mercoledì 17 aprile 2013

I quattro viaggiatori



Quando si parte per un viaggio, sono almeno quattro le parti di Sé che si spostano. E spesso, ognuna si muove con un mezzo, con un ritmo e persino verso una meta diversa.
La prima è il corpo e il suo mezzo di trasporto preferito è l’aereo, perché ha fretta d’arrivare laddove deve e auspicabilmente vuole.
La seconda è la mente e il suo mezzo ideale è il treno, perché l’incedere costante e cadenzato dinanzi allo scorrere del paesaggio induce alla lenta riflessione.
La terza è il cuore e il suo mezzo prediletto è la barca a vela, perché è agile e leggera, capace di sfidare i venti a costo di naufragare negli abissi, ineluttabilmente fluttuante proprio come i sentimenti.
Infine, la quarta è l’anima e il suo mezzo di trasporto è indifferente, perché lei si muove serendipicamente in uno spazio e in un tempo senza regole né confini. Forse, i viaggi più lunghi e avventurosi che affronta sono quelli in cui Lei resta. Magari, alla perpetua ricerca di Sé, nostalgicamente ancorata al caldo letto su cui, prima o poi, anche il corpo, la mente e il cuore finalmente si ricongiungeranno.

mercoledì 10 aprile 2013

Simenon Simenon: SIMENON APPRENDISTA PSICHIATRA?

Simenon Simenon: SIMENON APPRENDISTA PSICHIATRA?: Ormai ne abbiamo parlato parecchie volte. L'interesse di Simenon per lo studio e gli studiosi della psiche umana, di quel subconscio ...

La cucina del Dottor Freud



Credevo di aver letto ormai tutto di Sigmund Freud. E invece no!
Ecco che per caso, sfogliando un libro recente di psicoanalisi, m’imbatto nella citazione di un titolo che manda letteralmente in subbuglio le mie papille mentali: “La cucina del Dottor Freud”. Una vecchia edizione di Raffaello Cortina, esattamente del 1985, che ancora riporta in quarta di copertina il prezzo in Lire, fantastico! Lo devo avere … lo ordino … è mio!
E’ stato merito di James Hillman il ritrovamento di questo golosissimo malloppo freudiano - titolo originario “Freud’s own Cookbook” - completamente dedicato a ricette di cucina raccolte a tema e piluccate qua e là durante i viaggi, gli inviti ma anche le sedute analitiche del Dottore che, evidentemente, oltre ai sogni annotava i menù dei suoi pazienti. Ricette raccontate con dovizia di dettagli e soprattutto introdotte e chiosate da aneddoti divertenti, spesso pungenti o piccanti, nello stile impeccabile dello “scrittore” Freud.
E’ inevitabile, infatti, in queste pagine l’intreccio tra il piacere del sesso e il piacere del cibo – di cui la bocca è la sublime sintesi - raccontato con un’ironia e un’autoironia talmente raffinate da trasformare il vecchio e severo padre della Psicoanalisi in un amabile e intrigante intrattenitore, con cui magari sperimentare in intimità qualche seducente ricetta!
Del resto, questo era lo scopo di Freud quando in tarda età scrisse questo manoscritto, il quale “ … vuole essere un contributo al principio del piacere nella vita quotidiana. Sembra già quasi un secolo da quando la psicopatologia venne esplorata e analizzata. E adesso basta! Alla mia età chi vuole ancora sentir parlare di seccature? Di problemi ne ho avuti fin troppi. Pensare invece a un buon piatto, al menù di domani, alla possibilità di appagare ancora un desiderio, questa è la fonte e la soddisfazione di una lunga vita ben vissuta.

