martedì 25 giugno 2013

Il Sogno



Mi sveglio sognando. 
Poesia nel cuore, eccitazione nella mente … da cosa dipende?
Dal ricordo di un sorriso, dall’impronta di una carezza, dall’eco di un bacio? 
O dal desiderio di trasformare quel ricordo in un nuovo incontro?
A te la risposta.
A me il sogno.

venerdì 21 giugno 2013

La donna che sussurrava ai pellicani



Circa cinquant’anni fa lo Yucatan era ancora una coriacea distesa di sabbia e rocce, simile a uno sperone galleggiante proteso tra il Mar dei Caraibi e il Golfo del Messico. In superficie, una landa vergine popolata da iguane, facoceri, felini, scimmie e serpenti, avviluppata dall’intreccio di mangrovie assetate di sale. Sottoterra, un dedalo di fiumi e rivoli d’acqua dolce che formano i cosiddetti “cenotes”, tunnel e grotte di stalattiti e stalagmiti dai colori fiabeschi che tutt’oggi si possono visitare ripercorrendoli a nuoto dal cuore della terra fino allo sbocco in mare. Alla fine degli anni 60, un gruppo di speculatori alla riscossa ha trasfigurato vertiginosamente il volto naturale di quest’angolo di Messico rimpiazzandolo con ambiziosi disegni umani. E’ nata così Cancún. E l’isola dello Yucatan, lunga 23 chilometri con capitale Chetumal, separata dalla terraferma da due canali collegati al mare attraverso una fitta rete di fiumi e lagune, s’è trasformata in un cocktail da brochure patinata, a metà tra Las Vegas e Miami: mega alberghi, centri commerciali, ristoranti, discoteche, torri panoramiche, zoo e acquari. Tutto ricorda un immenso parco giochi, dove la Natura è stata definitivamente addomesticata nei Parchi di Xel-Ha, Xcaret, Xplor, e dove persino i delfini sono stati turisticizzati per nuotare con noi umani all’interno del Delfinario, grande attrattiva della Riviera Maya.
Oggi, la Riviera che si srotola da Cancún verso Sud per 
oltre 135 chilometri è pressoché questo: il mare da un lato e la giungla dall’altro, separati dalla mano dell’uomo, la carretera 307. Tuttavia, per riscoprire il volto nudo dello Yucatan, basta spingersi un po’ più a sud e infilarsi nel labirinto di sentieri nascosti dalla foresta, che come linguaggi segreti portano a baie ancora selvagge affacciate sulla barriera corallina del Belize, la seconda per ricchezza dopo quella australiana.
Dimentichiamo per un attimo, quindi, Playa del Carmen e la  Quinta Avenida per avventurarci nel cuore di Akumal, Tulum e Sian Ka’ an.
Akumal è la Baia delle Tartarughe che, tra aprile e ottobre, di giorno nuotano come angeli a pochi metri dalla riva, mentre la notte risalgono guardinghe il bagnasciuga per cercare un angolo indisturbato dove deporre le uova. E’ imperdibile nuotare insieme a loro, pare di volare in un acquario dove il tempo è dilatato e rallentato. E’ qui che s’impara a sentirsi ospiti del mare, parte della Natura, e non dominatori di essa e se non fosse per i ristorantini che popolano la spiaggia di borotalco di Akumal si avrebbe l’illusione di un insperato ritorno all’Eden perduto.
Salutando le tartarughe e riprendendo la carretera, si scivola ancora più a sud, fino alla più nota spiaggia della Riviera Maya, Playa Paraiso, che carezza Tulum. Una lingua di sabbia candida lunga 10 chilometri dove si erge sovrana l'unica acropoli maya sulla costa, poiché questo luogo in origine non era una città fortificata bensì un porto. Le rovine di El Castillo e del Tempio del Dio Discendente, la misteriosa divinità a testa in giù, assumono le sfumature che il sole dona loro, mentre gigantesche iguane riposano indifferenti alla presenza umana tra rocce roventi e  palme assetate di vento. Un tuffo in mare, dopo aver ripercorso secoli di storie truci e leggende inquietanti, è un sollievo soprattutto quando la temperatura e l’umidità diventano implacabili.
