giovedì 16 gennaio 2014

“PRODURRE VINO E’ COME DIPINGERE”


A ogni intenditore il suo quadro d’autore: i segreti del successo del Barone La Lumia, artista inimitabile del panorama enologico siciliano



Nella piana di Licata, in provincia di Agrigento, là dove l’ultimo lembo di terra italiana si tuffa nel mare africano, si estende la Tenuta dei Baroni La Lumia, un simbolo della cultura oltre che dell’agricoltura di quest’isola. Con una superficie complessiva di 150 ettari di generosa terra,
 40 sono coltivati a vigneto approfittando degli strati gessosi-solfiferi e di un microclima eccezionale per luminosità, prossimità al mare ed escursione termica.
L’azienda da sempre vinifica esclusivamente uve proprie, frutto di vitigni autoctoni selezionati tra i migliori di Sicilia: Nero d’Avola, Inzolia, Nerello Mascalese e Frappato, dai quali ottiene vini inconfondibili per intensità di aromi e di gusto.
Inconfondibile è anche la Tenuta stessa, risultato armonioso di linee e dettagli architettonici che evocano epoche e paesi lontani. Il casale arabeggiante è stato edificato alla fine del ‘700 dalla stessa famiglia La Lumia e rispecchia la personalità audace e fiera dei vini che qui nascono.
Nicolò, l’attuale proprietario, ha alimentato con passione e competenza l’antica tradizione enologica di casa, resuscitando quei vini che in un glorioso passato avevano donato ricchezza ai coloni Rodio-Cretesi e opulenza alla città di Agrigento.


Fare un buon vino non è mai facile. Il successo non viene solo dalla tecnica ma da una segreta alleanza tra la natura e l’uomo, quindi tra la bontà della materia prima e il rispetto con cui la si tratta. Qui la raccolta delle uve avviene manualmente e ogni fase della lavorazione dei grappoli è minuziosamente curata fino all’arrivo in barrique, sotto gli sguardi scrupolosi del barone Nicolò e del figlio enologo Salvatore. La filosofia dell’azienda in merito a questi vini ‘particolari’ si basa sull’eleganza del gusto che deriva da un riuscito matrimonio tra le doghe di allier e la struttura del vino.
Il barone Nicolò, con la saggezza di un padre lungimirante, ricorda spesso al figlio Salvatore che: “produrre vino è come dipingere! Bisogna avere la giusta tavolozza dei colori. Il dosaggio della barrique deve essere come il colpo di pennello sulla tela, morbido e delicato.”
La Tenuta Barone La Lumia, oltre alla produzione di vini ottenuti con tecniche tradizionali, ha sfidato il tempo puntando sull’originalità. Ha recuperato alcuni dei sistemi di vinificazione utilizzati dai coloni Rodio-Cretesi nel quinto secolo a.C.
e da questa scommessa è nata la linea dei Grecischi: Nikao, Halykàs e Limpiados,
 tre vini straordinariamente virili per struttura e aromi persistenti, che sprigionano, oltre ai caratteri del territorio, cinquemila anni di gloriosa storia.
 In altre parole, questi vini possiedono il tocco di pennello che fa la differenza in un quadro d’autore.
Salvatore La Lumia, in un’intervista, ha confidato che il segreto della lunghezza al palato dei suoi vini è costituito dalla massima estrazione delle sostanze aromatiche e dal rispetto del tempo, grande alleato del grande vino, nonché da appassimenti su pianta, ossidazioni naturali e lunghissime permanenze sulle bucce. Naturalmente, per far vini così speciali qualche altro segreto ci sarà ma, in quanto tale, resterà per sempre custodito nella piacevolezza di un sorso di Cadetto, Don Totò o Nikao ... a ogni intenditore il suo quadro d’autore!

mercoledì 15 gennaio 2014

L'improbabile




Ero come un fiammifero
che non chiedeva altro ch’essere acceso.
Tu mi hai acceso.
Solo per bruciarmi del mio stesso fuoco.

