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venerdì 24 gennaio 2014

IL CIBO CHE NUTRE LA MENTE



Come ogni mese di gennaio, da tre anni a questa parte, Milano si anima di un evento unico nel suo genere e per questo sempre molto atteso. E’ Olio Officina Food Festival, ideato e diretto dallo scrittore, giornalista e oleologo Luigi Caricato, che anche quest’anno ha scelto il Palazzo delle Stelline di Corso Magenta come sede della manifestazione.
Si tratta dell’unica tre giorni (dal 23 al 25 gennaio) completamente dedicata al prodotto principe del nostro Paese, simbolo di cultura, di storia, di salute e di piacere: l’Olio. Quest’edizione accoglie anche un approfondimento sulle olive da tavola e su un altro condimento per la mente, l’aceto balsamico. L’evento non è dunque essenzialmente un’esposizione di etichette, né un’esibizione di piatti creativi, di chef stellati o di guru dell’alimentazione. E’ piuttosto uno spazio aperto d’incontro e confronto che invita i protagonisti a raccontare l’Olio attraverso l’espressione delle proprie esperienze professionali, toccando tutte le declinazioni dell’Olio: dal suo nascere al suo consumo, dalla distribuzione alla vendita, ma anche dal suo passato al suo futuro. Il suo presente è ben rappresentato qui, dove ognuna delle sale del Palazzo delle Stelline accoglie un’esperienza legata all’Olio: dall’Area cooking a quella per i bambini, dall’Area olistica a quella di degustazione, con un corredo di opere d’arte davvero originali, anch’esse dedicate al mondo dell’Olio, dalla pianta ai frutti.
Quest’anno il Festival si è aperto con una riflessione sull’anima sociale dell’Olio e del cibo e non a caso a battezzare l’evento è stato padre Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, oltre che appassionato produttore d’Olio. Quest’avvio ha dato ancor più pregnanza al coro di voci di esperti (docenti, medici, saggisti, agricoltori, agronomi, chef …) che si sono concertati nel ribadire un concetto fondamentale: l’Olio è un alimento prezioso per il corpo e per la mente che va conosciuto, tutelato e diffuso senza tradirne l’anima mascherandola con messaggi confusi e contradditori, bensì rendendolo trasparente con una comunicazione schietta per un consumo più consapevole.
Non tutti per esempio sanno che l’Olio contiene elementi virtuosi nella prevenzione di alcune tra le malattie più deleterie della nostra società, tra cui l’ischemia e la depressione. Sì proprio la depressione, male oscuro dei nostri tempi, trova provate ragioni di prevenzione dalla chimica dell’Olio, come il Prof. Massimo Cocchi (Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche di Lugano) ha sapientemente dimostrato durante la mattina di venerdì. Un’illuminante lezione di medicina che s’è intrecciata a quelle di storia di Aimo Moroni – Chef de Il Luogo di Aimo e Nadia – e Nicola Dal Falco - scrittore – i quali hanno letteralmente rapito il pubblico con echi di memorie legate a ricette e fragranze ancora vive. Attraverso le loro parole s’è sentito tutto il valore, oggi spesso dimenticato, dei sapori di una volta, quando il forno veniva coccolato, curato, alimentato come un figlio e non, come oggi, acceso a distanza con un click dal cellulare. Quando la semplicità era il primo valore della cucina e la qualità della materia prima faceva davvero grande la cucina. Quando la povertà arricchiva la fantasia. E quando, paradossalmente, si aveva molta più a cuore la salute, perché qualità della materia prima significa non solo bontà ma anche benessere.
Questa è stata una lezione di vita, oltre che di esperienza legata al mondo dell’alimentazione, perché, con il tocco che solo i poeti e gli scrittori hanno, s’è avvertito ciò che la nostra società ha perduto, o rischia di perdere del tutto. Recuperare il passato, anche quello della cucina, è l’unico modo per guadagnarsi un futuro certo e sano, e non solo in cucina. Per questo occorre avere un atteggiamento colto verso ciò che si mangia, dove colto non significa erudito, bensì amichevole: conoscere e trattare con amore ciò che si cucina per apprezzare tutti i valori di ciò che si offre e si mangia. E alla domanda posta ad Aimo Moroni, come riconoscere un vero grande chef, la risposta è stata “vediamo dove va a fare la spesa!” E, possiamo con certezza aggiungere, vediamo che Olio compra, se conosce l’Olio, o meglio gli Oli, quali e perché s’abbinano con un’insalata o con un pesce, con una tartare o una zuppa.
Perdersi nelle immagini di un passato non poi così lontano, tra profumi di lessi, brodi di gallina, minestre di legumi e spaghetti ai cipollotti conditi con un filo d’Olio fa quasi dimenticare d’essere a un evento culturale e mediatico proiettato nel futuro del commercio e del marketing e risucchia, piuttosto, in atmosfere dense di emozioni, come dentro le pagine di un romanzo. Un romanzo scritto dalla nostra società, attraverso l’amore per il cibo.
Olio Officina Food Festival è anche questo: contribuisce a fare sì che le pagine di questo romanzo si arricchiscano di valori autentici e nuovi, perché l’innovazione è possibile e determinante anche in un settore che non può, né deve, tradire le tradizioni.
Infatti, oggi esattamente come secoli fa, una fetta di pane e Olio è non solo qualche cosa di buono e sano ma, per la sua stessa disarmante semplicità, è anche un simbolo di sentimenti, di affetti e di famigliarità. Se a questo piacere per il corpo e per il cuore si unisce la conoscenza di ciò che si mette in bocca, imparando a ‘capire’ l’Olio, allora anche la mente raggiungerà il suo piacere più pieno, quello della consapevolezza. 