Ma è proseguendo oltre Tulum pueblo che si tocca definitivamente l’anima più vergine della Riviera Maya. Percorrendo una lunga strada sterrata che dal cuore di Tulum sbocca al mare, si arriva a Sian Ka ‘an, una biosfera tra laguna e oceano avvolta nella giungla, dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco. Qui sorge anche una delle case di Antonio Banderas, ben occultata ai curiosi dalla folta foresta. Osservando l’intrico di piante, ci si stupisce di come la vegetazione sia riuscita a sconfiggere la roccia spingendo le sue radici in profondità nella dura terra per trovare l’acqua. Qui vive stabilmente una comunità di messicani di circa 600 persone; la biosfera infatti non potrebbe ospitarne più di 900, pena l’equilibrio dell’ecosistema. Anche la pesca, prima fonte di sostentamento, è regolata e limitata giornalmente per non violentare il mare. La gente di Sian Ka ‘an è semplice e accogliente, non sempre ha un tetto ma ha quasi sempre un’amaca in cui dormire, cullata dalla fresca leggerezza del vento. Una scuola, una chiesa e una specie di farmacia, tutto qui. E se la vita degli abitanti si ripete identica a se stessa ogni giorno in ogni stagione, quella del turista ha molto più di cui godere. A bordo di lance si può andare alla ricerca di delfini e tartarughe in libertà, lontano dall’artificiosità dei parchi acquatici, soffermandosi a fare snorkeling nelle piscine naturali in cui si tuffano le mangrovie. Solo pesci, stelle marine, rettili e uccelli: dalle fregate magnifiche ai pellicani pardi, dai cormorani all’aquila marina.
Anche qui si sapora l’anima della Natura cui vien spontaneo avvicinarsi con pudico rispetto. Se si è fortunati, ci si può trovare completamente soli e assistere ai voli acrobatici dei pellicani che ingordi pescano i pesci. Sono buffi e vagamente sgraziati nel loro tuffarsi in acqua: pesantemente s’alzano nel cielo sospinti dal vento per avvistare dall’alto il boccone di turno, poi si gettano a capofitto nel mare, come frecce lanciate da un arco invisibile, l’istinto. Se sono abili riemergono col lungo becco rigonfio di pesce, altrimenti tocca loro ripetere la pesca, impresa faticosa poiché il piumaggio dei pellicani è folto e permeabile. Per questo, prima di ogni tuffo, si spalmano sulle penne un olio che il becco secerne spontaneamente e che li rende più agili nel mare. Anche la loro pancia è strutturata per agevolare l’impatto con l’acqua essendo provvista di un naturale air bag che ammortizza il colpo. Non esibiscono canti melodiosi i pellicani, eppure con quell’occhietto luminoso che osserva attento dall’alto del becco, sembrano comunicare anche con noi. E’ come se benevolmente si concedessero alla curiosità umana lasciandosi avvicinare senza apparente timore. Guardandoci, paiono dire: “Va bene, resta pure qui, creatura che non appartieni né al mare né al cielo. Tu non m’interessi perché non rubi il mio pesce e non usurpi la mia aria e se non ti avvicini troppo possiamo essere amici.”
Per qualcuno un linguaggio tra noi e gli animali, pellicani compresi, esiste davvero, mentre per altri, i più, è solo una follia. Eppure trovandomi spesso sola sulla spiaggia a osservare i tuffi pindarici dei simpatici pennuti, ho sussurrato loro parole buffe senza alcun imbarazzo, fiduciosa d’essere in qualche modo ascoltata e capita. E ho ringraziato non so quale invisibile presenza che solo il vento fosse testimone di questa complice intesa tra Donna e Natura.
Questo è il Messico! 

