venerdì 11 settembre 2015

L'enigma


Esistono uomini 
che hanno poteri magici davvero straordinari.
Riescono a trasformare 
più donne 
in una sola donna.
O in una donna sola
...

LADY MARMALADE & CUORE DI MAMMA



Passione e sentimento da spalmare


"Preparare una salsa è un po’ come fare l’amore", scrivevo qualche tempo fa. Oggi, con un po' di sana e onesta ironia, aggiungerei che delle prime si potrebbe anche fare a meno. Del secondo assolutamente no!
Tuttavia, tornando alle salse, occorrono passione, fantasia, gentilezza e quell’esperienza necessaria a guidare l’istinto nella scelta degli ingredienti, delle dosi e dei tempi. In cucina, certamente, la materia prima ha un ruolo protagonista – come l’amante a letto, appunto - ma non esclusivo, perché ciò che crea l’alchemica magia sono anche le quantità, le proporzioni, i tempi e le pause, il cui equilibrio si tradurrà poi nel piacere all’assaggio. Sapori e aromi devono incedere, dunque, in maniera armonica fin dalla preparazione, assecondando ritmi cadenzati quale oculato preludio d’altri più accesi movimenti. La complicità che si stabilisce tra le mani e gli ingredienti è il segreto di un buon risultato, poiché ogni piccolo tocco, intimo o ardito ma mai arrogante, rivela la sensibilità di un bravo partner, così come quella di un bravo chef.
Questa stuzzicante metafora vale per tutti i tipi di preparazioni culinarie, s’intende. Tuttavia, penso che salse, confetture e marmellate si prestino particolarmente a una piacevole traslazione in chiave erotica, sia per quanto riguarda la messa in opera, sia la degustazione, possibilmente condivisa in giusta compagnia.
Non so se Angiolino Berti – che anni fa avevo coinvolto in un mio articolo – s’ispiri a un sentimento amoroso durante la confezione delle sue famose salse. So, però, che il risultato è certamente una sintesi esemplare di come si possa trasformare in sensuale bontà alcuni dei prodotti più semplici e naturali della Terra.
Angiolino gestisce l’Hotel Al Cacciatore, nel cuore della Toscana, a Bettolle vicino al Castello di Valdichiana, hotel che s’affaccia sul ristorante sempre di sua proprietà, Opera Teatro del Gusto. Insieme alla famiglia conduce con arte e sapienza anche il Gran Bar Prestige, offrendo così un servizio completo agli avventori di passaggio e ai tanti turisti innamorati dei buoni sapori toscani. I suoi interessi spaziano dalle gare sportive, alle mostre di pittura e di fotografia, e rivelano un artista e un amante della vita in tutti i sensi. Tuttavia, la produzione di salse, mostarde, marmellate e confetture resta la sua vera passione e nel laboratorio sottostante l'Hotel quest’alchimista del buon gusto traduce la polposità della frutta in dolcezza da spalmare.
“La fantasia è come la marmellata – ha scritto Italo Calvino - bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”. Così opera Angiolino: concretizzando la sua fantasia. Mescola, misura, sperimenta, assaggia, annusa, azzarda e infine ottiene prodotti deliziosi, completamente naturali, per il piacere dei palati più curiosi ed esigenti. Non somiglia, forse, anch’egli a una laboriosa ape che sfaccenda con amore attorno ai suoi preziosi frutti?
Le dolci new entry di Angiolino sono due confetture appena nate, dai nomi tanto golosi quanto allusivi.
Lady Marmalade – la prima - s’ispira alla nota canzone del gruppo femminile “Labelle” che negli anni ’70 accendeva sensuali fantasie al ritmo di “Voulez-vous coucher avec moi, ce soir …”. Inclusa in seguito nella rivista statunitense “Rolling Stone” tra le 500 migliori canzoni di sempre, Lady Marmalade è parsa perfetta per battezzare proprio la 500° dolce creazione di Angiolino. Pere, mele e nespole sono gli ingredienti eletti che, insieme a zucchero, succo di limone e amore, trasformano la frutta in una sinfonia dal sapore intenso e vellutato.
Cuore di Mamma – la seconda new entry, e 501° confettura – deve invece il suo nome a teneri ricordi d’infanzia evidentemente ancora cari. E’ dedicata alla mamma di Angiolino, il più piccolo di quattro fratelli, e racchiude in sé le lunghe passeggiate in campagna tra filari di vite uva-fragola e odore d’erba tagliata, fragranze indimenticabili che quel bambino resuscita oggi con il suo lavoro. Così, pere, mele e fragole si sposano a meraviglia per il piacere di chi vorrà assaggiare questa confettura, cullato da quegli stessi profumi di un'assolata campagna toscana dall’immutata bellezza. 
Ringrazio Angiolino Berti per continuare a deliziare i miei sensi con le sue nuove dolcezze, muse ispiratrici di spensierate righe, scritte tra un cucchiaino di frutta, un segreto desiderio e un sospirato piacere. 

