martedì 23 aprile 2013

Socialing



AL VIA IL PRIMO EUROPEAN SOCIALING FORUM
Nasce il “Socialing”, un nuovo modello di sviluppo economico e culturale proposto per dare una risposta concreta ecosostenibile ai cambiamenti in atto nella nostra società.
Il 15 maggio, al Palazzo delle Stelline di Milano, saranno chiamati alcuni tra i più autorevoli esponenti del mondo accademico, imprenditoriale e istituzionale, per celebrare una giornata di riflessione e confronto sul tema del “socialing”. Ideatore e coordinatore del progetto è Andrea Farinet, Docente di Marketing Relazionale e Psicologia del Consumo all’Università Cattaneo di Castellanza (LIUC). Forte di una squadra di appassionati collaboratori esperti dei meccanismi economici, sociologici e culturali della nostra società, il progetto s’affaccia all’Expo 2015 con l’intento di offrire a organizzazioni e imprese nuovi approcci etici di produzione e distribuzione, a partire dall’agricoltura ma non solo, per rivolgersi al cliente in maniera sempre più attenta e sensibile. “I tradizionali modelli capitalistici e le strategie di business devono essere profondamente ripensate alla luce di una visione nuova capace di creare consenso intorno a un modello di economia partecipativa”, spiega il Professor Farinet. L’intento è mettere al centro delle priorità di mercato le reali esigenze delle persone per ristabilire il primato della dimensione umana e del benessere rispetto al puro valore economico e dell’avere. Risulta imprescindibile in questo ambizioso e necessario cammino fare un umile atto: spostare l’attenzione dai propri egotismi e tornare a nutrire profondo rispetto per la nostra Terra, Terra intesa come Pianeta e come Terra Coltivata da conoscere e tutelare.
Partendo da questi propositi, saranno varati tre strategici progetti che renderanno ancora più concreto il panorama culturale di Expo 2015: “Chilometro Verde”; “Dieci Filiere per salvare il mondo”; “Carta Universale dei Diritti Della Terra Coltivata”.
Tra gli illustri ospiti del Forum del 15 maggio parteciperà anche la nota ambientalista indiana Vandana Shiva, Presidente dell’International Forum on Globalization.
Info: www.socialing.org

mercoledì 17 aprile 2013

I quattro viaggiatori



Quando si parte per un viaggio, sono almeno quattro le parti di Sé che si spostano. E spesso, ognuna si muove con un mezzo, con un ritmo e persino verso una meta diversa.
La prima è il corpo e il suo mezzo di trasporto preferito è l’aereo, perché ha fretta d’arrivare laddove deve e auspicabilmente vuole.
La seconda è la mente e il suo mezzo ideale è il treno, perché l’incedere costante e cadenzato dinanzi allo scorrere del paesaggio induce alla lenta riflessione.
La terza è il cuore e il suo mezzo prediletto è la barca a vela, perché è agile e leggera, capace di sfidare i venti a costo di naufragare negli abissi, ineluttabilmente fluttuante proprio come i sentimenti.
Infine, la quarta è l’anima e il suo mezzo di trasporto è indifferente, perché lei si muove serendipicamente in uno spazio e in un tempo senza regole né confini. Forse, i viaggi più lunghi e avventurosi che affronta sono quelli in cui Lei resta. Magari, alla perpetua ricerca di Sé, nostalgicamente ancorata al caldo letto su cui, prima o poi, anche il corpo, la mente e il cuore finalmente si ricongiungeranno.

mercoledì 10 aprile 2013

Simenon Simenon: SIMENON APPRENDISTA PSICHIATRA?

Simenon Simenon: SIMENON APPRENDISTA PSICHIATRA?: Ormai ne abbiamo parlato parecchie volte. L'interesse di Simenon per lo studio e gli studiosi della psiche umana, di quel subconscio ...

La cucina del Dottor Freud



Credevo di aver letto ormai tutto di Sigmund Freud. E invece no!
Ecco che per caso, sfogliando un libro recente di psicoanalisi, m’imbatto nella citazione di un titolo che manda letteralmente in subbuglio le mie papille mentali: “La cucina del Dottor Freud”. Una vecchia edizione di Raffaello Cortina, esattamente del 1985, che ancora riporta in quarta di copertina il prezzo in Lire, fantastico! Lo devo avere … lo ordino … è mio!
E’ stato merito di James Hillman il ritrovamento di questo golosissimo malloppo freudiano - titolo originario “Freud’s own Cookbook” - completamente dedicato a ricette di cucina raccolte a tema e piluccate qua e là durante i viaggi, gli inviti ma anche le sedute analitiche del Dottore che, evidentemente, oltre ai sogni annotava i menù dei suoi pazienti. Ricette raccontate con dovizia di dettagli e soprattutto introdotte e chiosate da aneddoti divertenti, spesso pungenti o piccanti, nello stile impeccabile dello “scrittore” Freud.
E’ inevitabile, infatti, in queste pagine l’intreccio tra il piacere del sesso e il piacere del cibo – di cui la bocca è la sublime sintesi - raccontato con un’ironia e un’autoironia talmente raffinate da trasformare il vecchio e severo padre della Psicoanalisi in un amabile e intrigante intrattenitore, con cui magari sperimentare in intimità qualche seducente ricetta!
Del resto, questo era lo scopo di Freud quando in tarda età scrisse questo manoscritto, il quale “ … vuole essere un contributo al principio del piacere nella vita quotidiana. Sembra già quasi un secolo da quando la psicopatologia venne esplorata e analizzata. E adesso basta! Alla mia età chi vuole ancora sentir parlare di seccature? Di problemi ne ho avuti fin troppi. Pensare invece a un buon piatto, al menù di domani, alla possibilità di appagare ancora un desiderio, questa è la fonte e la soddisfazione di una lunga vita ben vissuta.