(Su Mete d'Italia e del Mondo di luglio)

mercoledì 19 giugno 2013

Messico, nuvole e amore



L’accoglienza del Messico è stata piuttosto scoraggiante, a dire il vero. Una coda d’uragano che ha colpito Miami ha lambito per qualche giorno anche la Riviera Maya donandole un malinconico sapore autunnale. Tuttavia i giorni di pioggia, calda come lacrime, sono presto sfumati nell’oblio, cancellati definitivamente da un sole avvolgente e penetrante come il chili yucateco.
Un calore avvolgente e penetrante come l’abbraccio che mi ha accolto al Pavoreal, un resort immerso nella natura selvaggia alle porte di Tulum, ancora pressoché sconosciuto al pubblico italiano che continua a preferire l’artificiale lusso di Playa del Carmen all’imprevedibile bellezza della Terra. Il privilegio d’essere una tra i pochi ospiti del resort mi ha permesso non solo di sincronizzarmi col ritmo quieto del cuore messicano ma anche di tessere fili emozionali profondi e sinceri con le persone che animano il piccolo villaggio.
A loro dedico spontaneamente queste righe, prima di decantare panorami ed esperienze vissute qui, per ringraziarli dell’indimenticabile affetto che mi hanno regalato.
Prima tra tutte c’è Angela, la receptionist dal sorriso d’angelo, sempre disponibile e complice delle necessità dei clienti. E’ lei, con la sua garbata presenza, che dà il benvenuto in quest’angolo di paradiso, dove regna sovrana la voce del mare, del vento e degli uccelli,  incontrastati sovrani del luogo, insieme a draghesche iguane, goffe rane e granchi azzurri.
Serena è invece la jefe del equipe, il capo dello staff d’animazione, tanto rigorosa nell’organizzare il programma di lavoro quanto sensibile alle più impercettibili sfumature dei sentimenti. L’ho battezzata Marlene Dietrich, per via della sua voce calda e della sua forte carica femminile in scena.
Poi c’è Giulia, che se non esistesse bisognerebbe inventarla. Lei non danza solo con il corpo, dai riccioli all’alluce, ma con l’anima e con tutta se stessa trasmette una vitalità contagiosa cui è difficile resistere. Mi ricorda Jo, di Piccole Donne Crescono, per la sua incontenibile energia e bramosa curiosità di conoscere il mondo.
Riccardo è la più recente new entry del resort e con la sua discreta presenza riesce a risultare comico senza muovere un dito, anzi…muovendo solo un dito persino quando balla. L’ho chiamato Mr. Bean, con tutto il rispetto per il suo aspetto fisico, il fatto è che strappa una risata solo a guardarlo.
Infine, ci sono i due ragazzi che più di tutti mi hanno toccato il cuore, Jacopo e Andrea.
Jacopo sul palco trasforma il tumulto delle sue emozioni in movimento, lui non balla semplicemente ma si racconta e si esprime spremendo l’anima alla ricerca di sempre nuova energia. Anche se, leggendo alcune sue poesie e racconti, credo che dentro il ballerino si nasconda il germe dello scrittore, romantico e struggente. Per questo il suo modo d’essere mi ricorda il delicato misticismo di William Blake.
E poi c’è Andrea, sorriso angelico e sguardo seducente. E’ votato al musical, lo si sente quando canta, quando balla ma anche semplicemente standogli accanto perché in lui vibra l’artista da grande palcoscenico. Mentale e sentimentale, ha la tempra del conquistatore, di terre e di cuori, per questo mi ricorda il grande Giulio Cesare.
Ognuno di loro - insieme agli Chef, ad Alessandro il pasticcere, a José el cocinero habanero màs sabroso de la Riviera Maya, e a tutto il personale messicano del Pavoreal – hanno trasformato le nuvole in sole e il vento in un abbraccio. Ognuno di loro ha lasciato impresso il suo sguardo nella mia mente e la sua voce nel mio cuore e ora vorrei salutarli così:
Angela, convinci la direzione a investire di più sul Pavoreal perché realizzi tutte le potenzialità che ha in sé, lo merita davvero!
Serena, continua a cantare coma Marlene ma dai meno crocette ai tuoi ragazzi, ti vogliono bene come tu a loro!
Giulia, non spegnere mai quel sorriso che t’illumina, è un dono raro!
Riccardo, occhio che prima o poi al Dreams s'accorgono che non sei americano e ti becchi un sacco di crocette!
Jacopo, l’amore può far paura ma è anche una straordinaria fonte d’energia e d’ispirazione: vivilo con coraggio!
Andrea, prima di venire ad applaudirti a La Scala, spero di rivederti dalle nostre parti, per rinnovare il prolungato abbraccio che ci siamo scambiati alla partenza!
E siccome le partenze sono sempre dolorose, vorrei asciugare le lacrime dell’addio con il sorriso dell’arrivederci. Perché, a volte, una semplice vacanza può trasformarsi in sentimento e non avere mai fine. 

