lunedì 1 giugno 2015
Giro di boa
Quella di oggi è una data importante. Importante per me.
E' un giro di boa tanto aspirato, sognato, rincorso ... un traguardo conquistato con ferma volontà ma anche una partenza appena abbozzata, tutta ancora in avventuroso divenire.
Perchè cambiar vita ha anche i suoi costi.
Significa abbandonare la vecchia strada nota per intraprenderne una nuova, magari tortuosa, a tratti nebulosa. E non si dice addio alle abitudini senza qualche titubanza, senza qualche piccolo tremore per quel che sarà e che ancora non si sa.
Comunque ce l'ho fatta. Anche grazie a quegli affetti, quelli veri, che non affondano e non arenano ma tengono a galla anche a dispetto delle onde più imprevedibili. Sempre!
La boa è alle spalle ormai ... da oggi posso nuotare dove voglio io!
martedì 19 maggio 2015
IL BELLO, O MEGLIO, IL "BELLONE DI ANZIO"
Riscoperta l'uva pantastica di Plinio: è l'Anzium, elisir laziale
Chi l’ha detto che l’eccellenza
non si possa superare?
Un nuovo traguardo dell’Azienda
Vitivinicola Casale del Giglio,
impegnata da anni nella sperimentazione e nel recupero della vitivinicoltura di
qualità, lo dimostra.
“Antium – Bellone di Anzio 2014” è la sua nuova etichetta,
un’etichetta che segna il ritorno dell’antico vitigno autoctono Bellone, tipico della zona di Anzio,
lungo la costa laziale non lontano da Ostia. Luogo già leggendario, reso
celebre dalle Grotte di Nerone, dal Paradiso sul Mare e dallo storico sbarco,
aggiunge oggi un motivo di vanto in più.
Di origini antichissime, noto già
in epoca romana e citato da Plinio come "uva pantastica", il Bellone
rinverdisce l’area che va dai Castelli Romani ai Monti Lepini scivolando fin
dove il mare bacia la terra. Esattamente qui, alle spalle di Anzio, questo
prezioso vitigno ha trovato, sui terreni sciolti, sabbiosi e caldi, un
microclima particolarmente favorevole, privilegiato dalla persistente brezza
marina.
Già
nel Bollettino Ampelografico del 1881, il Bellone era descritto come vitigno
con grappoli dalle proporzioni maggiori ma dai caratteri analoghi ai Belli,
gruppo di vitigni diffusi intorno a Roma. Testimonianze confermate anche da
Mangarino nel 1888 e Mancini nel 1893. Conosciuto anche come “uva pane” per la
sua buccia spessa e consistente, il Bellone si presenta di colore giallo intenso con
riflessi dorati. Vino solare con sentori di frutta esotica ben matura, come
mango e papaya, contrapposti ad una consistente acidità, lo rendono idoneo a
lunghi affinamenti in bottiglia. In bocca risulta molto ampio, ricco e
persistente, con leggere sfumature floreali e speziate e con sapidità e mineralità
particolarmente pronunciate. L’abbinamento ideale è con la “Minestra di
Sgavajone”: tipica minestra dei pescatori di Anzio con brodo di questa varietà
di pesce autoctona considerata “povera” e pertanto consumata soprattutto in
famiglia.
Un risultato importante, quello
del Bellone, che coincide con la ricorrenza dei 30 Anni di Ricerca e
Sperimentazione dell’Azienda. Nel 1985 Dino Santarelli ha infatti avviato un progetto di ricerca che, nel tempo, ha determinato la produzione di vini di considerevole
qualità, sempre più apprezzati, anche a livello internazionale. Negli anni
Novanta, Antonio Santarelli, seguendo l’intuito paterno, ha portato avanti il
lavoro con passione su quasi 60 varietà di vitigni diversi, con la preziosa
collaborazione dell’enologo trentino, Paolo Tiefenthaler, che dal 1988 è Direttore Tecnico dell’Azienda. La sperimentazione
vinicola si è concentrata, dapprima, internamente in Azienda, con
l’introduzione sul territorio dell’Agro Pontino di vigneti provenienti da
Bordeaux. I primi tangibili riscontri si sono avuti sul Cabernet Sauvignon e il
Petit Verdot.