(farfugliante scritta in matita di un’adolescente inquieta, ritrovata sull’ultima pagina di un libro del 1980, intitolato “L’improbabile”, di Yves Bonneffoy. E mi domando se, nonostante il tempo, quell’adolescente sia cambiata)

SOTTO UN MARE DI STELLE



Da Casa Mirabile, con amore

E’ una notte incantevole.
Una di quelle che capitano solo da bambini, nei sogni o nelle favole. Una di quelle notti che non si dimenticano più.
Rimasta finalmente sola, mi beo distesa sotto un mare di stelle che pare cancellare ogni dubbio sull’esistenza di un Creatore che l’abbia voluto lì per custodire desideri segreti e mortali speranze. Tutt’attorno silenzio. Solo alberi di ulivi, viti, fichi d’india e agrumi e nascosti nell’oscurità conigli e lepri, rifugiati nel sonno prima che le prime luci dell’alba li riportino a saltellare nel verde. Non che io li veda ora, ovviamente, ma ripenso alla mattina di questo stesso giorno quando, affacciata alla finestra della mia camera per godere del primo sole, avevo visto nell’erba spuntare le buffe orecchie di quelle creature in libertà che giocavano a rincorrersi attorno alla piscina, beatamente ignari della presenza umana.
Mi trovo a Menfi, un paese delizioso in provincia di Agrigento, nella Sicilia meridionale, sopravvissuto finora all’orda barbarica del turismo costiero e ancora fortemente legato alla tradizione agricola dei suoi abitanti. In grembo a un colle, esattamente dove mi trovo io, sorge Casa Mirabile, un antico Baglio immerso in un generoso uliveto e ricche distese di viti, ulivi e agrumi. Edificato nel 1800, destinato in origine alla lavorazione del vino, oggi Casa Mirabile è un Relais finemente ristrutturato grazie alla passione di Fabiola e Lillo Barbera che, con paziente ricerca e raro buon gusto, hanno riportato questo luogo allo splendore di un tempo. 
Mentre inseguo con lo sguardo rapito due stelle cadenti, ripenso a quel che mi ha raccontato la mattina il padrone di Casa, Lillo, e mi sento improvvisamente risucchiare fuori dal tempo. Casa Mirabile, infatti, era un’Antica Riserva del XVII secolo, proprietà di un ricco nobiluomo agrigentino che la volle regalare alla sua adorata in segno d’amore. Scelse proprio quella casa in collina affinché ella ogni mattina potesse svegliarsi guardando il mare, che tanto amava, rimanendo tuttavia protetta dalla calura sicula, talora impietosa, che avrebbe mal sopportato provenendo del freddo Nord Europa. La nobildonna scelse gli arredi portando con sé il tocco della sua terra d’origine e si dedicò con passione al giardino circostante, finché il nobiluomo rimasto vedovo poté finalmente ritirarsi a vivere con lei e gioire insieme di quell’incantevole panorama per il resto dei loro anni.
Dal fascino del passato, alla seduzione del presente. Oggi Casa Mirabile è più bella che mai. Il restauro è frutto di uno studio accurato per mantenere i colori originali e anche la scelta dei complementi d’arredo ha rispettato le radici storiche, senza naturalmente trascurare tutti i dettagli che possano viziare gli ospiti durante la loro permanenza qui. Qui, dove la natura è ancora incontaminata e la mano dell’uomo è intervenuta su di essa con rispetto e gratitudine, per valorizzarla senza tradirla: la spiaggia bianca protetta dalle canne di bambù, i tramonti rosso fuoco, il profumo di ginestre e rosmarino, gli olivi secolari e i vigneti opulenti che raggiungono morbidi il mare per abbeverarsi di fresca salsedine.
E’ una posizione privilegiata quella di Casa Mirabile che concilia la quiete e la gaiezza del paesaggio con le bellezze storiche e artistiche dei dintorni. Dalla Valle dei Templi di Agrigento alla splendida Sciacca, dal parco archeologico di Selinunte alle ristoratrici acque calde di Montevago: un incanto senza paragoni, per gli occhi e lo spirito. Ma siccome anche il corpo pretende la sua parte, ecco sopraggiungere altri piaceri. La cucina di Casa Mirabile è una tentazione senza peccato, fatta con semplicità e genuinità, perché qui tutto viene direttamente dal mare e dalla terra tutt’attorno, senza intromissioni artificiali. Dalla prima colazione alla cena, Lillo coccola gli ospiti con proposte fuori del comune per la schiettezza dei sapori, soprattutto per chi viene dal nord, come me. Pane cunzato, per cominciare, con quell’olio e quell’origano e quei pomodorini che solo qui sprigionano tutto il profumo e il sapore del sole. Ed è solo l’inizio, in un crescendo di piacevoli attentati alla gola, cui è impossibile non cedere.
A Casa Mirabile ci si sente davvero a casa. Solo 11 camere, tutte arredate con sobria semplicità e buon gusto, mantengono un’atmosfera intima e informale allo stesso tempo, raccontando la sicilianità più autentica, quella raccontata in tante pagine di romanzi scolpiti nel tempo.
E così, mentre saluto l’ultima stella cadente in questa notte indimenticabile, sorrido al cielo ed esprimo un desiderio: quello di ritornare qui, sotto questo mare di stelle, almeno un’altra volta in vita mia.