… To be continued …

lunedì 8 aprile 2013

Il pollo di Newton



La cena era in tavola da tempo ormai ma Isaac Newton, immerso nei suoi studi, non si era ancora mostrato in sala da pranzo. L’amico William Stuckeley era sempre più impaziente e affamato. Alla fine sollevò il coperchio dal piatto scoprendo un pollo. Se lo mangiò tutto, poi furtivamente rimise a posto il coperchio. Alla fine Newton arrivò, salutò l’amico e si mise a tavola. Sollevò il coperchio e vide che sul piatto erano rimaste le ossa. Serafico, commentò: “Come siamo distratti noi filosofi. Ero proprio convinto di non aver ancora mangiato!”
Questo gustoso aneddoto riportato da Massimiano Bucchi nel suo libro “Il pollo di Newton,” edito da Guanda, esprime la concezione che la figura dello scienziato ha alimentato per molto tempo nell’immaginario collettivo. Quella, cioè, di un corpo essenzialmente ascetico e di una mente tanto sublimata nel ragionamento astratto da dimenticarsi completamente di dettagli materiali, come il cibo appunto. Eh, sì, perché perdere tempo a mangiare quando c’è così tanto cui pensare?
Tuttavia, paradossalmente questo episodio rivela anche quanto sia stretta la relazione tra scienza e cucina: pur considerandola indegna di un filosofo, la cucina - ovvero il piacere del cibo - è ritenuta responsabile delle sue distrazioni. Dunque, la sua importanza diventa logicamente incontestabile.
Di fatti, Massimiano Bucchi – docente di Scienza, tecnologia e società all’Università di Trento – dimostra che la scienza s’inserisce in cucina non tanto come incomprensibile fattucchiera dello straordinario, quanto come semplice manifestazione dell’esperienza quotidiana. Basterebbe osservare come la maionese riesce ad addensarsi oppure a impazzire per intuire che la riuscita o il fallimento della preparazione dipendono essenzialmente da questioni chimiche, molecolari, dunque scientifiche. 
Di conseguenza, se la scienza è sempre stata a fianco della cucina, il palato, insieme al naso, è sempre stato strumento conoscitivo per eccellenza, non meno sensibile e affidabile dell’armamentario sperimentale con cui la natura è abitualmente interrogata.
Attraverso una serie di aneddoti davvero gustosi – da Francis Bacon a Isaac Newton, da Benjamin Franklin a Louise Pasteur – Bucchi non solo svela le inattese modalità di intersezione che tuttora esistono tra scienza e cucina ma offre anche un’interpretazione dei rapporti tra scienza e società nel corso dei secoli. Infatti, allorché la scienza si afferma sul piano sociale come istituzione di rilevanza e autorevolezza, diviene anche un modello cui la cucina può ispirarsi (basti pensare all’attuale cucina molecolare). Dal canto suo, la cucina può essere considerata anche come un’opportunità di divulgazione seduttiva di contenuti scientifici altrimenti poco digeribili da tutti.
A proposito: sapete tutti, vero, perché la maionese impazzisce?

venerdì 29 marzo 2013

Le evoluzioni




Spesso, nel corso della vita, donne e uomini evolvono in maniera diversa.
Le donne cambiano, senza bisogno di cambiar uomo.
Gli uomini cambiano donna, senza riuscire a cambiar se stessi.

giovedì 28 marzo 2013

Verde brillante



Le piante sono intelligenti?
Certo che lo sono. 
Le piante sono creature dotate di straordinarie facoltà e profonda sensibilità, infinite virtù che nulla hanno da invidiare all’intelligenza animale e umana, se rapportate alla loro sfera vitale.
Un libro di Stefano Mancuso e Alessandra Viola appena pubblicato conferma secoli di riflessioni rimaste, tuttavia, pressoché misconosciute o sottovalutate riguardo la genialità del mondo vegetale. Il libro s’intitola “Verde brillante” è edito da Giunti e lo consiglio a chi come me intuisce la preziosità di creature apparentemente semplici, in realtà follemente complesse e, soprattutto, indispensabili alla nostra stessa vita.
Infatti, le piante potrebbero benissimo vivere senza di noi, com'è stato all'origine dalla vita sulla Terra, mentre noi esseri umani e animali senza di loro ci estingueremmo in breve tempo. Eppure persino nella nostra lingua, espressioni come “vegetare” o “essere un vegetale” alludono a condizioni di vita passive, tristi e mortificate.
Quando mai! “Vegetale a chi???” Ecco, se le piante potessero parlare, sarebbe forse questa la prima domanda che ci farebbero. Ma se le piante davvero potessero parlare, saremmo noi a dover umilmente interrogare loro e, di certo, il mondo sarebbe finalmente migliore!

domenica 24 marzo 2013

Ciclicità



Studiare il passato
spesso aiuta a capire il presente
mai a garantire il futuro.
E’ questa
l’inconsapevole ciclicità dell’Essere.