Ad oggi, la Casale del Giglio
possiede 180 ettari di vigneto riconvertiti e diverse sono le varietà
introdotte, tutte caratterizzate dall’interazione qualitativa
“Vitigno-Territorio”.
L’attuale produzione offre una
gamma di 20 prodotti da monovitigni e da assemblaggi: bianchi, rossi, un
rosato, una Vendemmia Tardiva, tre grappe e un olio.
Non
solo. Cinque anni fa, Casale del Giglio ha intrapreso la ricerca esterna
all’Azienda, sviluppando il primo progetto di recupero di un vitigno autoctono
sull’Isola di Ponza, che ha permesso di riscoprire l’antico vitigno locale, la
Biancolella di Ponza, varietà
originaria della Campania, ora autoctona laziale, importata da Ischia nella metà del ‘700 ai tempi
del Regno di Napoli sotto i Borbone. Proprio da qui nasce il vino Faro della Guardia, novità assoluta, che già al suo debutto
ha ricevuto riconoscimenti importanti: i 5 Grappoli dalla Guida Bibenda del 2013 e i Tre Bicchieri della
Guida Vini d’Italia 2015 del Gambero Rosso.
Non resta che l’assaggio,
incorniciato possibilmente da un romantico tramonto sul mare di Anzio,
condiviso in dolce compagnia!
domenica 26 aprile 2015
L'Amica
L’amica che manca
non è colei di cui abbiamo bisogno per consolarci di un
grande dolore
ma colei che vorremmo accanto
per condividere le piccole gioie.
lunedì 20 aprile 2015
Controcorrente
Sarò controcorrente ma …
alla visibilità preferisco l’intimità,
alla condivisione, la complicità,
all’amicizia per corrispondenza, la reciproca confidenza,
al sesso digitato, l'erotismo praticato,
al sesso digitato, l'erotismo praticato,
all’amore virtuale, l'affetto reale,
al social network, la camera da letto
e all’anonimo ‘mi piace’, l’esclusivo
‘tu mi piaci’!
al social network, la camera da letto
lunedì 13 aprile 2015
Le Solitudini
Succede, a volte, di sentirsi soli senza essere soli.
Altre, di essere soli senza sentirsi soli.
La differenza?
Il silenzio!
Nel primo caso lo vorresti. Nel secondo lo detesti.
Il silenzio!
Nel primo caso lo vorresti. Nel secondo lo detesti.
IL TICINO TI E' VICINO
Appuntamento con i migliori chef del mondo:
dal 3 maggio al 14 giugno torna S. PELLEGRINO SAPORI TICINO
Un placido lago blu, colline verdeggianti e
raffinati hotel. Quale contesto scenico più accattivante per ospitare il meglio
della cucina internazionale?
La seducente cornice cromatica è il Ticino,
cuore caldo della Svizzera, che si prepara per accogliere la nona edizione di S.Pellegrino
Sapori Ticino. Dopo 8 anni dal primo evento, la manifestazione ha maturato un
successo esponenziale e quest’anno i protagonisti saranno i World’s Top Chefs, 8 chef provenienti dai 51
migliori ristoranti al mondo, veri e propri artisti in toque blanche dal 3
maggio al 14 giugno si destreggeranno nei migliori alberghi del Cantone.