martedì 28 maggio 2013

Science For A Better Life



SCIENCE FOR A BETTER LIFE: LA SCIENZA A PORTATA DI MANO

Vietato non toccare alla Mostra Itinerante che celebra i primi 150 anni di Bayer


Il Gruppo Bayer – Azienda leader mondiale nella ricerca scientifica – festeggia quest’anno i suoi primi 150 anni. Una storia nata da una piccola fabbrica di coloranti nel distretto di Barmen a Wuppertal e approdata a quel che oggi è: un colosso che conta oltre 110.000 collaboratori in tutto il mondo ma soprattutto che conta sulla forza della tradizione e sul coraggio dell’innovazione.
Science For A Better Life è la bandiera di Bayer e oggi, oltre a indicare la mission del Gruppo nei settori tradizionali – medicina e agricoltura in prima linea – è anche l’arguto spunto di una mostra itinerante, uno dei tanti eventi con cui l’Azienda celebra l’anniversario.
Bayer Anniversary Tour ha aperto le porte al pubblico italiano il 28 maggio presso la sede di Viale Certosa che, per l’occasione, s’è trasformata in un museo interattivo, a metà tra il surreale e il fantascientifico. In realtà, si tratta di pura Scienza, raccontata con intelligenza e leggerezza attraverso le tappe di un percorso intrapreso da Bayer in questi 150 anni. 21 box espositivi, di circa 2 metri d’altezza, mostrano attraverso le lettere dell’alfabeto di 4 diversi colori le missioni concrete dell’Azienda nel mondo. Dalla “A” di Aspirina alla “E” di Efficienza energetica; dalla “R” di Riso alla “S” di Scienza; fino alle innovazioni nel campo medicina per la cura della donna e dei tumori, delle tecniche antisismiche per le nostre abitazioni, dell’alimentazione degli animali di cui ci nutriamo e della cura della terra che coltiviamo. Tutto questo, e molto di più, è racchiuso e svelato da ognuno dei Box che, attraverso tasti, schermi e joy-stick, invitano a dialogare con i contenuti per confrontarsi e imparare quanto impegno stia dietro al successo di Bayer.
“Nella maggior parte dei musei, ai visitatori viene intimato di non toccare – spiega Daniele Rosa, Direttore Comunicazione del Gruppo Bayer in Italia - ma per il tour dell’anniversario di Bayer questa regola non vale. La mostra è provvista di elementi espositivi come microscopi, camere a immagine termica, giochi digitali, tutto specificatamente ideato per essere toccato e sperimentato. Il concetto espositivo combina elementi di intrattenimento con elementi didattici per incoraggiare i visitatori ad interagire con quanto esposto.”
Tutti, infatti, sanno cosa sia un’aspirina. Ma quanti sanno cosa significhi realmente fare ricerca per migliorare la salute? Oltre al background scientifico e sociale espresso attraverso l’immediatezza tecnologia di ogni Box, il visitatore è invitato a giocare, a mettersi alla prova per riflettere, rispondendo a domande cui forse non ha mai pensato (per esempio quanto vale un grammo di sementi di pomodoro rispetto all’oro); oppure testando il proprio ritmo cardiaco, la trasmissione termica del proprio corpo o ancora la padronanza dello stress. E’ più facile, e soprattutto più divertente, a farsi che non a dirsi. E senz’altro è più istruttivo visitare la mostra che non apprenderne leggendo, perché la curiosità diventa creatività solo se si sposa con l’esperienza.
La prima tappa di Bayer Anniversary Tour è avvenuta lo scorso febbraio a Leverkusen e dopo quest’appuntamento milanese la mostra si sposterà a Barcellona, per poi toccare 25 città disseminate nei cinque continenti, attraverso mega container firmati Bayer.
Dopo la visita, resta una riflessione. In ognuno di quei Box alti poco più di due metri, in realtà è racchiuso un mondo: il mondo che abitiamo, di cui tuttavia non sempre siamo consapevoli. Un ottimo invito a scoprirlo, dunque, rivolto non solo agli adulti ma anche a coloro che lo saranno tra molti anni, perché i bambini possano toccare la Scienza e capire che essa è davvero a portata di mano.

giovedì 23 maggio 2013

Straordinario



… e quando tuo figlio diciassettenne ti dice:
“Mamma, io quest’anno in vacanza non voglio andare in Sardegna. Voglio andare in Africa, in un ospedale, a fare volontariato!”
… ecco che scopri d'aver contribuito a fare almeno una cosa straordinaria nella vita. 
Circa diciassette anni prima.

mercoledì 22 maggio 2013

L'abbraccio marsalese (versione a quattro mani)



I grandi eventi dell’enologia

Marsala, città europea del vino 2013

NELLA REGGIA DI BACCO TRA STORIA, ARTE, NATURA, SAPORI E NETTARI INEGUAGLIABILI.
di Paola Cerana e Giancarlo Roversi

Volete gustare un cocktail ammaliante? Prendete in parti uguali un sole meraviglioso e un mare scintillante e trasparente, di un colore che vira dal verde smeraldo all’intera gamma del blu. Aggiungete lunghe spiagge di sabbia dorata e uno sfondo ineguagliabile, quello delle isole Egadi, Favignana, Marettimo e Levanzo, che si stagliano all’orizzonte con le loro cime montuose. Aromatizzate con il sapore dell’archeologia, mettendo nello shaker una buona dose di vestigia greche e romane e un museo con preziosi reperti fra cui un’intera nave punica. Unite i tesori della storia e dell’arte: un museo degli arazzi di grande raffinatezza e tanti decorosi palazzi, chiese, ville. Insaporite con l’ambiente incontaminato delle saline, punteggiate di pittoreschi mulini a vento e di cumuli di sale grezzo che di sera al tramonto, quando il sole si nasconde dietro le Egadi, si ammantano di mille sfumature del rosa e dell’ocra. Incorporate nel cocktail la visuale dello Stagnone, uno specchio d‘acqua poco profondo attraversato da una strada romana che si scopre con la bassa marea e su cui galleggiano alcuni incantevoli fazzoletti incontaminati di terra: l’isola Lunga, l’isola di S. Maria e la Scola. Amalgamatele assieme a quel gioiello inestimabile che è l’isola di Mozia, sede di un antica città di cui rimangono poderosi avanzi e di un museo di straordinario interesse dove si ammira una delle opere più belle della scultura greca mediterranea: il Giovanetto di Mozia. E per finire miscelate con un’abbondante spruzzata di sapori inimitabili della cucina di mare e di terra e soprattutto di vini incomparabili che nascono in cantine monumentali, veri e propri templi al Dio Bacco, i cui nomi sono diventati famosi in tutto il mondo
Il cocktail è pronto. Il suo nome? Marsala.
A offrirlo è una delle più affascinanti regioni italiane, la Sicilia, nel suo lato occidentale, quello della provincia di Trapani che guarda la Tunisia. E a custodirne i segreti è la città di Marsala che poco più di 150 anni fa ha legato il suo nome a Garibaldi. Marsala più che una dimensione terragna è un sogno per l’atmosfera serena e armoniosa che si coglie girando per le sue strade, per il territorio che le sta alle spalle e lungo il mare che la fronteggia.