… To be continued …

lunedì 8 aprile 2013

Il pollo di Newton



La cena era in tavola da tempo ormai ma Isaac Newton, immerso nei suoi studi, non si era ancora mostrato in sala da pranzo. L’amico William Stuckeley era sempre più impaziente e affamato. Alla fine sollevò il coperchio dal piatto scoprendo un pollo. Se lo mangiò tutto, poi furtivamente rimise a posto il coperchio. Alla fine Newton arrivò, salutò l’amico e si mise a tavola. Sollevò il coperchio e vide che sul piatto erano rimaste le ossa. Serafico, commentò: “Come siamo distratti noi filosofi. Ero proprio convinto di non aver ancora mangiato!”
Questo gustoso aneddoto riportato da Massimiano Bucchi nel suo libro “Il pollo di Newton,” edito da Guanda, esprime la concezione che la figura dello scienziato ha alimentato per molto tempo nell’immaginario collettivo. Quella, cioè, di un corpo essenzialmente ascetico e di una mente tanto sublimata nel ragionamento astratto da dimenticarsi completamente di dettagli materiali, come il cibo appunto. Eh, sì, perché perdere tempo a mangiare quando c’è così tanto cui pensare?
Tuttavia, paradossalmente questo episodio rivela anche quanto sia stretta la relazione tra scienza e cucina: pur considerandola indegna di un filosofo, la cucina - ovvero il piacere del cibo - è ritenuta responsabile delle sue distrazioni. Dunque, la sua importanza diventa logicamente incontestabile.
Di fatti, Massimiano Bucchi – docente di Scienza, tecnologia e società all’Università di Trento – dimostra che la scienza s’inserisce in cucina non tanto come incomprensibile fattucchiera dello straordinario, quanto come semplice manifestazione dell’esperienza quotidiana. Basterebbe osservare come la maionese riesce ad addensarsi oppure a impazzire per intuire che la riuscita o il fallimento della preparazione dipendono essenzialmente da questioni chimiche, molecolari, dunque scientifiche. 
Di conseguenza, se la scienza è sempre stata a fianco della cucina, il palato, insieme al naso, è sempre stato strumento conoscitivo per eccellenza, non meno sensibile e affidabile dell’armamentario sperimentale con cui la natura è abitualmente interrogata.
Attraverso una serie di aneddoti davvero gustosi – da Francis Bacon a Isaac Newton, da Benjamin Franklin a Louise Pasteur – Bucchi non solo svela le inattese modalità di intersezione che tuttora esistono tra scienza e cucina ma offre anche un’interpretazione dei rapporti tra scienza e società nel corso dei secoli. Infatti, allorché la scienza si afferma sul piano sociale come istituzione di rilevanza e autorevolezza, diviene anche un modello cui la cucina può ispirarsi (basti pensare all’attuale cucina molecolare). Dal canto suo, la cucina può essere considerata anche come un’opportunità di divulgazione seduttiva di contenuti scientifici altrimenti poco digeribili da tutti.
A proposito: sapete tutti, vero, perché la maionese impazzisce?

venerdì 29 marzo 2013

Le evoluzioni




Spesso, nel corso della vita, donne e uomini evolvono in maniera diversa.
Le donne cambiano, senza bisogno di cambiar uomo.
Gli uomini cambiano donna, senza riuscire a cambiar se stessi.

giovedì 28 marzo 2013

Verde brillante



Le piante sono intelligenti?
Certo che lo sono. 
Le piante sono creature dotate di straordinarie facoltà e profonda sensibilità, infinite virtù che nulla hanno da invidiare all’intelligenza animale e umana, se rapportate alla loro sfera vitale.
Un libro di Stefano Mancuso e Alessandra Viola appena pubblicato conferma secoli di riflessioni rimaste, tuttavia, pressoché misconosciute o sottovalutate riguardo la genialità del mondo vegetale. Il libro s’intitola “Verde brillante” è edito da Giunti e lo consiglio a chi come me intuisce la preziosità di creature apparentemente semplici, in realtà follemente complesse e, soprattutto, indispensabili alla nostra stessa vita.
Infatti, le piante potrebbero benissimo vivere senza di noi, com'è stato all'origine dalla vita sulla Terra, mentre noi esseri umani e animali senza di loro ci estingueremmo in breve tempo. Eppure persino nella nostra lingua, espressioni come “vegetare” o “essere un vegetale” alludono a condizioni di vita passive, tristi e mortificate.
Quando mai! “Vegetale a chi???” Ecco, se le piante potessero parlare, sarebbe forse questa la prima domanda che ci farebbero. Ma se le piante davvero potessero parlare, saremmo noi a dover umilmente interrogare loro e, di certo, il mondo sarebbe finalmente migliore!