Con un totale di 28 stelle Michelin
partecipanti e un numero impressionante di punti Gault&Millau, S.Pellegrino
Sapori Ticino rappresenterà uno dei più grandi eventi a livello mondiale. Cene ed
eventi che l’enogastronomia internazionale sposa all’ospitalità ticinese,
grazie agli chef locali (Andrea Bertarini, Egidio Iadonisi, Alessandro
Fumagalli, Domenico Ruberto, Frank Oerthle, Dario Ranza, Lorenzo Albrici,
Salvatore Frequente, Othmar Schlegel e Antonio Fallini), e alla disponibilità
dei migliori alberghi ***** lusso della Svizzera, Swiss Deluxe Hotels.
Qualche esempio? Il 3 maggio,
presso l’Hotel Splendid Royal di Lugano, la cena di apertura sarà a cura
degli Chef del gruppo Swiss Deluxe
Hotels, dove Domenico Ruberto ospiterà
tre colleghi e ambasciatori del gruppo come Giuseppe Colella, Dominique Gauthier e Thomas Neeser. Dal 4 maggio avrà inizio la rassegna vera e
propria con Mauro Colagreco,
chef 2 stelle Michelin del ristorante Mirazur di Mentone, numero 11 al mondo,
ospite di Salvatore Frequente presso l’Hotel
Eden Roc di Ascona.
Il secondo protagonista d’eccezione si esibirà il 10 maggio a Villa Principe Leopoldo,
Lugano, dove lo chef locale Dario Ranza incontrerà Massimo Bottura dell’Osteria Francescana, ristorante tristellato e
numero 3 al mondo.
La manifestazione proseguirà con l’arrivo a Lugano dell’ambasciatore
svizzero dell’alta ristorazione Andreas
Caminada, unico chef svizzero presente nella top 50. L’11 maggio sarà ospite dello Chef Frank
Oerthle al ristorante Artè del Grand Hotel Villa Castagnola di Lugano.
Il viaggio enogastronomico prosegue con un’altra serata tutta italiana, grazie alla presenza di Davide Scabin, altro celebre
rappresentante della cucina italiana nel mondo, premiato a Identità Golose 2015
come Cuoco dell’Anno per la sua cucina tra qualità e innovazione; presso il
Ristorante Concabella di Vacallo incontrerà il talentuoso e stellato Andrea
Bertarini il 24 maggio. Direttamente dal suo ristorante di Rivoli, Combal.Zero,
agli ospiti di S.Pellegrino Sapori Ticino 2015 Scabin presenterà alcuni dei suoi
piatti più sperimentali.
Il 25 maggio presso
Villa Orselina sarà ospite di Antonio Fallini, lo chef Sven Elverfeld, uno dei più importanti ed apprezzati in Europa.
Dalla tedesca Wolfsburg dove è situato il Ristorante Aqua, Elverfeld incanterà la platea con un
menu da 3 stelle Michelin ispirato alla libertà,
cardine e principio fondamentale della sua cucina.
Il 29 maggio
S.Pellegrino Sapori Ticino vedrà l’arrivo, direttamente da Bangkok,
dell’indiano Anand Gaggan,
considerato uno dei maggiori esponenti della cucina indiana, terzo migliore
ristorante in tutto il continente Asiatico e numero 17 al mondo: sarà ospite di
Egidio Iadonisi dello Swiss Diamond Hotel di Vico Morcote.
Il viaggio attraverso le
migliori tavole del pianeta prosegue il 3 giugno con la presenza di Diego Muñoz, numero 2 di tutta l’America Latina, presso l’Hotel Splendide Royal di Lugano dove Domenico Ruberto aprirà le
porte della sua cucina per una serata ispirata ai sapori Sudamericani. Muñoz,
diventato head chef dell’Astrid y Gaston di Lima in Perù, è il successore
di Gaston Acurio, vero e proprio maestro della cucina mondiale.
A completare la rosa di chef, l’8 giugno presso il Castello
del Sole di Ascona, il giovane Rasmus Kofoed del Geranium di
Copenaghen, in assoluto uno dei migliori chef europei, denominato “La leggenda
del Bocuse d’Or. Unico anche in questo caso l’incontro con lo Chef locale per
una serata dove le visioni e la ricerca del giovane chef danese si fonderanno
con la tradizione dello stellato Othmar Schlegel.