Vini inimitabili e altro ancora
Cullata tra le colline e il mare, la città rappresenta una meta turistica seducente che non si limita all’omonimo nettare che l’ha resa famoso nel mondo. La vicinanza strategica dell’aeroporto di Trapani, l’efficiente rete autostradale e i collegamenti con le Egadi incoraggiano l’esplorazione di un territorio desideroso di raccontarsi. Basta camminare per le strade lastricate di bianco e sostare nelle piazze barocche per leggere la storia di Marsala. Le origini fenicie s’intrecciano a dominanze gotiche, romane, arabe, normanne, sveve e spagnole: linguaggi differenti che attraverso l’architettura e l’arte infondono alla città una passionalità che conquista.
Il Museo di Baglio Anselmi, il Parco Archeologico, Porta Garibaldi, Piazza Loggia, il Convento del Carmine, il Museo degli arazzi e le stradine del Cassero rappresentano il primo volto di una città che invita alla  meditazione del tempo che fu. L’altro volto è quello di un presente effervescente e dinamico: il mercato, i winebar, i ristorantini e i teatri Sollima e Impero, attimi di svago al ritmo della storia. Infine, il terzo volto di Marsala, quello della natura. Immense distese di vigne e ulivi ondeggiano fino allo Stagnone, la Riserva marina naturale, che con i suoi mulini a vento sembra riprodurre immutata una tradizione tanto affascinante quanto preziosa, quella dell’estrazione del sale. Di fronte, Mozia e le Egadi completano questo palcoscenico di suggestive sfumature, teatro naturale apprezzato anche dagli sportivi più arditi, velisti e del kitesurfisti. Le note di un territorio così variegato s’accordano infine sul tema più godibile: l’enogastronomia. Gli itinerari proposti dalla “Strada del Vino” intrecciano sapori di mare e profumi di terra esaltando un’identità territoriale secolare espressa attraverso l’ospitalità degli hotel, dei bagli e del caldo abbraccio marsalese.

Marsala “Città del Vino 2013”
La Rete Europea delle Città del Vino (Recevin) ha assegnato a Marsala il titolo di Città europea del Vino 2013, ereditando il titolo da Palmela in Portogallo. Un motivo d’orgoglio in più, celebrato ufficialmente il 16 marzo e proiettato in un susseguirsi di eventi culturali, sportivi ed enogastronomici che animeranno il territorio fino a dicembre. Il programma è stato presentato dalle maestranze della Città al Teatro Impero, con un concerto pomeridiano del tenore Cristian Ricci seguito dall’inaugurazione del nuovo giardino di Piazza Vittoria, accanto al Villaggio del Gusto di Villa Cavallotti. I giochi d’artificio son stati il preludio di una stagione importante per Marsala che si fa portavoce dell’identità della Cultura Mediterranea. Il vino, infatti, è molto più di un prodotto prezioso per la tavola. E’ soprattutto un linguaggio: un filo conduttore che unisce nazioni e popoli, rafforzando l’identità territoriale anche attraverso l’amicizia con l’estero. Come sottolinea il sindaco Giulia Adamo riprendendo Tucidide “I popoli del Mediterraneo cominciarono a uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare la vite e l’ulivo.” Ma il sindaco di Marsala non ha bisogno della saggezza antica per comunicare con determinazione il suo messaggio. “Sono certa – dice – che la Sicilia e l’Italia avranno positive ricadute economiche e d’immagine dal riconoscimento assegnato a Marsala. A breve nascerà anche il consorzio pubblico-privato che si occuperà d’intercettare i circuiti internazionali del turismo ma già molti operatori della filiera, dalle cantine agli operatori turistici, si sono associati consapevoli delle bellezze ambientali, architettoniche, archeologiche e culturali del nostro territorio.” Questo risultato pare essere solo l’inizio di un fruttuoso cammino, reso possibile dalla sinergia di enti politici, agricoltori, imprenditori e operatori turistici del territorio. Un territorio che verte attorno al Mar Mediterraneo, un mare tanto prezioso quanto delicato. “Per questo occorre combattere affinché vengano proibite le trivellazioni nei suoi fondali”, ammonisce Giulia Adamo chiudendo con un applauso il suo intervento e aprendo il sipario sui festeggiamenti di Marsala.

BOX
Le grandi cantine che hanno fatto la storia del vino
La fortuna del Marsala inizia nel Settecento con gli inglesi che, approdati sulla costa occidentale della Sicilia, cominciano ad esportare l’eccellente vino locale aggiungendo quel tocco d’alcol necessario alla conservazione. La sua storia prosegue gloriosa grazie alla passione di generazioni di famiglie che hanno saputo interpretare il territorio con ingegno e rispetto. Qui le cantine, gli antichi bagli o feudi ristrutturati, non sono semplicemente luoghi di produzione e conservazione ma veri e propri musei dove, insieme a un prodotto di nicchia, si tramanda un’esperienza ineguagliabile. Entrare in questi luoghi significa sorseggiare i profumi del tempo e mescolare il piacere dei sensi a quello della memoria.