venerdì 1 novembre 2013

LIBERO OLIO IN LIBERO STATO


Libera riflessione di una libera consumatrice di libri e di Olio



Ogni volta che mi appresto a leggere un testo di Luigi Caricato mi predispongo a uno stato di psicologico benessere. So già che, sin dalle prime pagine, non solo imparerò qualcosa di nuovo ma parteciperò anche di quel modo appassionato e seducente che contraddistingue il suo stile letterario.
Da amante profana dell’Olio, anche questa volta leggendo “Libero Olio in libero Stato” ho imparato molto. Per esempio, che si può raccontare la millenaria storia dell’Olio con la stessa fluida leggerezza propria di quel filo di succo da olive che scorre sul piatto: quella fluida leggerezza che somiglia alla poesia, alla musica, alla femminilità. Si può imparare con piacere come e perché, nei secoli, l’Olio sia diventato definitivamente “democratico”, passando da prodotto pregiato riservato a pochissimi ad alimento pienamente fruibile a chiunque lo desideri. Perché, poesia a parte, oggi l’Olio da olive non rappresenta semplicemente un cibo ma anche un potente strumento sociale ed economico, avendo radunato intorno alla medesima categoria merceologica tutte le classi sociali.
Da lettrice e consumatrice, ho anche capito perché a questo processo di democratizzazione si debba affiancare un costante impegno sinergico verso una qualità sempre più ambiziosa (da parte di chi produce), insieme a un senso di consapevolezza sempre più diffuso (da parte di chi consuma).
Paradossalmente, come spiega Caricato, l’olio da olive è un prodotto semplice, immediato, lineare. E la semplicità è spesso difficile da spiegare. Tuttavia, un fatto diventa chiaro dopo aver letto il libro: che se dall’esterno il mondo dell’Olio si presenta composto e avvolto da una calma apparente, in realtà è perennemente agitato da correnti e controcorrenti che minano, a volte, obiettivi comuni di successo.
Qui entra in gioco l’accalorata passione con cui Caricato denuncia una realtà italiana tentacolare, di cui politica e sindacalismo sarebbero responsabili attraverso infestanti intrusioni in un mondo agricolo già osteggiato da vicini molto competitivi. Denuncia che si pone tuttavia come punto di partenza e non d’arrivo, quale spunto di confronto per un sano dialogo costruttivo nel bene dell’Olio.
E allora capisco anche il perché di questo titolo “Libero Olio in libero Stato”: l’allusione alla storica concezione separatista potrebbe oggi estendersi anche alla separazione tra Olio e Stato, restituendo così al succo da olive quella semplicità, immediatezza e linearità che lo rendono ciò che essenzialmente è: un concentrato di salute e piacere.
E siccome nei suoi scritti, oltre all’informazione e alla passione, Caricato aggiunge sempre un tocco di originalità, ho apprezzato molto le note a fondo di ogni capitolo. Sì, proprio quelle che di solito uno non legge, che invece in questo Pamphlet sono piacevoli oltre che utili. Ogni nota è un consiglio di lettura, un link ad altri testi eloquenti e coerenti col tema trattato. In particolare, l’ultima nota al termine del “Manifesto per il risorgimento dell’olio italiano”, la dice lunga e con queste parole dell’autore, con cui mi trovo perfettamente d’accordo, consegno a voi la lettura di questo libro:
“Consiglio: leggete e diffondete questo libello, nel nome dell’olio da olive e di quanti ci mettono l’anima nel proprio lavoro, pur di offrire un olio “democratico”, destinato a tutti e a beneficio di tutti, senza distinzione alcuna di razza, sesso, religione o ideologia…”