La festa finale della manifestazione di quest’anno sarà dedicata
all’altro partner di eccellenza per il 2015, ossia le Grandes Tables De
Suisse, associazione che riunisce
praticamente tutte le migliori tavole della Svizzera. Quattro chef che
hanno fatto, ma che sono ancora, la storia della grande cucina svizzera, ovvero
Andrè Jaeger, Franz Wiget, Markus Neff
e Robert Speth saranno ospitati da Alessandro Fumagalli presso il Grand Hotel Eden di Lugano il 14 giugno, una serata a 5 stelle Michelin
per concludere insieme questo lungo viaggio che vede la cucina, i prodotti e la tradizione svizzera, incontrare le
suggestioni culinarie di tutto il mondo.
Come di consuetudine, alle cene si affiancheranno alcuni eventi speciali: il 16 maggio al Castello di Morcote con la serata Déjeuner au Château; il 18 maggio al Seven
di Lugano con Una serata in rosa tutta al femminile e il 21
maggio con una serata lounge dedicata ai più giovani, replicata il 21
maggio al Lido Bar di Lugano.
Un’ottima
occasione per conoscere il meglio del Canton Ticino, dalle bellezze del
paesaggio alle bontà della tavola!
mercoledì 8 aprile 2015
Clown, pagliacci e buffoni
Ricordo che da piccola detestavo il circo.
Non solo per i poveri animali ridotti a pupazzi senza decoro
ma anche per quegli esseri umani che per definizione avrebbero dovuto far ridere e
che, invece, a me facevano piangere.
I clown innanzitutto.
Senza alcuna ragione logicamente comprensibile a una bambina, come vedevo comparire quella maschera
scolpita in un’innaturale smorfia colorata, mi rattristavo. Provavo una profonda pena per quella persona
dall’identità mortificata, costretta a rendersi ridicola in degradanti cadute e
goffi strafalcioni per strappare un sorriso all’inclemente pubblico. E quasi offesa dalle risate intorno a me, non
capivo come gli altri, bambini e adulti, potessero realmente
divertirsi davanti a un simile grottesco, fasullo, deprimente teatrino. Poverino – pensavo con un nodo in gola guardando il clown – mi fa tanta pena. E dentro di me speravo che quella tragicomica allegoria della vita finisse presto ... via, via, voglio andare via!
Crescendo, ovviamente ho elaborato riflessioni più ragionevoli e umili. Pur continuando a non amare il circo, ho restituito il giusto valore ai suoi attori umani attribuendo la meritata dignità al loro lavoro e la giusta stima ai clown, anche se
continuano a non farmi ridere. Anche perché, da grande, ho imparato che non
serve comprare un biglietto ed entrare in un tendone di circo per imbattersi in certi personaggi. Ho
scoperto, infatti, che al mondo esistono individui altrettanto grotteschi che,
senza bisogno di un palcoscenico artificiale, di una maschera colorata e di un
accompagnamento sonoro, riescono a trasformarsi in patetici pagliacci, senza
nemmeno tanto esercizio fisico e spirituale, perché sono buffoni per vocazione.
La differenza, rispetto ai benevoli clown circensi, è che questi pagliacci quotidiani non recitano, vivono come buffoni:
usano grandi parole al posto dei fiori di carta, sfoggi di potere al posto dei
capitomboli, biglietti da visita al posto delle smorfie e puerili minacce al posto di sonore pernacchie. E pensare che non bisogna nemmeno pagare il biglietto per assistere a un loro spettacolo ...A parte queste piccole, inconsistenti differenze, anche loro, così come i clown della mia infanzia non del tutto dimenticata, mi fanno solo tanta, tanta pena.
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