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venerdì 15 febbraio 2013
lunedì 11 febbraio 2013
"Si fa presto a dire Uva"
Bayer CropScience In
scena alla Fruit Logistica Di Berlino
“SI FA PRESTO A DIRE UVA”
Fruit Logistica, la fiera leader nel settore della
frutta e della verdura, si è svolta dal 6 all’8 febbraio a Berlino. Nel suo ventesimo anno di vita, l’evento ha
confermato il proprio successo: oltre 56.000 visitatori e circa 2.500
espositori provenienti da 83 Paesi hanno celebrato l’apoteosi del commercio
ortofrutticolo internazionale. Dalla semina al raccolto, dal trasporto all’imballaggio, fino alla vendita
e al consumo, i prodotti della terra sono stati i veri protagonisti del salone
e hanno sfilato tra i padiglioni degli stand mostrando con orgoglio ai
visitatori ogni fase della filiera. Un ampio programma di eventi, seminari,
workshop e spettacoli hanno mescolato la Cultura alla Coltura, la tradizione
all’innovazione, il sapere al sapore, offrendo una ‘tre giorni’ coinvolgente e
stimolante sia per gli operatori strettamente legati al settore, sia per i
tanti curiosi e appassionati del mondo agroalimentare.
Presentato il progetto “Magis” uva da tavola.
All’evento non
poteva mancare Bayer CropScience che con la sua presenza ha arricchito il
panorama ortofrutticolo grazie ad un’iniziativa particolarmente interessante,
tutta made in Italy. Si tratta del progetto Magis Uva da tavola. Magis, dal latino “di più”, o “sempre meglio”, evoca la natura e lo scopo del
progetto: continuare a identificare, creare e diffondere l’innovazione
necessaria per migliorare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica
della produzione di uva da tavola in Italia. Magis uva da tavola è
gestito da un Comitato tecnico-scientifico presieduto dal professor Franco
Faretra dell’Università degli Studi di Bari. L’intero team rappresenta
l’avanguardia nella ricerca e nella gestione della sostenibilità della
produzione di uva da tavola. Il progetto che nel 2012 ha coinvolto inizialmente
undici aziende in Puglia e in Sicilia, rappresenta oggi la risposta univoca a
molteplici richieste: ai mercati offre una produzione adeguata a standard di
sicurezza sempre più rigorosi; ai consumatori, uva di alta qualità; al
territorio, una sempre maggiore sostenibilità ambientale; ai produttori, una
sicura sostenibilità economica e di conseguenza sociale per tutte le comunità
locali. Per la prima volta, agricoltori, comunicatori scientifici e industria
collaborano per migliorare e garantire la sostenibilità e la sicurezza dell’uva
italiana nel modo più concreto, efficace e trasparente.
“Si fa presto a dire uva”
Nell’ambito della grande rassegna berlinese è
stato presentato anche “Si fa presto a dire uva”, un cortometraggio realizzato
da Bayer CropScience con il patrocinio della Regione Puglia. Ideato
coerentemente alla logica dei libri di “Coltura & Cultura”, il video vuole
far conoscere attraverso l’attrattiva delle immagini come e dove viene prodotta
l’uva da tavola migliore del mondo. Ormai i consumatori conoscono sempre meno la campagna. Molti non hanno mai
respirato i luoghi in cui nascono i frutti che consumano e tanto meno sanno
come e da chi vengono prodotti. E questo è tanto più vero per l’uva da tavola,
che nasce in territori fortemente vocati e specializzati, come la Puglia e la
Sicilia, per esser poi esportata in tutto il mondo. Nell’immaginario collettivo
questa lontananza tra chi produce e chi consuma può alimentare indifferenza o,
peggio, diffidenza.