Se la Sicilia fosse donna avrebbe certamente il sorriso di José che, insieme al fratello Antonio, tramanda con passione l’avventura iniziata della grande famiglia Rallo. Avventura che prende il via nel 1983 con le storiche cantine di Marsala e con le vigne di Contessa Entellina, nella Sicilia occidentale. Poco dopo, Donnafugata approda anche a Pantelleria e oggi l’Azienda conta in tutto 338 ettari di vigneto. Il nome Donnafugata letteralmente significa “donna in fuga”, alludendo alla regina Maria Carolina moglie di Ferdinando IV di Borbone che nei primi dell’800 fuggì da Napoli e dalle truppe napoleoniche per rifugiarsi proprio qui, dove sorge l’Azienda. L’effige della testa di donna con i capelli al vento, logo dell’Azienda, evoca l’immagine della Regina. Ma sono altre le immagini che parlano al cuore visitando questo luogo e sono rappresentate dalle fotografie di famiglia collocate nel cortile e all’interno delle cantine accanto alle botti. Insieme al profumo dell’uva e del legno qui si respira la straordinaria solidarietà di una famiglia che ha fatto dei propri legami affettivi la chiave del successo. Donnafugata propone visite guidate, degustazioni professionali e originali esperienze multisensoriali che sposano vino e musica. Da non perdere gli appuntamenti di Cantine Aperte l’ultima domenica di maggio a Marsala, Calici di Stelle il 10 agosto con la vendemmia notturna di Contessa Entellina e San Martino a novembre per celebrare la vendemmia nelle cantine marsalesi.

La Florio è una delle cantine storiche siciliane, nata nel 1883 con Vincenzo Florio e oggi simbolo della sicilianità nel mondo. Si estende su 20.000 mq ed è tra queste pareti in tufo che il tempo affina i 5.000.000 di litri di vino Marsala contenuti in fusti di rovere di Slavonia. Visitare queste Cantine significa fare un tuffo in una terra gloriosa, passando attraverso luoghi che ospitarono personaggi illustri come Giuseppe Garibaldi ma significa anche entrare in un mondo artigianale sofisticato. Lo storico Baglio affacciato sul mare accoglie il visitatore con i suoi rigogliosi giardini mediterranei ricchi di profumi e colori. Il viaggio prosegue nelle Cantine che custodiscono nelle storiche botti i pregiati vini Florio. Un microcosmo da scoprire grazie anche alla nuova Sala di Degustazione Donna Franca Florio: un ambiente raffinato che offre al visitatore una suggestione unica attraverso i profumi e i sapori dei vini Florio da assaporare in riverente decantazione.

Cantine Pellegrino http://www.carlopellegrino.it/
L’Azienda nasce nel 1880 dal sogno di Paolo Pellegrino. Tenacia e passione si tramandano di generazione in generazione e l’Azienda cresce florida trainata dall’insostituibile presenza femminile. E’ inscindibile la vita dell’impresa da quella della famiglia Pellegrino, che ha fatto della propria esistenza un marchio d’eccellenza. Il “futuro moderno” che sognava nonno Paolo è oggi presente: 30.000 mq. di superficie con una capacità di 120.000 hl. di vino marsala, un impero tuttora in espansione che mescola storia e innovazione. Storia testimoniata dalla collezione di carretti siciliani esposti nella Cantina insieme ai calchi in gesso di un’antica nave punica e all’archivio Whitaker, contenente la corrispondenza commerciale tra Sicilia e estero dal 1814 al 1928. Il piacere di esplorare la storia si corona una saporita cena all’interno delle Torri: due grandi silos del 1950 che oltre al ristorante con vista panoramica sulle Egadi ospitano una sala riunioni, una cucina e una sala di degustazione per soddisfare le esigenze dei più fini intenditori.

L’Azienda vanta una tradizione secolare vocata alla viticoltura. Le famiglie Cottone e Laudicina hanno investito passione ed esperienza nella terra, trasformando i vecchi poderi in una modernissima struttura vitivinicola multivarietale. “U vecchiu Bagghio” ristrutturato è così rinato in una Cantina tecnologicamente avanzata, adagiata sulle colline più alte dell’Agro Marsalese raggiungibili percorrendo la Strada dei Bagli. Oggi Baglio Oro, grazie all’intraprendenza e alla forza di carattere di Don Pino, Michele e Francesco, si offre al mercato con i suoi primi preziosi frutti in bottiglia, rossi e bianchi. Prodotti di qualità che non tradiscono il passato pur rispettando le più moderne tecnologie. Ed è lo stesso Baglio Oro, all’interno del suo Museo dell’Arte Contadina, a ricordare ai visitatori l’importanza delle tradizioni, insieme alla fatica e al coraggio indispensabili per raggiungere traguardi di successo come questo. 

