro la forma tonda e salare. Friggere a fuoco lento sino a quando il lato inferiore risulta dorato. Girarli con un coperchio e portare a termine cottura.
Disporre sul piatto i Rösti e lo spezzatino e decorare a piacere con la panna montata.

En Guete!

sabato 15 novembre 2014

BACCANO, IL SAPORE DEL CLAMORE


RISTORANTE • COCKTAIL BAR • BISTROT • BAR A HUITRES


Elegante ma sobrio. Raffinato ma senza arie. Estremamente affascinante, con quell’aria un po’ retrò, un po’ bohemienne, un po’ newyorkese. Insomma, è stato amore a prima vista!
“Lui” è il Baccano, ristorante nel cuore di Roma che, a dispetto della collocazione attira-turisti, è un punto di ritrovo e di ritorno anche di quei romani doc che riconoscono nella buona cucina l’autentica ospitalità capitolina.
“Baccanum” dal latino, “clamore” e non rumore. Il clamore brioso di un crocevia, a due passi da Fontana di Trevi, in Via delle Muratte. E’ qui, splendidamente collocato in un palazzo di fine ‘800, che il Baccano dà appuntamento agli avventori. Dietro l’aspetto intrigante dal sapore francese, si svela la vera anima del locale: la cucina. Una cucina basata sulla tradizione italiana con le paste fatte in casa, oli di primissima scelta, pomodori di qualità, mozzarella di bufala campana …  Senza tralasciare i prodotti del godurioso Banco della Gastronomia che si sdilinquisce in un tripudio di salumi, formaggi italiani e francesi, senza trascurare prodotti esteri più ricercati, come il salmone scozzese Lock Fine, foie gras e ostriche.
Baccano, dunque, seducente e retrò, cosmopolita e regionale, ideale per un brunch con gli amici, una cena romantica o un dopocena audace. Lasciarsi conquistare dall’atmosfera accattivante è facile: una volta seduti al tavolino, ci si sente trasportati indietro negli anni di inizio secolo scorso, magari  accanto a Brigitte Bardot o Serge Gainsbourg: stucchi, mosaici, specchi e legno scuro, antichi ventilatori al soffitto, tavolini in legno e divanetti in pelle rossa, illuminazione calda e musica avvolgente, ogni giorno fino a tarda notte. E se non fosse per il personale sempre puntuale e sorridente ci si dimenticherebbe di essere lì per … mangiare!
Il padrone di casa, Fabio Casamassima, accoglie gli ospiti e si mescola a loro con disinvolto piacere, quasi a voler gustare insieme agli avventori l’accoglienza del suo locale. 
Capo Sommelier e Direttore all’Enoteca Ferrara, ha fatto della sua passione – il vino – una professione, affinando negli anni le proprie esperienze e capacità di assaggio con i “grandi” del vino: da Paolo Poli a Carlo Ferrini e Daniele Cernilli. Casamassima ha trasformato il Baccano in un tempio del gusto, un tempio senza tempo, dove ci si sente a casa e per questo sempre ci si ritorna. Se la cucina conquista con un menù tanto vario quanto ricercato – dalle alici fritte, alle tartare di pesce e carne, ai primi tradizionali romani, al Gran Crudo con crostacei da svenimento, fino ai dessert che sono una vera e propria dichiarazione d’amore alla gola – è con la carta dei vini che il Baccano conquista il pubblico romano e internazionale. Oltre 200 etichette, con una predisposizione particolare per i vini naturali e per i piccoli produttori laziali, orgoglio spesso poco conosciuto nel resto del nostro Paese. Una selezione decisamente italiana con una buona presenza di tutte le eccellenze del territorio: Grandi Vini e Champagne alla portata di tutti, anche per un ultimo brindisi a tarda notte consumato al banco, possibilmente in buona compagnia!

Oltre al solito tavolino in fondo alla sala, che ormai mi attende ogni volta che ci torno, sono altri due gli appuntamenti per me imperdibili quando sono al Baccano: quello con un olio e quello con un vino. 

Olio Torretta
Il Frantoio Torretta, che deve il nome alla località in cui sorge, oggi produce più tipologie d’olio, dalle etichette differenti ma di uguale eccellenza: il Diesis Dop Colline Salernitane, fruttato e leggermente piccante al palato, il Dedalo Dop Colline Salernitane, dal sapore piacevolmente amaro e il Dione Extra Vergine di Oliva Torretta elegante e delicato come il nome che porta. Una carezza sopra una tartare di tonno o un’insalata di puntarelle!

Vino Moro di Carpineti
Alle pendici dei Monti Lepini, a Cori - antica cittadina laziale del IV secolo a. C, una cinquantina di km a sud di Roma - fiorisce e cresce solida l'azienda Marco Carpineti. Dal 1986 Marco, spinto da autentica passione e dal desiderio di salvaguardare un ambiente intatto, prende in mano le redini dell’azienda di famiglia e la rivoluzione più rilevante è rappresentata dall’adozione dei metodi di agricoltura biologica. Nasce così il mio preferito, il Moro: un vino sublime, dal colore giallo paglierino con riflessi ramati, profumo di pesca e mandorla, tenui note vegetali di fieno tagliato e felce. Sapore corposamente armonico e sapido, che prelude a note minerali, perfetto con il Gran Crudo di pesce e crostacei, piatto principe del Baccano!