Questo video racconta piacevolmente la quotidianità della realtà agreste
pugliese, attraverso il confronto fra un agronomo competente (Duccio Caccioni)
e una donna curiosa di sapere (Giorgia Senesi). Una passeggiata all’ombra delle
vigne che invita gli spettatori a capire e assaporare insieme tutto il fascino
di questa terra e dei suoi preziosi frutti. Perché si fa presto a dire uva,
appunto, ma in realtà dietro questo miracolo generoso della natura sta il
lavoro paziente e appassionato dell’uomo. Attenzione, cura, conoscenze,
sacrifici e tenacia intrecciano quotidianamente tradizione e innovazione per
portare sulle nostre tavole un’uva di grande qualità, ottenuta attraverso
un’alleanza trasparente tra uomo e ambiente. Per mantenere e incentivare questo
primato, la produzione di uva italiana deve essere orientata al miglioramento
continuo ed è questo l’obiettivo di Magis Uva da tavola. Il video ha attratto
un vasto pubblico meritandosi sentiti applausi. La partecipazione degli autori,
Giovanni Carrada e Duccio Caccioni, insieme agli interventi di Paola Sidoti responsabile
della comunicazione di Bayer CropScience, Dario Stefano Regione Puglia
assessorato risorse agricole, Giacomo Suglia presidente Apeo, Paolo Bruni
presidente Cso, Marco Salvi, presidente Fruitimprese, hanno reso ancora più penetrante il messaggio.
Gli spettatori hanno avuto così il piacere di gustare un’uva dolce e croccante,
insieme alla consapevolezza del valore inimitabile che questo frutto
rappresenta in Italia e nel mondo.
Dal salone di Fruit Logistica alla sala del
Bundestag.
Il Parlamento Federale Tedesco ha ospitato i protagonisti del progetto
Magis Vino, riuniti nella sala di vetro del ristorante Käfer, il famoso Giardino d’Inverno. La locazione particolarmente suggestiva è
altresì benaugurante: un centro di potere costruito sulla solennità del passato
che svetta lieve e trasparente verso il futuro.
Per l’occasione hanno tenuto alcune stimolanti relazioni gli esperti del segmento ortofrutta
di Bayer CropScience; Manuela Casaleggi, responsabile del progetto Magis;
Franco Faretra, professore dell'Università di Bari e coordinatore del CTS di
Magis; Vitale Nuzzo, professore Università della Basilicata; Rosario Di
Lorenzo, professore Università di Palermo; Giuseppe La Macchia, dell’agenzia
per il commercio estero Ice di Roma.
“Insieme” è la parola che anima il progetto, simbolicamente rappresentata
dalla compresenza di persone non necessariamente vicine per appartenenza
geografica ma unite sia nell’orgoglio italiano, sia nei propositi di questo
cammino culturale, economico e sociale della nostra uva da tavola.
“Comunicazione” è l’altra parola d’ordine che Bayer CropScience da sempre
promuove, sorretta da un’informazione puntuale e trasparente, il vero collante
strategico per la realizzazione di ogni progetto. Come ha ben detto Giovanni
Carrada, rivolgendosi a tutti i presenti e in particolare ai numerosi
produttori pugliesi e siciliani, “non
abbiate paura di dire al mondo quello che fate!”
Con quest’augurio Bayer CropScience ha brindato al successo di Magis Vino,
conferma del valore italiano nel mondo ed esempio da seguire per un futuro di
qualità.
sabato 2 febbraio 2013
Assaggiati per voi
Pochi Paesi al mondo sposano il piacere alla
sapienza, la tradizione all’innovazione. L’Italia è da sempre regina di questo
virtuoso matrimonio e lo dimostra in tutti i settori, a partire dalla cucina.
Ogni regione rappresenta un universo a sé: colori, sapori e profumi si
mescolano tra loro in maniera talentuosa e l’opera d’arte della natura si
completa nell’opera d’arte dell’uomo. Avventurarsi tra le fragranze del
Mediterraneo, in particolare, non è solo un piacere per il corpo ma anche per
la mente che attraverso i sensi ripercorre una ricchezza culturale secolare.