La storia del Baglio Donna Franca è indissolubilmente legata al nome di Franca Florio, fascinosa gentildonna palermitana ed esponente della Belle Epoque siciliana tra la fine del XIX e il XX secolo. La sua figura statuaria, i profondi occhi grigi e il sorriso smagliante si univano a una straordinaria carica di seduzione e intelligenza, tanto che nella ascesa di Casa Florio ebbe un ruolo strategico insieme al marito Ignazio. Visitare le Cantine significa ripercorrere la storia di questo meraviglioso angolo di terra e il benvenuto è dato proprio da una raffigurazione della bella Franca all’interno del cortile che anticipa le Cantine vere e proprie. Qui non solo si ha la possibilità di avventurarsi in un interessante percorso enogastronomico ma si può anche soggiornare apprezzando la quiete profumata del luogo. Il relais Baglio Donna Franca propone 14 camere e 1 suite, affacciate su un rigoglioso giardino con piscina. Infine il ristorante “Seccu d’oru” propone menù turistici e menù-degustazione nella più tipica tradizione siciliana, sposalizio perfetto con i vini pregiati della Cantina. 

BOX

LE BUONE SOSTE
Dove dormire:
Sorge nel cuore di Marsala, accanto all’omonimo Monastero. Recentemente ristrutturato in perfetta armonia con lo stile architettonico della città, l’hotel è una bomboniera accogliente e raffinata. Il piacere di un soggiorno all’insegna della quiete e del silenzio si mescola alla vitalità del centro della città.
Dove mangiare:
Le Lumie svetta in contrada Fontanelle. Premio Slowfood 2012, è il luogo ideale dove poter gustare piatti della tradizione locale rivisitati dalla creatività dello chef Emanuele Russo. La cantina di vini riflette la straordinaria varietà dei prodotti autoctoni e biodinamici con particolare attenzione al marsala e ai distillati.

Il caldo abbraccio marsalese



MARSALA, CITTA’ EUROPEA DEL VINO 2013
Il caldo abbraccio marsalese: storia, arte, natura e sapori in un viaggio ebbro d’emozioni

Non solo “marsala”
Cullata tra le colline e il mare, Marsala rappresenta una meta turistica seducente che non si limita all’omonimo nettare liquoroso. Le origini fenicie s’intrecciano a dominanze gotiche, romane, arabe, normanne, sveve e spagnole: linguaggi differenti che attraverso l’architettura e l’arte infondono alla città una passionalità che conquista.
Il Museo di Baglio Anselmi, il Parco Archeologico, Porta Garibaldi, Piazza Loggia, il Convento del Carmine, il Museo degli arazzi e le stradine del Cassero rappresentano il primo volto di una città che invita alla  meditazione del tempo che fu. L’altro volto è quello di un presente effervescente e dinamico: il mercato, i winebar, i ristorantini e i teatri Sollima e Impero, attimi di svago al ritmo della storia. Infine, il terzo volto di Marsala, quello della natura. Immense distese di vigne e ulivi ondeggiano fino allo Stagnone, la Riserva marina naturale, che con i suoi mulini a vento sembra riprodurre immutata una tradizione tanto affascinante quanto preziosa, quella dell’estrazione del sale. Di fronte, Mozia e le Egadi completano questo palcoscenico di suggestive sfumature, teatro naturale apprezzato anche da velisti e kitesurfisti. Le note di un territorio così variegato s’accordano infine sul tema più godibile: l’enogastronomia espressa attraverso l’ospitalità degli hotel, dei bagli e del caldo abbraccio marsalese.

Recevin e la Città del Vino 2013
La Rete Europea delle Città del Vino (Recevin) ha assegnato a Marsala il titolo di Città europea del Vino 2013, ereditando il titolo da Palmela in Portogallo. Un motivo d’orgoglio in più, celebrato ufficialmente il 16 marzo e proiettato in un susseguirsi di eventi culturali, sportivi ed enogastronomici fino a dicembre. Il programma è stato presentato dalle maestranze della Città al Teatro Impero, con un concerto del tenore Cristian Ricci seguito dall’inaugurazione del nuovo giardino di Piazza Vittoria. I giochi d’artificio son stati il preludio di una stagione importante per Marsala, portavoce dell’identità della Cultura Mediterranea. Il vino, infatti, è molto più di un prodotto prezioso per la tavola. E’ soprattutto un linguaggio che unisce nazioni e popoli, rafforzando l’identità territoriale anche attraverso l’amicizia con l’estero. Come sottolinea il sindaco Giulia Adamo riprendendo Tucidide “I popoli del Mediterraneo cominciarono a uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare la vite e l’ulivo.” “Sono certa – prosegue – che la Sicilia e l’Italia avranno positive ricadute economiche e d’immagine dal riconoscimento assegnato a Marsala. A breve nascerà anche il consorzio pubblico-privato che si occuperà d’intercettare i circuiti internazionali del turismo ma già molti operatori della filiera si sono associati consapevoli delle bellezze ambientali, architettoniche, archeologiche e culturali del nostro territorio.”  