martedì 14 gennaio 2014

Il difetto


Lui:"Devo ammetterlo, un difetto ce l'ho: 
io non so stare solo con me stesso!"
Io:"Ti capisco, 
fossi in te non ci riuscirei neanch'io!"
Non ho capito perchè se l'è presa con me, visto che vuole essere sempre compiaciuto ...


lunedì 13 gennaio 2014

UNA GRANDE FAMIGLIA, UN GRANDE OLIO, UN SOLO NOME: TITONE



Salute e bontà sono i segreti vincenti del Trapanese eletto migliore al mondo dal Premio Biol 2013



Immaginate un soffice pianoro rigoglioso di verde conteso tra il cielo e il mare. Di fronte, come perle emerse dai flutti, una manciata di isole dal fascino misterioso, sorvegliate dalla costa da candide distese di sale leccate dal sole.
E’ quello straordinario lembo di terra che si snoda tra Trapani e Marsala, nella Sicilia occidentale, con Erice alle spalle e Mothia e le Egadi in fronte. Ed è in questo contesto paesaggistico da fiaba che la Famiglia Titone, dal 1936, coltiva con amore la propria passione: quella per l’olio. Non un olio qualsiasi ma un olio che sprigiona bontà e salute, frutto di un dialogo fluido tra uomo e natura che si concreta in 5800 alberi coltivati nel pieno rispetto dell’ambiente.
La Famiglia
La Famiglia Titone ha sempre avuto particolarmente a cuore la salute: da papà Nicola alla figlia Antonella, prima dell’agricoltura è stata la farmacia la professione di famiglia.
Nasce così, da una filosofia tramandata da generazioni, un olio di qualità, sano e naturale. L’azienda è stata una delle prime in Sicilia a convertirsi all’agricoltura biologica e dal 1992 tutte le fasi di lavorazione sono controllate, tracciate e certificate. Oggi l’azienda Titone vanta due tipi di olio – ottenuti da olive delle cultivar Cerasuola, Nocellara del Belice, Biancolilla – raccolte a mano e molite dopo poche ore nel frantoio aziendale. Con passione e determinazione, la famiglia Titone è riuscita a creare un olio che incorpora i profumi millenari di questa zona di Sicilia, unica per microclima, ottenendo apprezzamenti e riconoscimenti in tutto il mondo.
L’Olio
L’olio Titone Dop Valli Trapanesi (varietà Cerasuola, Biancolilla, Nocellara del Belice) seduce con un raffinato bouquet di erbe officinali, mandorla fresca e sentori di banana verde. L’ingresso in bocca rivela un corpo ben strutturato e piacevolmente dolce anche all’olfatto, con immediato sostegno della nota amara che va a posarsi su un tono piccante e di lunga intensità. Eccellente per esaltare marinare di tonno, minestre di funghi, zuppe di legumi, pesce al forno e tartare di manzo.
L’olio Titone Biologico (varietà Cerasuola, Biancolilla, Nocellara del Belice) si offre al naso con fini profumi di mandorla verde e spiccate note erbacee che rimandano al paesaggio siciliano; il corpo ben strutturato sprigiona un inizio dolce raggiunto presto da un impatto amaro che, combinato con un guizzo piccante intenso, innamora il palato. Perfetto con verdure crude e cotte, insalate, zuppe, arrosti e carni rosse.
La Famiglia Titone e i suoi oli continuano a collezionare un’infinità di prestigiosi premi, tra cui quello guadagnato dall’Extravergine Titone Dop Valli Trapanesi che è stato unanimemente ritenuto il “miglior olio biologico del mondo”, meritando il 18° Premio Biol 2013.