Lungo i crinali che da Strongoli, in provincia
di Crotone, digradano verso l’azzurro Mar Ionio, pare di scorgere l’ombra di
Ulisse stregato non più dalle chiome della bella Calipso ma dai profumi di vite
e di ulivo dell’Azienda Agricola Ceraudo. E’ in questa terra, l’antica Petelia,
che la famiglia Ceraudo nel 1973 ha acquistato la tenuta appartenuta ai
Principi Campitello e Pignatello e in seguito ai Baroni Giunti, avviando la
coltivazione di ulivi secolari e pregiati vigneti. Oggi l’Azienda copre 60 ettari coltivati nel
totale rispetto dell’ambiente e in armonia con il microclima del territorio. La
produzione di vino si aggira attorno alle 70.000 bottiglie, tra rosso, bianco e rosato,
con la denominazione I.G.T che premia una qualità sincera e inconfondibile. La
produzione dell’olio conta
invece circa 30.000 bottiglie, un tesoro di grande valore artigianale perché le
olive vengono raccolte e subito lavorate con la tecnica della spremitura a
freddo in ciclo continuo. Il segreto del successo dell’Azienda non è racchiuso
solo nel valore della terra ma anche nella complicità di una famiglia che si
tramanda esperienza, tenacia e passione. "Ho iniziato
da solo rincorrendo un sogno – afferma
con orgoglio papà Ceraudo - oggi i miei figli mi accompagnano nella
conduzione dell'azienda. Ognuno ha un ruolo diverso, ma tutti lo stesso
obiettivo: continuare!"
Scendendo dalla penisola verso la
Sicilia, ecco che si dipana un altro straordinario panorama di sapori e profumi
ricomposti in opere d’arte dal talento dell’uomo. Lungo le pendici che
scivolano verso il mare di Selinunte in provincia di Trapani, sorge l'azienda
agricola Case di Latomie. La
famiglia Centonze, proprietaria
della tenuta dal 1953, ha riservato alla coltivazione dell'ulivo un ruolo
privilegiato basato sull'agricoltura biologica. L'azienda è incastonata
all'interno di un'area di grande interesse storico e paesaggistico e si estende
su di una superficie di circa 35 ettari.
Un suggestivo scenario di ulivi secolari e lussureggianti agrumeti si
adagia tra le millenarie "latomie" in un dedalo di tipiche stradelle
di campagna dove i profumi della terra anticipano i sapori al palato. La
particolare natura del microclima e l'amore nel coltivare le piante fanno
dell'olio Centonze un vero e proprio gioiello. La qualità certificata è frutto
di un impegno quotidiano alimentato da una costante vigilanza sull'intero ciclo
produttivo. Le caratteristiche organolettiche tipiche dell'olio Centonze sono
il colore verde intenso, il profumo di fruttato di succo d’olive spremute e una
composizione aromatica molto ricca e complessa. Il tono erbaceo, con i sentori
di pomodoro e carciofo, sprigiona la pienezza dell’estate mitigata dalla brezza
marina in una alternanza di sfumature che solo questa terra sa offrire.
Numerosi sono i riconoscimenti ricevuti dall’olio Centonze che si offre al
pubblico anche in confezioni particolarmente raffinate, per il compiacimento di
tutti i sensi.
Restando in Sicilia, tra Trapani e Marsala
s’incontra un’altra azienda che fa della propria terra un tesoro. Appartiene
alla famiglia Titone, che sfruttando le proprie tradizioni farmaceutiche
ha coltivato sempre grande attenzione al benessere dell’uomo, investendo
questa passione nell’agricoltura e nell’olivicoltura.
L’azienda, fondata nel 1936 da Nicolò Titone, s’adagia in un lembo
di terra particolarmente vocato all’agricoltura. Un tempo vi si
coltivavano anche vino, cereali e miele, mentre oggi l’attività si concentra
sull’olio extra vergine biologico. Su una superficie totale di 19 ettari,
sfilano oltre 5000 piante di Nocellara
del Belice, Cerasuola,
Biancolilla, uno spettacolo
innanzitutto da ammirare in liturgica contemplazione. Oltre ad essere motivo
d’orgoglio di casa nostra, l’Azienda rappresenta anche un business
internazionale. L'olio Titone Dop Valli Trapanesi ha partecipato, infatti, al Crave Sydney International Food Festival, lo
scorso ottobre, portando in Australia il valore inequivocabile della poesia
olearia siciliana.
