martedì 13 gennaio 2015

DIVERSAMENTE GIOVANI



12 gennaio, ore 17.15. Sala d’attesa del medico.

Immaginando di dover aspettare parecchio prima di essere ricevuta dal dottore e di avere quindi un bel po’ di tempo da ingannare, mi sono previdentemente portata un libro da leggere.
Così, seduta nel mio angolino insieme alle sei persone che dovevano essere ricevute prima di me, lo estraggo dallo zaino e m’appresto a calarmi nella lettura. 
Dopo una manciata di secondi, il trillo acuto di un cellulare mi distrae bruscamente. E’ evidentemente un sms ricevuto da una delle signore lì in attesa, quella col bastone, che, con aria divertita, s’affretta a rispondere digitando freneticamente sul suo touch screen. Passano pochi minuti e un altro suono, stavolta melodioso ma non per questo a me gradito, proveniente da un altro cellulare mi scuote e d’istinto spio con aria volutamente torva l’espressione della persona responsabile dell’ennesima incursione telefonica. Email, facebook o messenger? Chi lo sa! Non faccio in tempo a comunicare con lo sguardo il mio silente disappunto alla signora occhialuta tutta presa dall’invisibile mittente, che un nuovo squillo sopravviene e un signore baffuto, tossendo e bofonchiando, avvia una sonora chiacchierata con una certa Eleonora, di cui alla fine avrei saputo anche cosa avrebbe mangiato per cena!
La storia s'è ripetuta più o meno secondo lo stesso copione con altre due persone, che poi si son messe a discutere tra loro se fosse meglio un Iphone o un Samsung ...
Ora, rivedendo con la mente la situazione, mi scappa un po’ da ridere! Io lì dentro ero la più giovane (!), le altre sei persone in attesa (due signori e quattro signore) superavano abbondantemente i settanta anni e, dai discorsi involontariamente e forzatamente intercettati erano tutte nonni e nonne.
Ebbene, c’è qualcosa che non quadra in questo quadretto di banale vita quotidiana: sono io o sono loro? Vediamo … io sono lì con un libro-vecchia-maniera in mano che cerco disperatamente di cominciare a leggere; loro, inceve, con un cellulare (anzi, uno smart phone di ultima generazione) ciascuno, che smanettano come adolescenti con incurante disinvoltura, una disinvoltura quasi stonata, mi dico, se penso agli acciacchi e ai problemi che, ahimè, devono probabilmente sopportare. E non mi sorprenderebbe se, oltre ai cellulari, nelle borse nascondessero anche qualche Ipad …
Non so, ripensandoci ora mi sembra di vedere il mondo capovolto, sovvertito, un mondo senza tempo, senza età e, dopo tutto, ecco … mi piace! Altro che ‘vecchi’, mi dico sorridendo! Tutt’al più quelle signore e quei signori li si può chiamare ‘diversamente giovani’, come ama dire un mio caro ‘vecchio’ amico (ovviamente over 70 e possessore di tre cellulari!).
Dopo tutto, è rassicurante dovendo guardare in prospettiva … Così, a casa decido di riprendere serenamente la lettura interrotta. A proposito … il libro, quello che avevo portato con me per ingannare il tempo durante l’attesa dal medico, è scritto da Marc Augé, un antropologo francese e, guarda caso, s’intitola: “La vecchiaia non esiste!”
E c’era bisogno di un antropologo per scoprirlo? 

lunedì 12 gennaio 2015

IL RISCATTO DELL'OLFATTO



La mia prima lettura dell’anno promette golosi spunti di scrittura e mi riporta ad uno dei miei primi amori intellettuali: l’odore e il senso dell’olfatto.
“All’origine del gusto. La nuova scienza della neurogastronomia” di Gordon Shepherd (Codice Edizioni) è un piacevolissimo viaggio a cavallo tra le neuroscienze e l'arte culinaria, che mira alla comprensione dei sapori attraverso l’esplorazione degli odori.
Una spiegazione della chimica sensoriale e delle reazioni cerebrali legate al gusto e al cibo che segna definitivamente il riscatto dell’olfatto il quale, lungi dall’essere un senso flebile e vestigiale (come a lungo s’è pensato), persevera una potenza e un’utilità insostituibili anche in noi esseri umani (ricordandoci d’essere innanzitutto animali).
Un libro per chi ha … naso e abbia voglia di conoscere meglio la sua immensa responsabilità nella vita quotidiana, a tavola ma non solo. Ricordiamoci, infatti, cosa scriveva il grande Napoleone in una missiva alla sua amata Giuseppina, prima di incontrarla in un appuntamento galante:
“Arriverò fra tre giorni. Non lavatevi!”