domenica 12 gennaio 2014

L’EMOZIONE ARANCIONE CHE VIEN DALLA SICILIA




Dove il sole bacia il mare e la salute sposa la bellezza cresce una carota tutta speciale: la carota novella di Ispica Igp 

Olio, vino, arance, pesce … mare, sole, passione e generosità.
Per queste e molte altre virtù naturali e umane la bella Sicilia da sempre si fa amare da tutti, in Italia e nel mondo. C’è tuttavia un prodotto di cui poco si parla, sottovalutato forse per la sua umile e pur preziosa natura, un prodotto che invece accende di insospettato colore l’appetitoso panorama gastronomico siciliano.
E’ la carota. In particolare la carota novella di Ispica Igp, frutto di quel territorio denso di storia e di natura che si srotola tra le province di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta, nell’estrema punta sud-orientale dell’isola. E’ qui che, benedetta dal sole e carezzata dalle brezze marine, la carota novella ha messo letteralmente le proprie radici, stimolando una propria economia e un sistema produttivo unico nato da una lunghissima tradizione popolare. 
Le sue origini risalgono agli anni Cinquanta e da allora il suo colore solare s’è aggiunto a quelli delle altre bellezze della zona: quelle naturali di Capo Passero, Pozzallo e Porto Palo, e quelle culturali di Noto, Modica e Scicli. E’ qui, dunque, che il gusto della semplicità sposa quello del barocco, alimentando quella straordinaria convivenza tra genuinità del territorio e sontuosità architettonica che solo la Sicilia vanta.
La sua terra natia
E allora, prima di sederci a tavola per assaggiare la dolcezza della carota novella di Ispica, facciamo una passeggiata attraverso i luoghi delle sue origini. L’antica Hispicaefundus, che oggi conta circa 15 mila abitanti, domina il mare dall’alto di una collina dolcemente degradante verso l’azzurro delle onde. Il mare è a pochissimi chilometri, pare di toccarlo da quassù, e i ruderi della fortezza, nucleo originale dell’antica città, sembrano aver stipulato un sodalizio eterno con il blu degli abissi, aggiungendo il fascino della storia alla bellezza della natura. Dieci chilometri di spiagge, in gran parte libere, insieme all’area archeologica della Cava di Ispica sono già un argomento convincente di seduzione. Quando poi, appagati gli occhi, ci siede a tavola per appagare anche il palato e si assaggia la carota novella di Ispica nelle sue declinazioni, ecco che l’innamoramento per questi luoghi è assolutamente definitivo.
Perché la carota novella di Ispica è speciale?
Un ortaggio apparentemente umile nasconde, in realtà, virtù nobili dovute in parte alla generosità del microclima e in parte alla sapiente laboriosità degli agricoltori siciliani. Qui le temperature medie invernali sono particolarmente elevate, così come il numero di ore di luce solare, e i terreni di medio impasto parzialmente sabbiosi forniscono alla carota novella preziosi elementi nutritivi con buone caratteristiche di profondità e freschezza. Anche il colore brillante è opera della natura e rivela una metabolizzazione ottimale tra zuccheri, vitamine e minerali. Salubrità e tracciabilità del prodotto sono garantite anche da un disciplinare che prevede una rotazione colturale triennale che eviti la stanchezza dei terreni.