Ma la Sicilia non è solo terra di ulivi. Nella
piana di Licata in provincia di Agrigento si estende la Tenuta dei Baroni La Lumia con una superficie di 150 ettari
coltivati a vigneto in un microclima unico per luminosità, distanza dal mare ed
escursione termica.
Qui la vite, per scelta dell’azienda, include solo vitigni
autoctoni tra i migliori di Sicilia:
Nero d’Avola, Inzolia, Nerello Mascalese
e Frappato dai quali ottiene vini eccezionali per intensità di aromi e di
gusto.
Il casale arabeggiante risale alla fine del ‘700 e costituisce una
delle proprietà vinicole più affascinanti dell’Isola.
La meticolosità del Barone La Lumia garantisce la produzione di
uve di alta qualità, intervenendo sul terreno in maniera morbida e rispettosa, perché se la terra è
generosa con l’uomo, l’uomo lo deve essere con lei.
Un rispetto che si sposa
con la sapienza, perché la produzione di vini elevati in barrique comporta
anche impegno.
La filosofia dell’azienda si basa sull’eleganza del gusto che deriva
da un felice matrimonio tra le doghe di allier e la struttura del vino. “Produrre vino è come dipingere –
sostiene il Barone - bisogna avere la
giusta tavolozza dei colori. Il dosaggio della barrique deve essere come il
colpo di pennello sulla tela, morbido e delicato.”
Nascono così, come
dalla mano di un artista, i vini della Tenuta La Lumia che, oltre alla
produzione tradizionale, ha resuscitato alcuni sistemi di vinificazione del
quinto secolo a.C.
Il risultato è imbottigliato nella linea dei Grecischi:
Nikao, Halykàs e Limpiadostre vini assolutamente straordinari per struttura e
aromi, che sprigionano, oltre ai caratteri del territorio, cinquemila anni di
storia.
Dalle uve alle arance, sempre restando in terra
di Sicilia. “Quella per le arance è
una delle vere, grandi passioni della mia vita – afferma Paolo Ganduscio,
proprietario dell’Azienda Agrumicola di Ribera, in provincia di Agrigento - Amo i momenti passati in mezzo alle mie
piante, a godermi il profumo delle zagare e lo spettacolo dei rami pieni di
frutti.” E infatti le sue arance sono di ottima qualità, frutto non solo di
un clima perfetto ma anche di tanto amore. L'azienda occupa dieci ettari di
agrumeti e le arance, belle come il sole di Sicilia, sono delle qualità
Washington Navel e Vaniglia. La prima, originaria del Brasile, è forse più
conosciuta per la sua rotonda dolcezza ma la vera chicca dell’azienda è
l'Arancia Vaniglia. La sua caratteristica è la totale assenza di acidità, oltre
che di semi, virtù che la rende desiderabile anche da chi accusa sensibilità
gastrica. Questo rende le arance Ganduscio un ingrediente ideale anche per
giocare di fantasia in una miriade di ricette gastronomiche, dalla carne al
pesce, dagli antipasti ai dessert. Ma basta tagliarle a metà e respirarne il
profumo per capire quanto benessere sia racchiuso in quel concentrato di sole.
Un viaggio ideale tra i sapori
mediterranei non poteva terminare se non nel mare. Quel mare che separa e
unisce la Sicilia all’Africa. Siamo a Lampedusa, dove negli anni '20 il signor
Gaetano Famularo fondava uno
stabilimento per la lavorazione artigianale del pesce. Nel 1981, il figlio
Pasqualino ha ereditato l'attività proseguendo con altrettanta passione l’arte
del padre, diversificando sempre più la produzione dei prodotti conservati in
maniera rigorosamente naturale. Nelle mani di Pasqualino
Famularo e della sua squadra di artisti conservieri, il pesce non muore,
rinasce. Acciughe, tonni, sgombri e le altre creature che questo generoso mare
offre, recuperano un nobile destino che li riscatta dal sacrificio della pesca:
quello di dare piacere e salute a noi esseri umani.