BOX
Le cantine o “bagli”
Cantine Pellegrino http://www.carlopellegrino.it/
L’Azienda nasce nel 1880 dal sogno di Paolo Pellegrino. Tenacia e passione si tramandano di generazione in generazione e l’Azienda cresce florida trainata dall’insostituibile presenza femminile. Il “futuro moderno” che sognava nonno Paolo è oggi presente: 30.000 mq. di superficie con una capacità di 120.000 hl. di vino marsala, un impero tuttora in espansione che mescola storia e innovazione. Storia testimoniata dalla collezione di carretti siciliani esposti nella Cantina insieme ai calchi in gesso di un’antica nave punica e all’archivio Whitaker, contenente la corrispondenza commerciale tra Sicilia e estero dal 1814 al 1928. Il piacere di esplorare la storia si corona una saporita cena all’interno delle Torri: due grandi silos del 1950 che oltre al ristorante con vista panoramica sulle Egadi ospitano una sala riunioni, una cucina e una sala di degustazione per soddisfare le esigenze dei più fini intenditori.
La Florio è una delle cantine storiche siciliane, nata nel 1883 con Vincenzo Florio e oggi simbolo della sicilianità nel mondo. Si estende su 20.000 mq ed è tra queste pareti in tufo che il tempo affina i 5.000.000 di litri di vino Marsala contenuti in fusti di rovere di Slavonia. Lo storico Baglio affacciato sul mare accoglie il visitatore con i suoi rigogliosi giardini ricchi di profumi e colori. Il viaggio prosegue nelle Cantine, un microcosmo da scoprire grazie anche alla nuova Sala di Degustazione Donna Franca Florio: un ambiente raffinato che offre al visitatore una suggestione unica attraverso i profumi e i sapori dei vini Florio da assaporare in riverente decantazione.
Se la Sicilia fosse Donna avrebbe certamente il sorriso di José che, insieme al fratello Antonio, tramanda con passione l’avventura iniziata della famiglia Rallo. Avventura che prende il via nel 1983 con le storiche cantine di Marsala e con le vigne di Contessa Entellina, nella Sicilia occidentale. Poco dopo, Donnafugata approda anche a Pantelleria e oggi l’Azienda conta in tutto 338 ettari di vigneto. Donnafugata propone visite guidate, degustazioni professionali e originali esperienze multisensoriali che sposano vino e musica. Da non perdere gli appuntamenti di Cantine Aperte l’ultima domenica di maggio a Marsala, Calici di Stelle il 10 agosto con la vendemmia notturna di Contessa Entellina e San Martino a novembre per celebrare la vendemmia nelle cantine marsalesi.
L’Azienda vanta una tradizione secolare vocata alla viticoltura. Le famiglie Cottone e Laudicina hanno investito passione ed esperienza nella terra: “U vecchiu Bagghio” ristrutturato è rinato in una Cantina tecnologicamente avanzata, adagiata sulle colline più alte dell’Agro Marsalese raggiungibili percorrendo la Strada dei Bagli. Oggi Baglio Oro si offre al mercato con i suoi primi preziosi frutti in bottiglia, rossi e bianchi. Prodotti di qualità che non tradiscono il passato pur rispettando le più moderne tecnologie. Il Museo dell’Arte Contadina interno al Baglio racconta ai visitatori l’importanza delle tradizioni. 
La storia del Baglio Donna Franca è indissolubilmente legata al nome di Franca Florio, fascinosa gentildonna palermitana esponente della Belle Epoque siciliana tra la fine del XIX e il XX secolo. Il benvenuto è dato proprio da una raffigurazione della bella Franca all’interno del cortile che anticipa le Cantine vere e proprie. Qui non solo si ha la possibilità di avventurarsi in un interessante percorso enogastronomico ma si può anche soggiornare apprezzando la quiete profumata del luogo. Il relais Baglio Donna Franca propone 14 camere e 1 suite, affacciate su un giardino con piscina. Il ristorante “Seccu d’oru” offre menù turistici e menù-degustazione nella più tipica tradizione siciliana. 

Per chi sosta a Marsala
Dove dormire: Hotel Carmine http://www.hotelcarmine.it/
Sorge nel cuore di Marsala, accanto all’omonimo Monastero. Recentemente ristrutturato in armonia con lo stile architettonico della città, l’hotel è una bomboniera accogliente e raffinata. Il piacere di un soggiorno all’insegna della quiete e del silenzio si mescola alla vitalità del centro della città.
Dove mangiare: Ristorante Le Lumie http://www.ristorantelelumie.it/
Le Lumie svetta in contrada Fontanelle. Premio Slowfood 2012, è il luogo ideale dove gustare piatti della tradizione locale rivisitati dalla creatività dello chef Emanuele Russo. La cantina di vini riflette la varietà dei prodotti autoctoni e biodinamici con particolare attenzione al marsala e ai distillati.