giovedì 10 settembre 2015

Il Bacio


Non pensare che il rospo 
poi 
sarà un principe.
Pensa che il principe 
prima 
era un rospo.

La differenza


La differenza:

Lui: "Io vorrei tutte le donne del mondo!"
Lei: "Io vorrei solo Un Uomo al mondo!"

lunedì 7 settembre 2015

Parlarsi



Resto convinta che spesso siano i libri a scegliere noi, e non noi i libri. Solo che lo scopriamo dopo, leggendo.
Scopriamo, cioè, l’esistenza di un filo invisibile che trascende spazio e tempo e allaccia i nostri moti d’animo, i nostri desideri, le nostre frustrazioni, il nostro mondo interiore a quello esteriore. Nessuno può provarlo, è vero, ma nessuno può altrettanto provare il contrario.
Così mi piace pensare che quel magico filo invisibile abbia oggi allacciato me e il libro di Eugenio Borgna “Parlarsi. La comunicazione perduta”.
Forse in risposta a un desiderio di ascolto, mi è capitato tra le mani questo breve saggio, scritto con l’abituale disarmante semplicità di chi sa scrutare negli abissi più oscuri dell’animo umano. Di chi sa che per far luce nel labirinto di quelle tenebre esiste un solo, prezioso strumento: la parola. Una comunicazione semplice, onesta, sincera, trasparente, vera. Una comunicazione che per poter funzionare ha bisogno innanzitutto di saper ascoltare.
Ma che cos’è in sostanza questa “comunicazione”, questa parola-marmellata, questa parola-valigia, come direbbero i linguisti? Non somiglia forse a un ponte? Un ponte fatto di lettere, di sillabe, di parole che pongono in relazione se stessi con gli altri. Ma il motore che sospinge le parole ad attraversare il ponte e tessere un terreno comune su cui incontrarsi è la passione: senza l’emozione la comunicazione sarebbe solo un involucro vuoto, incapace di dare e incapace di ricevere. Perché le parole sono creature viventi e pertanto hanno un cuore pulsante.
In ogni forma di comunicazione, e soprattutto in quella terapeutica, l’Io si confronta con un Tu nell’orizzonte di un Noi che fonde e trascende l’Io e il Tu in una nuova dimensione dalla quale si esce cambiati e non si è più quelli di prima. Nella vita non c’è solo qualcuno che parla e qualcuno che ascolta ma ci sono contemporaneamente – anche nel silenzio – un parlare e un ascoltare legati in una continua circolarità di esperienze che nascono dalla nostra capacità di emozionarci.
Anche se in questo libro Borgna volge, come sempre, uno sguardo privilegiato ai suoi pazienti e alla relazione squisitamente terapeutica, credo abbia molto da offrire anche a chi non vive necessariamente un contesto patologico. Esistono così tante forme quotidiane di sofferenza, spesso subdole, spesso invisibili ai nostri stessi occhi, magari travestite da seducenti miraggi, ammalianti spettri dal voluttuoso abbraccio che poi, alla fine, ci si rivoltano contro azzannandoci a tradimento, lasciandoci soli con i nostri frammenti di coscienza da ricomporre.
Ecco allora che in queste situazioni di inattesa sofferenza, di quotidiani travagli interiori, diventiamo tutti un po’ pazienti in affanno, bisognosi di parole, magari racchiuse in un libro come questo, magari donate da un amico lontano che ha imparato ad ascoltare.
Tutti abbiamo bisogno di parole.
Parole che curano, che leniscono ferite e mitigano dolori.
Parole che aiutano a capire.
Parole che aiutano a vivere.   