Molte trasmissioni televisive e altrettanti
giornali elogiano le virtù dei prodotti Famularo. Tuttavia, dopo avere
personalmente assaggiato queste delizie, so che le parole non saranno mai
sufficienti, per questo mi sento di dare a tutti un semplice consiglio: provare
per credere!
venerdì 1 febbraio 2013
mercoledì 30 gennaio 2013
L'eternità in un'ora
Jung, alla bellezza di 83 anni, scrisse:
"L'uomo entra in analisi per poter morire. Io ho fatto analisi
fino alla fine, con la fine in mente: per accompagnare l'uomo a morire."
Non intendeva morte in senso letterale, ovviamente. Intendeva dire che morire dal proprio carcere egoico e abbandonare l'angusto rifugio dell'Io è l'unico modo per rinascere in senso cosmogonico e ascendere all'autenticità del Cosmo.
Svuotarsi di sè significa scoprire quel sentimento
oceanico che non è solo prerogativa dei mistici, dei folli, degli innamorati e
dei fanciulli. E’ la sofferta conquista di un sentimento in cui l'attimo e l'eterno si congiungono
sbeffeggiando il tempo e lo spazio, perché solo in questa dimensione che va oltre la realtà presente possiamo sentirci parte del Tutto. Un Tutto che sta contemporaneamente fuori e dentro di noi.
Come ha poeticamente espresso Blake, attingendo allo stesso pozzo sentimentale di Jung, vivere imparando a morire significa:
“Vedere il Mondo in un grano di sabbia.
e il cielo in un fiore selvatico,
l’infinità nel palmo di
una mano
e l’eternità in un’ora.”
martedì 29 gennaio 2013
Caleidoscopio
Da bambina amavo guardare dentro il caleidoscopio. Immagino che se avessi uno, anche oggi amerei farlo.
Allora non sapevo che la parola "caleidoscopio" significasse "guardare dentro ciò che è bello". In effetti, a pensarci bene, cos'è che affascina nell'infilare lo sguardo dentro un tubo di cartone che inganna la mente con schegge di plastica e geometrie colorate?
La bellezza!
Lì dentro l'immaginazione sperimenta una magia surreale, una realtà che sostituisce la realtà, così bella che per lunghi istanti l'occhio si compiace ipnotizzato da un universo di forme minuscolo e contemporaneamente immenso dove tutto pare possibile.
Lo sguardo così concentrato sulla danza di quei frammenti multiformi e multicolori segue e si perde in un continuo farsi e disfarsi armonico eppure imprevedibile. Con un lieve tocco della mano, ecco che si produce un suono fragrante come la pioggia che cade sulla schiuma del mare. Ed ecco che quell'universo colorato cambia, ruota, sovverte regole e confini, non solo quelli contenuti nel tubo di cartone ma quelli dentro la scatola della nostra mente. Sembra di essere risucchiati in un movimento ineluttabile e infinito e ad ogni circonvoluzione pare di sentire il riposo dello sguardo assorbito nel puro piacere contemplativo. Quasi a chiedere di lasciarsi assorbire per sempre da un cosmo redento fatto solo di forme e del colori. L'essenza della bellezza.
Oggi penso che guardare dentro il caleidoscopio sia un po' come guardare dentro la propria anima. In fondo, la bellezza sta anche nella sorpresa d'imparare a guardare nel profondo, di stupirsi delle cose semplici, spiate attraverso un forellino scavato nel tempo.
Da bambina amavo guardare dentro il caleidoscopio.
Oggi amo guardare dentro la mia anima.
domenica 27 gennaio 2013
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