domenica 11 gennaio 2015

COMPLICE ALCHIMIA



Capita, talvolta, di sentirsi attratti da una persona che non si conosce affatto come se, invece, la si conoscesse da sempre. Incuriositi da qualche fugace dettaglio, intercettato magari in un abbozzo di conversazione, o in un timido scambio di sguardi, ecco che scatta in noi un guizzo che ci fa improvvisamente sentire in contatto fisico e mentale con quello ... 'sconosciuto'. 
Un guizzo di eccitazione, sicuramente condiviso, che agita piacevolmente entrambe le creature magicamente connesse da un  dialogo sospeso in un una complice alchimia.  
Allora mi chiedo, non sarà che anche per gli esseri umani valga una specie di legge gravitazionale universale? Non sarà che, come i pianeti, anche le persone obbediscano a loro insaputa ad invisibili ordini ineluttabili, dettati da una grammatica fisica, chimica o matematica?
Chissà, forse è meglio non sapere. Forse è meglio accontentarsi d'essere romantici poeti anzichè dotti astrofisici e abbandonarsi alle leggi di questa deliziosa congiunzione astrale!

sabato 10 gennaio 2015

OCCHI VUOTI



Ieri, seguendo le notizie sulle violenze subite da Parigi e dall’Occidente intero, guardavo rapita e confusa i volti dei terroristi. Guardavo i loro occhi ipnotizzata, paralizzata. Occhi apparentemente vuoti, senza un indizio di espressione, indifferenti a tutto e a tutti, alla vita e alla morte. 
Cercavo di capire, di trovare risposte alle domande che ogni persona ragionevole – non ‘buona’, semplicemente ‘ragionevole’ – si starà ponendo in queste ore.
Cosa ci sarà dietro quegli occhi? Cosa dentro quelle teste, quei neuroni, quelle sinapsi, quei pensieri, e soprattutto cosa dentro quei cuori … quale storia, quale cammino, quale credo può riuscire ad azzerare anche l’ultima briciola di umanità che dovrebbe albergare in un essere umano, se non altro per puro istinto di sopravvivenza?
Avvilita, e senza risposte, mi sono poi guardata allo specchio. Ho guardato i miei occhi, smarriti, increduli, pieni di domande. E, con evidente imbarazzo, ho cercato di capire che senso ha tutto quello che faccio quotidianamente, che utilità ho io, di fronte ai grandi sconvolgimenti di questa assurda e complicata vita. Briciole, parole, pensieri scribacchiati, pensieri sciolti, gocce disperse in un oceano che non m'appartiene. Scrivere articoli su cosa si mangia, cosa si beve, dove si va in vacanza, quali ristoranti piacciono, quali hotel raccomandare, che città visitare, quali fiere consigliare ... Che misera quotidianità è questa, quando nel frattempo il mondo fuori impazzisce per mano di un esercito occulto di fanatici dagli occhi vuoti!
Eppure, tornando a guardare i miei di occhi, un pensiero più sciolto degli altri mi raggiunge allo specchio e mi salva dall'imbarazzante frugare in me stessa. E se fosse proprio questo il senso del mio agire? Se fosse proprio quello di prendermi cura con amore della mia piccola quotidianità senza personali fanatismi e cieche ambizioni, con coerenza e onestà d’animo, con trasparenza e disinteresse. Scrivere. Usare le parole con spontanea passione, cercando possibilmente di aggiungere un po’ di bellezza alla realtà, senza mentire, che di bugie in giro ce n’è già abbastanza. Forse ha un senso anche regalare a chi legge un po’ di leggerezza con la dovuta intelligenza: un orizzonte nuovo, un panorama sconosciuto, un sapore inatteso, un profumo eccitante … creare desiderio, suscitare curiosità, invogliare a sognare. Guai smettere di sognare!
Allora, mi son detta, anche le parole scritte su argomenti un po’ frivoli, che parlano ai sensi e meno all’animo, possono avere una propria utilità. Allora, anche il tempo speso a ragionare su un cibo, un vino, un hotel o un viaggio, può avere un senso che non è sprecato: quello di creare un tessuto comune, piacevolmente condiviso anche nella consapevolezza della superficialità, un tessuto fatto di fiducia e di sguardi aperti, diretti, luminosi, nonostante tutto il buio che c’è intorno. Un tessuto leggero, fatto di parole, che possa sfidare il senso di paura, la diffidenza e la tentazione di vendetta contro tutti i volti dagli occhi vuoti, passati, presenti e speriamo non futuri, in cui si possa continuare a fare esistere e resistere un mondo bello e buono … buono in tutti i sensi.

mercoledì 7 gennaio 2015

La Danza



La scrittura è per la mente ciò che la danza è per il corpo: libertà.
Libertà d’espressione, movimento, creazione, eccitazione, fervore, amore!
Nel momento in cui diventa un’imposizione, ci sono almeno tre scelte: assecondare il coro e trasformare la ballerina in una marionetta; abbandonare il palcoscenico e smettere di danzare; riprendere a suonare la propria musica e tornare a danzare seguendo i passi del proprio cuore.

giovedì 1 gennaio 2015

La verità



Rifiutare di confrontarsi in un dialogo diretto può significare almeno due cose.
1) Chi si nega al confronto non ritiene il suo interlocutore all’altezza della situazione. 
In tal caso peccherebbe di presunzione.
2) Chi si nega al confronto ritiene che il suo interlocutore possa avere ragione. 
In tal caso peccherebbe di viltà.
In entrambi i casi, vincendo il silenzio non vincerà mai la verità.

mercoledì 31 dicembre 2014

L'inganno


Questa notte brinderò alla sincerità, 
all'onestà 
e alla trasparenza.
Ovvero, all'amicizia di una vita
finita per sempre.