lunedì 31 agosto 2015

Il candore del pudore perduto



Ebbene sì, ci son cascata anch’io.
Ultimamente mi son sentita risucchiata in quell’inspiegabile mania di fotografarsi con la smania di condividere lo scatto del momento con l’anonimo pubblico di un social network.
E allora mi son chiesta perché.
Cos’è che ci fa salire tutti, senza distinzione di sesso né di età, su questa grottesca giostra dell’esibizionismo e del voyeurismo a metà tra il frivolo e il patetico. Ma soprattutto, cos’è che urge dentro di noi e ci spinge all’impellenza della condivisione, calpestando il candore del pudore?
Narcisismo, forse. O piuttosto insicurezza?
Senz’altro la vanità di immortalarsi in situazioni particolarmente significative, sia esteticamente sia emotivamente, vince un po’ per tutti. Così come la sensazione di precarietà che muove il desiderio di fermare quel preciso istante scolpendolo dentro un’immagine scattata con l’apparente spontaneità di un selfie (che in realtà di spontaneo poco ha).
Eppure, inseguendo meglio questo ragionamento nato un po’ alla rinfusa, mi chiedo se non esista una spiegazione più profonda a questa forma di dilagante “vanità virtuale”.  Una spiegazione scientifica, psicologica o magari etologica.
Sì, perché questo voler esserci a tutti i costi nello spazio mediatico con la propria faccia, il proprio contorno, le proprie emozioni mi fa pensare all’istinto comune di certi animali tradotto in versione umana. L’istinto che cani e gatti maschi, in particolare ma non solo, hanno di marcare il territorio con la propria urina emanando messaggi olfattivi inequivocabili circa il loro passaggio. E’ come se anche l’animale uomo sentisse la necessità vitale di garantirsi in qualche modo un pezzetto di web, condividendo sì ma anche rubando agli altri una fettina di mondo virtuale. E non potendo ovviamente esercitare questo bisogno attraverso l’odore corporale, lo fa attraverso l’espressione dell'immagine.
“Guardate, qui sono passato io, proprio in questo istante!” pare voler comunicare l’ennesima foto scattata e postata con la velocità di un click. Le parole sarebbero più impegnative, si correrebbe il rischio che nessuno o pochi vi prestino attenzione. Ma le immagini, quelle sì che comunicano senza impegno. E immediatamente dopo la “pisciatina di sé sul web” scattano i conseguenti meccanismi emotivi, più superficiali ma estremamente devastanti e contagiosi: quelli nati dai compiacimenti pubblici, che gonfiano l’umano narcisismo, o quelli nati dall’assenza di apprezzamenti che, al contrario, alimentano l’umana frustrazione.
Di certo, forse, resta solo l’umana illusione di poter conquistare un frammento di spazio fermando il flusso del tempo, partecipando a quest’orgia collettiva di selfie. Con il rischio di dimenticare del tutto il candore del pudore. 

martedì 25 agosto 2015

Troppo perfetto

È quasi tempo di ripartire.
E con mia grande sorpresa non mi dispiace del tutto dover tornare a casa. Pare quasi che questo cielo, questo mare, questo vento siano un sublime artificio di una mano invisibile che abbia voluto ingannare la normalità rivestendola con un dipinto a dir poco perfetto. 
Ecco, è tutto troppo perfetto qui per essere vero.
Mi manca la mia scompigliata quotidianità. Alzarmi all'alba assonnata non per salutare il sole che sbadiglia ma perché il lago in silenzio mi chiama. Mi mancano gli svassi, arrivederci cormorani! Mi manca camminare per la mia città, quella che amo, e sbrigare le necessarie faccende con il solito sorriso nel cuore. Mi manca Condividere momenti normali con le persone di sempre con rinnovata eccitazione. 
Ecco, forse dopo tutto non è tutto perfetto qui.
C'è una differenza sostanziale tra questo ritratto del paradiso in Terra e la mia semplice casa lacustre. L'atmosfera che la gente crea. Qui a stento ci si saluta, anche quando i visi si ripetono e si ricalcano e si rincorrono e alla fine si conoscono ... Sembra che qui le persone siano gelose l'una dell'altra e che ognuno vanti un proprio possesso su questo luogo, sia un fazzoletto di sabbia, sia un posto al sole, sia un tuffo di mare. Gelose che questa conquista territoriale possa essere portata via dal nuovo guerriero appena sbarcato. 
A casa, invece, il lago, si sa, è di tutti e non suscita invidie: ci si saluta quando si passeggia lungo i sentieri che lo abbracciano e ci si compiace in un tacito sorriso della bellezza di una Natura che non appartiene a qualcuno ma si condivide con spontanea gioia. 
A casa sento il rispetto per lo spazio, per l'ambiente e per il reciproco vivere. 
E questo mi pare davvero perfetto!