La precocità della maturazione contraddistingue la carota novella di Ispica, donandole una ricchezza di carotene e glucosio unica. Al consumatore, giunge solo dopo aver ultimato il ciclo di maturazione in campo aperto, circa alla fine di febbraio, da qui il segreto del suo successo espresso in quel “novella” che accompagna il nome, sinonimo di croccantezza, aroma erbaceo e colore del sole.
Un Consorzio tutto per ‘lei’
Il Consorzio di Tutela Igp, nato nel 2010 ,riunisce 12 produttori (il 50% di quelli di tutta la zona) e insieme alla volontà di ampliare i propri orizzonti di produzione mira a promuovere un consumo consapevole, grazie alla distribuzione della carota novella in tutta Italia e all’estero. “Noi raccogliamo quando gli altri seminano” - afferma Carmelo Calabrese, Presidente del Consorzio -  “il nostro punto di forza è il ciclo produttivo: seminiamo in autunno per raccogliere in primavera.” Ecco perché la carota novella di Ispica non è solo argomento di salute e bontà ma anche di guadagno e competitività. Partecipa, infatti, a FruitLogistica a Berlino, la fiera internazionale più importante dedicata ai prodotti ortofrutticoli.
Mangiatela cruda!
Umile ma saporita, semplice ma ricca. La carota novella di Ispica, miniera di minerali (ferro, calcio, magnesio, rame, zinco) e vitamine (B, PP, D, E, C), esprime il meglio di sé se consumata cruda, in purezza oppure declinata in succhi, centrifughe o estratti. La crudità lascia intatte le sue virtù: dolcezza, profumo e croccantezza si sublimano al palato sprigionando nell’esperienza gustativa tutta la generosità della Sicilia.
Oltre al piacere, la salute. L’elevato contenuto di vitamine e minerali aumenta le difese dell’organismo, la capacità di sfidare malattie infettive, le affezioni polmonarie e gastro-duodenali e le dermatosi. Per la gioia delle signore (ma non solo), la carota novella di Ispica previene l’invecchiamento grazie all’azione antiossidante contro i radicali liberi. Inoltre, è compatibile con l’alimentazione dei diabetici per via del basso carico glicemico e perché l’alto livello di carotenoidi nel sangue esplicherebbe un effetto protettivo verso il metabolismo glucidico, regolando anche i livelli di colesterolo. Infine, l’alto contenuto di falcarinolo rende la carota un’arma antitumorale, con un’accortezza: questo composto anti-cancro si conserva al meglio se le carote eventualmente cotte vengono lasciate intere e non tagliate a pezzi.
Per chi invece non ha problemi di salute e si sente libero d’essere goloso, la carota novella di Ispica si propone in infinite declinazioni gustose: dalla confettura al cioccolato, dai biscotti alla crema liquorosa. Anche se il massimo del piacere, quello che mette tutti d’accordo, viene sempre dalla semplicità: una croccante carota novella di Ispica appena colta tuffata in un profumato olio extravergine di Sicilia. 
Ed è la quintessenza della felicità. 

venerdì 10 gennaio 2014

Pazza idea




Tutti abbiamo bisogno d'una valvola di sfogo.
Poco importa se resta pura fantasia, 
se è un pensiero segreto che poi non si concreta. 
Ciò che conta è che sia una pazza idea.
Un’idea che accende 
il desiderio, 
la speranza, 
la follia, 
con l’illusione che questa stessa identica pazzia 
stia nascendo nel medesimo istante 
anche nel cuore di un’altra mente. 
Lontana, che importa, tanto sente!
Allora sì che questa valvola di sfogo 
diventa una follia,
anzi ... 
una folle, folle, folle idea!
(mai stata così sana, non è una malattia)